{"id":302,"date":"2025-12-05T10:10:25","date_gmt":"2025-12-05T09:10:25","guid":{"rendered":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/?page_id=302"},"modified":"2025-12-05T10:10:25","modified_gmt":"2025-12-05T09:10:25","slug":"libro-86-i-dignitari-muovono-le-carte","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/libro-86-i-dignitari-muovono-le-carte\/","title":{"rendered":"LIBRO 86 &#8211; I dignitari muovono le carte"},"content":{"rendered":"<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><b>LIBRO 86<\/b><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><b>I dignitari muovono le carte <\/b><\/p>\n<p class=\"p4\" style=\"text-align: justify;\">E nel mezzo del sogno trov\u00f2 acqua, la bevve, scese per sorprendere gli spiriti della notte, incontrarli quando parlavano, mentre gi\u00e0 si perdevano nel cielo misto, che odiano gli uccelli e il loro canto.<\/p>\n<p class=\"p4\" style=\"text-align: justify;\"><b>Nessuno pu\u00f2 osare cantare nel mio regno<\/b>, pizzicare corde di chitarra, battere tamburi, prima che il re gestisca le sue carte. Giallo percorso del cielo, non infliggermi pene premature; il giorno si divide a chi appartiene, e a chi appartiene canta, quel confine diviso dov\u2019\u00e8 il canto che si alza \u2013 Ero felice di quel vento che si sveglia, come al cielo il sole, avvolge vesti intorno alla nudit\u00e0 che si rialza pura, destrorsa. Veste, dove s\u2019appoggia? \u2013 A una parola, a un sussurro riappaiano personaggi che non amo \u2013 L\u2019ombra cade nella risaia e si perde \u2013 Come descrivere la bellezza di chi ami: non appare nulla a loro \u2013 Qui procedendo, che la vita si spenga \u2013 Mostrando quanto pu\u00f2 la vita essere amata, eppure la depongono \u2013 Eppure le stelle di animali sono perse \u2013 Le ninfe ardenti si spogliano alla luce \u2013 Il mattino si china sulle cose, ne d\u00e0 ombre. Alcune nette, alcune senza pace, alcune morbide come un vestito. Congiungo due cose in una colla mia luna dove sono i venti che reclinano<\/p>\n<p class=\"p5\" style=\"text-align: justify;\">all\u2019est \u2013 Dov\u2019\u00e8 la luna che splendeva e che tramonta? Lo sgretolarsi del cemento? Ai principi la vita si consuma, non in una, nelle dinastie. E giocando nel mare, l\u00e0 accoppiando e ridendo le genealogie si ristabiliscono agli anni, gli esseri si avvicinano nel mare \u2013 Fuori dalla superficie sguscia in un tuffo, rarefatta, ridotta, genealogia del mare. Qui rimase ad osservare. Era pi\u00f9 piatto dove \/ e pi\u00f9 liscio e luminoso, lamina che distingue, e appoggia su questo mondo un\u2019ombra di luce sconosciuta la mattina. Come erano le stelle, trascinato nel liquido abisso dal pensiero. Non amo le righe, i limiti, i confini, qui li cancello nella foschia che svapora ed al sole attiene. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 saldo viaggio, non pi\u00f9 fermo viaggio, che nel liquido immenso; non pi\u00f9 grande erotismo che accoppiarsi al vasto spazio. Latte in cielo sparge e gode i seni della madre \u2013 Il sole che t\u2019abbraccia e che ti monda, il cielo che contiene come un uovo, sono pronte alle generazioni, come amore, che pi\u00f9 in l\u00e0 ti attrae e pi\u00f9 vicino; come sciame di api che riviene e non ha bordi, ma al centro ha la regina; l\u2019amore che si staglia e che si stende \u2013 Amore resta sparso per le cose. Quello che gi\u00e0 vede e quello che non vede. Dammi il pallido tuo cuore sconosciuto, che sta al di l\u00e0, che vive per le stelle. Sparso, pulsanti di pianeti, luoghi supremi.<\/p>\n<p class=\"p5\" style=\"text-align: justify;\">Questa volta s\u2019abbranca come un corvo, prepara seguito di vita, minuziosamente; consegnami altro mandato, che non sia solo guardare dall\u2019alone laggi\u00f9 fermo e striato &#8211; \u00c8 stanco del mio stare. Sai cos\u2019\u00e8 questo, e questo: sono forme viventi, anzi momenti, anzi poche e disperse, eppur minori, che possono prodursi intatte, ad una ad una ancora, innamorarsi \u2013 Ora attendono il giudizio, il nostro giudizio, il verdetto del popolo adirato sull\u2019utilit\u00e0. Senza un giudice che conosca la storia e le mansioni, un dignitario che abbia l\u2019affetto per la nazione. A loro non piace la minuziosa diversit\u00e0, perch\u00e9 li offende. E i canti stanno stretti nei boschi e i suoni intimiditi dei grilli e il sole si fa fosco, ambrato. A loro piace che si urli sfacelo. Ma nessun silenzio l\u00e0 si provi; come nella cascata arrogante mille voci. Acute e gravi e imprigionate \u2013 Le mille voci sostituiscono gli insetti ronzanti, l\u2019acqua delle risaie ferme \u2013 Non pu\u00f2 decidere, se sull\u2019altro, perch\u00e9 \u00e8 altro, cos\u00ec l\u2019unico criterio \u00e8 che sia uguale a una densa moda \u2013 E se lontano, solo, sospeso, i cani avvertono, solo alla campagna, solo allo sbando. Questo gioco \u00e8 mortale, il re non lo dirige. Il re guarda il chiarore giallo, quando germina a filo della terra \u2013 Il re conosce i silenzi, il re attende l\u2019animale nel silenzio \u2013 Non entra nella festa, nella citt\u00e0 vociante vedi questo: \u00e8 scomparso, con un libro che lo sfoglia, in caselle stanno fotografie a catalogo \u2013 Riporta la sola forma che comunemente vede \u2013 Grande, insistente, \u00e8 quell\u2019uccello dell\u2019allarme pigolante. Non li vedi, in tutta la metamorfosi, nella rigenerazione, nell\u2019amore \u2013 Tutto si \u00e8 ormai disfatto, il dolce amore che conduceva gigli profumati \u2013 Organizza cos\u00ec di sopravvivere come un vecchio, che non sapr\u00e0 di quanto. Insisti tu, torre e campana, fischio e vessillo, tromba di paggio a controllare il terreno, e lo \/ estendi \u2013 Sono ora di sabbia i campi che coltivi \u2013 Giudizi e graduatorie; perch\u00e9 mi vendi? Mi vendi sul mercato del bestiame insieme all\u2019asino che governo. Mi vendi come a me fosse vietato di comandarti, come se crescessi in un campo, erba marcia; fissato l\u00ec dove mi metti, l\u00ec rimango, costretto e irradicato. Hai ben fatto salumi alle grida del porco, hai ben ritratto cose che avevano del costo \u2013 Il principe gagliardo si incammina con il fluido del sangue tutto fiero, col passo mosso alla primavera come una goccia che, sbattuta, protende i suoi lobi, ma non divide (endecasillabo, ma non suona; in mezzo ad altro ritmo sembra piano). Allora quelli che sentenziano di colpe e di fastidi \u2013 Che le persone debbano rendere come le spighe livellate in un campo. Da qui, dall\u2019alto della torre, assumo sotto l\u2019ombra delle prime foglie, assumo per il fresco vento viaggiante, assumo per il cieco stormire; ma non so che messaggeri udite. Il fatto \u00e8 aperto, le tegole disposte per gli uccelletti nuovi \u2013 Cos\u00ec io mi sbilancio a vendicar per loro. Quanto vai lontano qui nel mare? Quanto alta ondeggia l\u00e0 quello maestro, a reinsegnare vengo la traccia del futuro se traccia del sentiero qui non vedo \u2013 Vado pi\u00f9 lontano, alle curve del fiume, vado dove si piega l\u2019acqua e si rigira, vado dove il falso \u00e8 finalmente vero, vado agli avi protetti dai tumuli di terra e le radici. Su che cosa si regge quell\u2019asse orizzontale se non c\u2019\u00e8 il verticale che gli fa struttura, conficcato per terra come lo scettro, e al cielo \u2013 Conficcato a terra \u00e8 il verticale, di l\u00ec si erge. Da che parte possiamo proseguire? Se il vasto mare \u00e8 uguale in tutti i sensi, se il sole si riorienta nel suo giorno e se la notte \u00e8 immensa \u2013 Sempre naviga dritto se non c\u2019\u00e8 altro schema, sempre \u2013 A oriente od occidente: sempre sulla terra combaciava al punto opposto, almeno tanto lo possedette come un uovo, che lo infranse \u2013 Il quinto Carlo cap\u00ec che nei possedimenti \u00e8 sempre notte, se il re ingrandisce troppo il suo potere ma poi battaglie e navi \u2013 Quando scopre, lo consegna senza il sacro; non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nell\u2019oggetto la vita \u2013 Ma sai cosa ho sentito, cosa ho amato, in un ritratto credi ritrovare? Gli idoli sono riuniti nei mercati, come oggetti o uova pasticciate. Mi spingo oltre le nebbie e le mosche, non per trovar possesso. Questo secondo giro del pianeta \u00e8 un po&#8217; diverso \u2013 Reggo come l\u2019albero maestro fermo allo scafo, come il carpentiere volle oscillante al mare, al grande scheletro che vidi, fece e prepar\u00f2 \/ come volli, a doppio rinforzato, di sano rovere o di carbonio, alato nella pancia dello scheletro stormire i venti umidi di terra quando faceva gioco con perfetta pialla faceva forza e rumore. Contro i venti attesi era la prima forza ad inchiodare il vento. Fa parte questo del viaggio e del viaggiare; il preciso sestante, ma senza carte e mappe, dove \u00e8 ampio, bianco od azzurrino, dove solo reticoli tracciati che non contengono niente e credi mare ampio dove \u00e8 terra ed immagini terra, ma \u00e8 ancora mare di incertezza e poi dopo ti avr\u00f2 immolato alla causa, terra feconda. Gentili, cariche di sorrisi, di averti, non di tenerti: lo scopo era depredare, non era nascosto, e portare la croce, piantarla sulla collina a protezione dei loro avi dispersi come anime vaganti, senza verit\u00e0, senza salvezza. Libert\u00e0 ai pi\u00f9 folti era lasciata come \u00e8 facile pensare sia agevole accordo \u2013 Le ragazze saranno l\u00ec a farvi festa con semplici perizoma e lunghi capelli mai tagliati, annodati o sciolti \u2013 Resistete soldati, compagni, alla speranza! Alla speranza e al soldo d\u2019oro \u2013 Cos\u00ec sono gli uomini e tutti i loro amici \u2013 Solo avanzare, spogliare, possedere, predicare, non soltanto guardare come fa il re dal poggio il villaggio fiorente, i maialini. Mi sembra che la vita rinasca intorno a me come in un gioco \u2013 Dove s\u2019\u00e8 posata, dove s\u2019era tolta, dalla stessa finestra, dove mi vedeva vivere. Posso lasciare il tratto, posso lasciarlo, ma nulla mi solleva d\u2019esser io.<\/p>\n<p class=\"p5\" style=\"text-align: justify;\">Prima che gli uccelli cantino alla vita e il sole si disimpigli, quanto sa fare, prima che un dio mi possa benedire e che una dea mi abbracci, dove pi\u00f9 fra le nubi densa la luce, l\u00ec si inchina la notte, cerca possesso alle sabbiose vie \/ nell\u2019aria che accarezza \u2013 Io rivivo di questo: le erbe profumano, l\u2019usignolo rimarca gli ottonari \u2013 Nella cuspide di terra che si ficca, il silenzio si allarga e guarda attento da ogni manto di foglie, timido dio tutto, come la luna traslucente dice che sono ma non chi \u00e8. Il silenzio ripercorre il suo capriccio. E cos\u00ec attesi, come l\u2019uomo attende. E il sole si ricopre, si frantuma, perch\u00e9 di nuovo tace; perch\u00e9 non sa? Forse un re avanza \u2013 E l\u2019uomo fuori dal bosco, con minaccia ferma portava la sua civilt\u00e0 nella memoria abile a trovare fermo giudizio. Nella cuspide del vento dove i fossi stretti, tutta la civilt\u00e0 ritempra e guarda \u2013 Trov\u00f2 l\u2019uovo colorato con graffi di parole e segni d\u2019oro \u2013 Quando il vento si leva cos\u00ec presto e agita foglioline col dorso d\u2019argento che annuncia che una pioggia si raccoglie, come luci si agitano le scintille \u2013 Forse vedi avanza il re per quel silenzio, misterioso, invisibile \u2013 Cos\u2019ha risposto quella civilt\u00e0, tu non capisci \u2013 Non puoi dire, ma ha sostituito gli dei su quei dipinti \u2013 Tu pensi agli dei sparsi nei giardini, di marmo bianco o solo di gesso, privi dei miserabili vestiti. Non guardare solo il bello che ti inganna, tolto il significato guardi come il manubrio sia intarsiato, tu guardi come i tempi siano eretti. Il re, quando impera non uccide, ma sposta pedine sugli scacchi. Molto lontano il sangue si raggruma, il fuoco si riespande \u2013 O nostra dama che tu sei bruciata, le tue vesti in un rogo sono corrotte, sono nere le vesti, i gioielli lasciati spogli ed anneriti \u2013 I diamanti stanno nella terra e li nasconde \u2013 La dama corre via nuda, quanto pi\u00f9 bella, degli orpelli minuziosi e decorati \u2013 Comparata alla chiesa la Madonna, ma il parco di delizie lo sguardo cammina \u2013 Quando l\u2019espansione trionfava sulle terre nuove e i cacciatori circondavano il cinghiale che si rivolgeva. Oggi alla nuvola che mi ricopre, vengo qui, sono qui che ti aspetto, tu che mi sfuggi nella complessit\u00e0 del vero e velocemente si intorbidano le acque e si aggiungono. Le societ\u00e0 si infrangono l\u2019un l\u2019altra. Tu che qui vuoi conservare la pace, tu che vieni qui contrastando e stai qui in ascolto, non credere, senti il complesso suono che producono i passi sulla terra dei popoli che sul ghiaione muovono le macchine \u2013 Non \u00e8 cos\u00ec semplice ascoltare, puniscimi diversamente con frustate; non con la bassa mediocrit\u00e0, la semplice risposta, la pubblicit\u00e0. \u00c8 partito all\u2019alba, \u00e8 tornato con ostriche e funghi strani, eduli alcuni \u2013 Vicino agli edifici corre il vento. Imprigionata, la gente crede di essere informata \u2013 I suoi dignitari muovono le carte, ma non c\u2019\u00e8 a capo il dittatore: \u00e8 scappato con parte del bottino \u2013 Il trono \u00e8 vuoto, bene! Il popolo esulta \u2013 Il re \u00e8 nudo e sta sulla spiaggia \u2013 Il re \u00e8 assente. Non negli scricchi del mobilio, non nei soffitti che si tendono, non ci sono l\u00ec, non negli uragani, non ci sono spirito l\u00ec, non al campanello del tempo, all\u2019orologio scarico, non alle pietre cariche che scoppiano \u2013 Solo \u00e8 un rapporto sulla vita, di uno spirito che si riempie e si svuota, come in un respiro o un sacco; non \u00e8 la storia, non \u00e8 la calunnia, non sa di lusinga, non \u00e8 quel che avete gi\u00e0 visto, \u00e8 altro ancora, \u00e8 come il miele delle api, mangia nettare e vola \u2013 Ed i batteri lasciarono il morto \u2013 Altri morirono essi stessi, quelli che stavano nascosti proliferarono \u2013 Io riporto la vita perch\u00e9 non sa nulla di s\u00e9 stesso. E avanza come un fronte di soldati stuprando e facendo razzia \u2013 Cos\u00ec il seme si sparge, ma non ha memoria di quel che accadde. Sente il dolore di adesso n\u00e9 d\u2019altri e quelli che erano e di altri \u2013 Non ho altro mestiere che essere e ricordare. Non \u00e8 la storia, non la chiacchiera, il piacere ed il sorriso \u2013 Non spostarmi di qua, ho molto ancora. Dove la mente si infrange nelle cose, dove la mente acuta spunta i suoi spilli e le lance di guerra riporto dal bello spirito che vede e dallo spirito stesso \u2013 Rimarco la vita \u2013 E per gli sparsi colli \u2013 \u00c8 presente nell\u2019essere ogni cosa, ogni cosa raccolgo e colgo \u2013 Tutto staccato, mai distaccato e ricompreso, tutto staccato a me. Io rimarco la vita, solo la vita mi riguarda, e in lei non ci sono strofe morte \u2013 L\u2019incompiuto inviluppo si rimesta ed io ero l\u00ec a vegliare \u2013 Rimarcando la gioia ed il dolore, la relazione del viaggio non \u00e8 storia e non \u00e8 romanzo \u2013 La vita ti circonda e ti interessa, ci circonda ed interessa. Re, per una volta attento a quel che dici \u2013 Raccogli all\u2019inguine del mondo la sostanza densa \/ allarga ed amplia le cose, che di tutte sia pieno. Di quelle poche cose che hanno risalto nel flusso curvo. Ma tieni tutte come possesso nella sua vita disciolte, anche minute perch\u00e9 non sono loro, che riscontra, ma una relazione.<\/p>\n<p class=\"p5\" style=\"text-align: justify;\">Luce si riforma come un gioco di pennelli \/ ad altra arte spinge se ne hai una \/ cos\u00ec ho visto scosceso, mio orizzonte, acido, acuto, taglio al seguire ed al ritorno era come un giubilo di vento, che dice: no, non fare &#8211; \/ Se avessi un\u2019arte, una pozione, se il dopo fosse qui, ricco e infinito; vengo a trovarti l\u00e0 nella tua pioggia, per lavarti gi\u00e0 lontana. Sorretti al tuo dolce insulto, ridendo \/ vengo alla tua pioggia, muta e distante, vengo alla campagna ampia, dove non passano i soldati \/ dove batte e refluisce il suono \/ scendi fata colle vesti velate e i canti pi\u00f9 nitidi dei riflessi \u2013 No, questo trasporto \u00e8 pesante e la barca pesa. Qualcosa dovremmo abbandonare al mare. Qualche diamante dovrebbe affondare \u2013 Ma non il bianco di quei fiori che continuano, non il suono dello scroscio, nascosto agli uomini e agli dei. L\u00ec li ritrovo, serpente scissi e ramarro di colori dell\u2019erba e luce e squame \u2013 Assordati dallo scroscio dove non appare fata o sirena, dove soltanto deperiscono le cose e la relazione si bagna del primo viaggio intorno all\u2019universo \u2013 Dove protetti i pensieri, ma non le tracce, e i segni non sono permanenti, e sciacquavano coll\u2019acqua e le venute non hanno di culla d\u2019onda, dove si alza e solleva, non hanno spazio sufficiente alla riserva, dove il vento sorge gocce \u2013 Ci\u00f2 che non \u00e8 avvenuto ancora non avviene e vita interrompe dove \u00e8 troppo. Altre fanno tutte le cose, stanno all\u2019essere perplesse, qui col mandato: \u201cvivi!\u201d \u2013 Tutti fatti per essere ed esistere \u2013 Fatti per avere immagine e follia \u2013 Noto teatro \u2013 Le sue note sparse. Morto prima che facesse e dimostrasse \u2013 Scoprendo altro, negletto s\u00e9 stesso, moltitudini d\u2019acqua, crea \u2013 Noi, uno, tutto stupisce \/ e vedo un uomo al varco dove striscia troppo la barca e si incammina \u2013 Sfuggito per togliere peso, per la grande Russia \/ sono il tuo allievo \/ e non c\u2019\u00e8 altro spazio \u2013 Da me, mi voglio alzare, da quel sonno \/ sminuire le cose per ciascuna, farne una grande \u2013 Sono sicuro, le tue deboli luci non ti contengono \u2013 E non c\u2019\u00e8 nessuno dentro il riflesso, dentro la spaccata noce \u2013 Per frutto quella luce mi sazi e sento il sole chiuso entro la superficie oleosa \u2013 Vedevo stringersi quel poema in pagine accartocciate e bagnate e l\u2019uomo cercare dove uomo non \u00e8 \u2013 A questo spettacolo ammetti lo sgomento dell\u2019uomo che cammina e che ritratta, di tutti gli animali bagnati sulla terra, dell\u2019amore che un giorno rifiorisce fatto di sole. <b>Dietro il grande sipario<\/b> col pubblico che inneggia mi hai abbracciato \/ e sentisti la dolcezza dei pensieri, che si annodavano \u2013 Sotto la pioggia l\u2019usignolo, e mi prendesti. Eravamo ormai oltre, ero lontano: il sole in una pozzanghera si infetta. Fosti nella mia scena quando non c\u2019ero; cos\u00ec svelasti i pianti, svelasti il riso \u2013 Vi consegno, guardate, l\u2019ordinata ciurmaglia, il mio disegno; ma non so dove lo vidi, dove le mie scarpe non tengono pi\u00f9 la pioggia. Ma la mente forma un arco veleggiante e sento il mio cuore fiorire se il suo corpo riceve un fremito allo spazio, impossibile percorso \u2013 Ridi, buona attrice, non c\u2019\u00e8 nulla sul ponte e non c\u2019\u00e8 nessuno. Qui \u00e8 l\u2019appuntamento, tu lo sai, che non posso venire \u2013 Sarei venuto presto, un po&#8217; correndo. L\u2019universo medusa scuote le braccia, apre cancelli, cinge e rifeconda con spore della luce lentamente oscillando come nel maggio tiepido che s\u2019accoppia fra le sue stesse braccia, regina dell\u2019incesto, e io simile ti abbraccio da infiniti tempi, simile a te, senza sesso diverso &#8211; Dove pallide apparenze, evanescenti amebe, successive che fecondo mutante. Dal pensiero hai stritolato<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>anche Notre-Dame, dal tempo ti ho visto mentre di sera l\u00e0 sbattevi le sferze infuocate alla regina \u2013 Ingiusto, ingiusto! Volevi fecondare questa terra con violenza all\u2019urlo umano \u2013 Dare un figlio saggio, ma con violenza non essendo amata, essendo sconosciuta dopo il fatto pianse. Dopo questo l\u2019idea s\u2019accascia, ritorna alle sue stelle; l\u00e0 ci aspetta allo sguardo, aspettando nostri figli ibridi e mutanti \u2013 Tu delizia di fata e voi dei, bestie terrene, aiutate il percorso nella nebbia di tutte quelle stelle \u2013 Fate e dei locali, protezioni alle guerre, di preghiera \/ faremo poi che altro, altro sia. Sei in trappola, sei intrappolato: tu non hai pensiero. Ci sono gocce fuori che rispondono, in quiete \u2013 Mio soppresso destino, dove convogli l\u2019acqua e dove unisci quello che \u00e8 da unire? Sbalzato fuori dove fiumi stanno al fianco, mossi e pesc\u00f2si \u2013 No a destra e a sinistra scorrevano nello stesso senso; per lo stesso mare. Conteneva molti dei, sparsi fra i fiumi, liberi e bradi. Moltitudini di foglie che non si potevano numerare; ma ero ancora uno che proseguiva, stava, e non aveva scampo. Meglio la libert\u00e0 del paradiso \u2013 Allora un dio mi parl\u00f2: rifletti bene, disse. Era il varco insensato \u2013 Non potevano lasciarsi abbandonare. Vide due fiumi piatti e turbolenti \u2013 Sent\u00ec cantare nella notte l\u2019uccello, che non aveva scopo nel cantare, ed era uno. Erano, colla canoa, facile strada alla foce, dove le direzioni prende l\u2019acqua (sceglie). Al silenzio il luogo aveva il canto, dove nessuno \u00e8 nessuno e tutti son vivi, a guardarsi l\u2019un l\u2019altro; e il dio sparisce, se non guardato \u2013 Senti, fuggi con me, immagine \u2013 Raccogli le divine cose ed esci: esci con me di te, esci contento e libero che il vento pu\u00f2 restringere le gocce, non noi. Esci con me limpido e divino, che abbia forza come il sogno, ascoltando il silenzio \u2013 Non lasciarmi, non lasciarmi qua a morire \u2013 C\u2019era un uovo in mezzo alla pianura, forse di struzzo, ma gi\u00e0 istoriato con fatti e considerazioni \u2013 Avevo un piedistallo piccolo, un incavo per stare. Non vidi quale assoluto uccello ne nasceva, se al caldo fosse stato del sole, purch\u00e9 il sole sia fresco fra le foglie. Ma in una storia bieca \/ i fiumi si rivolgono a due mari, e mi sconcerta, come in un capogiro. Ho visto la terra sul perno, ho visto il buco dove cuociono i mattoni, profondo e rosso \u2013 Colla amarezza degli dei perduti, lascio le case e capanne, i frutti \u2013 Sono al centro del mondo che girava \u2013 Il dio scappa e traveste \u2013 Perch\u00e9 quel giorno e non un altro? \u2013 Posa l\u2019arma che ti appesantisce \u2013 Vai nudo, vai nudo al di l\u00e0 \u2013 Decorato del sogno degli dei come puoi essere stato solo, bench\u00e9 quella fosse vita ed essere solo che scompaio? Come pu\u00f2 la solitudine stare nel silenzio della notte ed essere per sempre \u2013 Come pu\u00f2 essere adesso di cui sono? \u2013 Messa in scena universale, per il solo eccessiva \u2013 Sono rimasto ad aspettare, che si dissoci l\u2019io dall\u2019io \u2013 Spavento della nostra notte quieta. Succo della notte, succo del silenzio \u2013 Non c\u2019\u00e8 luce che lo possa spaccare in due parti, nessuno di noi \u00e8 stato \u2013 Conviene che cerchi il riposo \u2013 Misura di misure; forse era nemico che dissipa, da me non scampo \u2013 Come se la notte non potesse rivelare chi sono, e questo \u00e8 semplice ma non posso mai non essere, se sento \u2013 Da me non c\u2019\u00e8 scampo o fuga dal paradiso, dove dimora Dio e ci tiene divisi. Sangue, decorato delle storie dei predoni, forma dei contenuti, che gli auspici contrastano, profezie del percorso della mosca o di formica \u2013 Cos\u00ec come era tutto preparato, giorno per giorno, e poi il fuoco divampa come un ossesso.<\/p>\n<p class=\"p5\" style=\"text-align: justify;\"><b>Gi\u00e0 cos\u00ec erano le cose<\/b>. Il destino origliava la paura \u2013 Cos\u00ec tarde, smunte \u2013 Il destino riempiva le paure di azioni rivali \u2013 Gi\u00e0 cos\u00ec allora era completa la vita \u2013 Oh! Il profumo dell\u2019aria, riscontro delle cose; il giocoliere colla palla stupisce, si impegna a rimbalzarla e a trattenerla, ma non cambia le leggi del suo gioco \u2013 Ognuno \u00e8 permanente, bench\u00e9 non sembri, ognuno \u00e8 una cosa. Se si dissocia o sparisce, non c\u2019\u00e8 elemento che lo regga, se non un po&#8217; di memoria che rimpianga. Dove vedo che l\u2019acqua si inclina, acqua pendente, e tocca foglia, questa, e poi \/ quella \u2013 L\u00ec vive imprigionato un grande male che regge tutto il tempo e poi risalta, che sopporta il tempo, tutto questo \u2013 Ogni goccia lo sa quanto lo scroscio perdura o nemmeno lo scroscio sa quanto la goccia dura \u2013 Circondami di braccia delicate, come fossi la foglia e fossi il fiore \u2013 Una luce che feconda, irrora, il profumo delle erbe anch\u2019esso feconda provenendo da aria infetta. La luce che feconda si posa nel grembo, nell\u2019uovo, posata sulla spiaggia, ad allegria potevo guardare; seppi che illuminava l\u2019uovo, che lo fecondava il riflesso, presto veniva dal mare l\u2019onda sciacquante \u2013 Come intenso e alterno risciacquava \u2013 Per l\u2019infinita aria, che non stagna.<\/p>\n<p class=\"p5\" style=\"text-align: justify;\">Prese la strada solita, il vento per i campi \u2013 Era un peso, ancora allegro, di ricostruire: e costruire quel che si pu\u00f2, come all\u2019arena sciolta sabbia s\u2019era scurita avvolta in lane calde la mattina, ma seguiva la notte \u2013 Una voragine s\u2019era fatta in quell\u2019amore, credeva di aver amato per volont\u00e0, per scelta, ma soltanto, inesorabile si ricostruiva un germe, un baco, una trasformazione \u2013 E non serve la vista, non serve il suono: esso non entra dove la luce \u00e8 minore, dove l\u2019udito nell\u2019acqua \u00e8 spento e sospeso, dove il cielo \u00e8 rossore, dove globulare la prima dimensione e gli usignoli; quell\u2019uno si divide per la prima volta ed ha due funzioni. E poi altre e quattro, in un puzzle terreno, arti e occhi si generano in un mostro \u2013 Acquatico e trasverso non sente la terra e la gravit\u00e0 \u2013 Chi fu che mi incise, fresco \u00e8 il suono dell\u2019acqua, il verdetto sta dentro: gi\u00e0 si riconosce un\u2019ombra sulla piatta risaia, gi\u00e0 forse di lontano \u00e8 un uomo, si vanta della forza, la conosce \u2013 Regina che hai fatto, di un bastardo il bastardo stai coltivando e l\u00e0 un profilo d\u2019uomo privo di ombre \u2013 Fu il miglior re, non sapendo \u2013 Dove si spoglia qui, a lungo stai a guardare, dove si spoglia il mare, da ogni ragione e da ogni pensiero \u2013 Allora ancora riprovare se era la scelta ancora, ospitando l\u2019abbraccio. Allora ancora ritornare all\u2019atto primo dove si sa, se vuole o \u00e8 voluta \u2013 Dove sceglie, se non ha scelto, e perci\u00f2 ripete e prova e non ha dubbio di ritentare. Il dubbio, il galoppo via del cervo sopra la nebbia che risale e fugge. Il re cacciava qui \u2013 Era umida come un nettare in un fiore \u2013 Gioiva tutta la terra, respirarono grande ed in profondo. Tutto provava, ogni briciola di mondo, nella lunga attesa, cumulata di morte in morte, cumulata nell\u2019ampia prigione (confinata) \u2013 Tutto gioiva, scendeva come acqua a rimbalzare, presa e rimbalzata come una farfalla che rimbalza nel suo sogno, nell\u2019immaginaria sfera \u2013 Non si pu\u00f2 uscire oltre l\u2019immaginario \u2013 La sfera trasparente di membrane rigonfia e si fa uovo \u2013 In un uno che \u00e8 due, che espande finch\u00e9 scoppia alla schiusa \u2013 Qualcuno mi disse: tu eri l\u00ec, l\u00ec, di l\u00ec esisti, eri gi\u00e0 vivo e nato \u2013 Mostro di acqua, di genitori incerti nello spazio, nella bocca della farfalla e del pesce, nel nido di ragno, popolato di figli, nella seta nobile che ha generato il baco bianco, che il colore assume all\u2019ultimo, per volare. Molte volte il disegno perso ho riprodotto, dove era stracciato l\u2019ho cucito. Dentro al foglio cucivo con ago trasparente, con filo fine, due parti che non ho ritrovato, la prima divisione che non ho ritrovato e sono nell\u2019armadio, nella cassapanca, speriamo non nel letamaio. Sulle spalliere tu mi mostri i fiori, sui tralicci \u2013 In questa gioia, che copre le colpe, esse emergono ai pensieri, che dice no, non c\u2019entro \u2013 Cosa potevo? \u2013 La vendetta sia blanda, che non ravvivi la guerra \u2013 Non esagerare la tua vittoria \/ allora vedi il figlio, lo sorreggi alto \u2013 Quanto \u00e8 complesso il nodo dell\u2019amore, sta ingarbugliando colle nostre vite \u2013 S\u00ec, qui t\u2019abbraccio, qui risento il freddo: tutti vi ho abbandonato nel letame, il complesso nodo dell\u2019amore non si fa uno e l\u2019inutile nodo di parole, che le raccoglie sciolte e le imprigiona \u2013 All\u2019esercito del re, a loro conviene. Non riusciva pi\u00f9 le mosche ad impiccare, vecchio Domiziano, colla picca e con la piatta a schiacciare \u2013 Le mosche vivono, l\u2019imperatore no \u2013 Vivono meglio senza, sono libere, svelte, seppur minori \u2013 Le tagliarono i capelli, non la gola, ed \u00e8 stato saggio: non atto di piet\u00e0, ma prosecuzione \u2013 Invece mangia il tuo nemico e la sua testa, fino in fondo, rosa fino al cranio, perch\u00e9 anche dalla testa e specialmente, pu\u00f2 risorgere vivo il suo pensiero \u2013 Emette membra, ho visto, qualche volta o se messa riversa, come a vaso emetta piante e non so se gioiose &#8211; \/ Era il vecchio Domiziano triste, che lo sterminio non poteva perpetrare \u2013 Ma sei sicuro, sei cos\u00ec sicuro oltre alle mosche, con ordini dal letto, tuo figlio possa essere dannoso? Io stesso sia dannoso che descrivo \u2013 Dannosa sia la donna che l\u2019ha generato, re novantenne. E curioso sia il fatto che il furore stende e poi la pace, le parole piccole e meschini ronzano intorno, si posano a trovare farfalla in uno stelo, viva a chi ti da morte \u2013 Attendeva chiedessi ed io non chiesi \u2013 Mentre giudicavo e stracciavo poemi, decapitavo le parole. Vivo se vivi \u2013 Raccolto tra le cose in questo nido \u2013 L\u2019essere non ha speranza eterna. La meta mi si slaccia dal volere: era una cosa persa e abbandonata, vagava nel lontano senza amore \u2013 Vivi perch\u00e9 io viva, se tanto la vita mi toglie al suo finire. Quanto pi\u00f9 contano i merli ed \u00e8 spaccato il mondo \u2013 Quanto pi\u00f9 mi sussurri e toglie il vento ogni parola.<\/p>\n<p class=\"p5\" style=\"text-align: justify;\">In questo gioco il sogno, il sogno di questo gioco, assurse il re, lo divise, come fosse un fendere e una spada \u2013 La decisione era sospesa, se di qui o di l\u00ec andasse \u2013 Appariva cos\u00ec una immagine della partita \u2013 Ma non svelto come il gioco della palla, dove precipita il rimbalzo, la presa, il proiettile nell\u2019uovo; qui ha tempo il pensiero di vedere il non visto, o volle tornare, il prevedere, il confondere, il soffrire \u2013 Voglio prendere il comando \u2013 A sinistra dell\u2019uomo ci sar\u00e0 lo spazio, ulteriore passo nella parte \u2013 Muover\u00e0 lo spirito del gioco oltre il dolore \u2013 Fuori controllo il gioco, quando altro vince \u2013 Perci\u00f2 la vita distruttore, per tornare all\u2019alba, e sian congiunte o disgiunte le tue mosse. Quello che prima aveva senso, ora sbalordisce e nessuno capisce perch\u00e9 l\u2019hai fatta. Annoto quel che spesso mi piace, quel che annoto tempo a tempo \u2013 L\u2019uomo sospira e s\u2019arrende \u2013 L\u00ec trovavo quel che non era, in quel fragore che il cuore taglia.<\/p>\n<p class=\"p5\" style=\"text-align: justify;\">La morte spaventa perch\u00e9 il mondo continua, ma la morte del mondo \u00e8 pi\u00f9 tremenda, se la vedi \u2013 Non a me \u00e8 venuta la morte, che aspettavo fissa a quella data \u2013 Qualcosa mi ha detto, ma non accetta d\u2019essere presa \u2013 Aspettavo la morte: lo trovai invece concepito \u2013 Non ammette d\u2019esser visto, con pallide lingue di vento \u2013 Cos\u00ec trovai invece il concepimento, con un moto alterno. Ecco, mi insegna, quel che trovi \u00e8 l\u2019opposto \u2013 Tu che guardi fisso, vedi, non c\u2019\u00e8, rivolta il sacco \u2013 Non \u00e8 del mio sparire grave cosa n\u00e9 tetra \u2013 Quando arrivato l\u00ec che mi chiamava, di giade opache ormai non pi\u00f9 preziose, siccome nasce l\u00ec, tutto si sfalda \u2013 Siccome ho aspettato, vedo che \u00e8 l\u2019opposto; ma credo non mentisse il grave rischio, quello che veleggiava in questo giorno. Ma ora so domani di camminare fresco, come il sopravvissuto \u2013 Svolgo il lenzuolo, svolgo le coperte \u2013 \u00c8 necessario nascere \u2013 Oggi vedo chiaro quel che \u00e8 stato e se per gioia che si raggruma nel presente, se non mi ha colto \u2013 Ogni giorno potrebbe essere il solo, ti dice e prevede cos\u00ec nasce a ogni passo \u2013 Il futuro non c\u2019\u00e8, c\u2019\u00e8 questo fronte d\u2019onda che inviluppa e cresce, nasce e rinasce, e si accartoccia, io che inviluppo il tempo. Cosa nasce invece dal timore? Il groviglio stretto? \u2013 Il conteggio che nasce, ma allora aggiungi bene a parole, parole. Ogni istante \u00e8 membrana e schiuma \u2013 Siamo a riempirla, ma quando pi\u00f9 orrendo non ci sia il futuro \u2013 Costante angoscia dove si sta crescendo \u2013 Quel costrutto in conflitto, quei castelli e collassi \u2013 Questo lavorio chiuso in terra e sepolto con rispetto \u2013 Se la morte non viene quando sa, siamo a fronte della sfida \u2013 Pubblica cosa siamo generanti \/ sulla tabella liscia il mondo oscuro, lo spavento che \u00e8 morte e non \u00e8 morte, la membrana che gonfia non c\u2019\u00e8 dopo che pensando non s\u2019arrenda, non io pretendo rinascere e di capire \u2013 L\u2019urlo dei giganti, che su due piedi controllano le porte della terra \u2013 Li hanno visti seguire quel crinale ed armarsi di fuochi. Se il destino non c\u2019\u00e8 davanti e non s\u2019aggruma, allora sorge da terra e gonfia, sorge da dentro il misero essere che cerca e invece \u00e8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LIBRO 86 I dignitari muovono le carte E nel mezzo del sogno trov\u00f2 acqua, la bevve, scese per sorprendere gli spiriti della notte, incontrarli quando parlavano, mentre gi\u00e0 si perdevano nel cielo misto, che odiano gli uccelli e il loro canto. 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