{"id":306,"date":"2025-12-05T10:11:21","date_gmt":"2025-12-05T09:11:21","guid":{"rendered":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/?page_id=306"},"modified":"2025-12-05T10:11:21","modified_gmt":"2025-12-05T09:11:21","slug":"libro-40-dolorosa-e-la-felicita","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/libro-40-dolorosa-e-la-felicita\/","title":{"rendered":"LIBRO 40  &#8211; Dolorosa \u00e8 la felicit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><b>LIBRO 40<\/b><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><b>Dolorosa \u00e8 la felicit\u00e0<\/b><\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Dolorosa \u00e8 la felicit\u00e0, priva di attese; perci\u00f2 le metto in fila, le conosco; perci\u00f2 seguir\u00f2 \u2013 L\u2019anno verso il dopo \u2013 La terra \u00e8 ancora bianca del suo ghiaccio. E mi do tregua per rifarmi sentire. Oh! Fate, Oh pellegrini miei compagni! Vedo crescere il futuro di traverso, ma come pali di duro legno sembrano piantati \/ Gli alberi che saranno e gli usignoli attendo. Anche bisce, anche ragni, anche scorpioni. Cammina finch\u00e9 il sangue ti attraversa per quel che vedo. Dove sta il futuro? Non lo pronostico, non lo ipoteco \u2013 Solo vedo un libero erotismo di farfalle. Non si pu\u00f2 scegliere delle verit\u00e0 quella che giova. Come felicit\u00e0 svanisce per un soffio perch\u00e9 non la vede l\u2019anima che sente; comincia a immaginare chi sta dopo. Dov\u2019\u00e8 la prossima poesia, dov\u2019\u00e8 il nuovo metodo della scienza. L\u2019anima port\u00f2 odore di cavalli. E tu perch\u00e9 la sprechi? Io solo passeggiavo di qui: non seppi niente. Io e lui congiunti nella confluenza (dietro l\u2019albero cos\u00ec \/ Animale rata). E la musica e il disegno dove avr\u00e0 un senso? Non dico scopo che la bellezza non possiede. Tutti dobbiamo avere l\u2019appetito e divorare la terra e percorrere la terra, inesplorata dal profondo cielo (robusto cielo). Si scioglie morbida la terra, quando il sole la tocca alla cappella, passeri fanno all\u2019amore \u2013 Come posso sapere se questo \u00e8 bello o brutto. Se non ti scosti dal sole \u2013 Prezzolata la scienza, la bellezza non appare com\u2019\u00e8 come di marmo. Invisibile al cosmo, presto mi risveglia per riguardare. Presto fui ferito dalla sete, cos\u00ec inesplorato, che dal cosmo sorgeva, lo prese la strega e rotol\u00f2 dove nessuno lo cercava. Questo non \u00e8 sicuro. Ma dai meandri del cielo qualcosa armeggiava, almeno dal nostro sistema cos\u00ec attento ad essere. Presto emetti foglie cos\u00ec che il sole brucia meno e i nidi si faranno e dove era il giardino questo ritorni \u2013 Si torna sempre l\u00ec, torna a pescare in torrente e palude, dove l\u2019eco confonde la direzione. Scende il cosmo a dare pregio alla noia. Ho rivisto al mio fianco altre montagne camminando, e supreme rocce, il fango stride \u2013 Dove la guerra ora imperversa, Eva peccava, e che dire di Adamo, che scapp\u00f2 con la scusa di regole e doveri. Ho visto i vecchi poeti segnare a terra forme che dilavate e nella ragnatela dipanata catturava il cosmo che si dibatteva, e strappava gli ormeggi come vento. Ho visto molti uomini cercare oltre il fascino del confuso gioco l\u2019anima del cosmo, misterioso come talpe che mondano la terra. Ti invitava alla pace: fosti violento. Il cosmo che ti avvolge di bambagia come una culla il cosmo \u2013 Cos\u00ec per caso andava biascicando. Rompi di schianto la mia felicit\u00e0, connetti membra aperte alle parti del cielo. Spezza il pallido battito \u2013 Essere felice, non \u00e8 di sgarbo al pianeta essere felice. Quando al sole si appisolava vide \/ Il cosmo alto cullarlo, come non avesse mai visto amore \u2013 Vide nel giorno la notte, e la notte vide rovesciata la routine del sole, dove tutti vedono e nessuno sa. La notte squilibrata senza orpello. Il dolore scoperchiare del non fatto, non avvenuto \u2013 Persefone, che misti pensieri ora mi alterni \u2013 Mutare ci\u00f2 che \u00e8 stato e cambia, trovare molteplici destini, cuciva notte a giorno, come \u00e8 giusto sospirava cantando, di bellezza inespressa mai sverginata, neanche con brutalit\u00e0 \u2013 Abito coi limoni nelle serre e ascolto alle campane la precisa ora. E la mezza ed il quarto. Sapevo il Paradiso, in cui l\u2019arca salv\u00f2 il resto. In quest\u2019isola non mi dovevi abbandonare, Padre, sangue del tuo sangue, e come me biasimavi il destino. Primario venne il mito, articolando i fatti \u2013 Persefone, come me migravi a primavera e raccoglievi finalmente; Persefone, come me, dolce clessidra. Fuori dal sogno tutto ci\u00f2 m\u2019appare un calcestruzzo. Voglio tornare dove mi persi e tutto il ritrovato tremito sia bendato e riverso, abbia capriccio, il sogno riemendare, ma la vita pagare le indulgenze ben pasciute. Fioco stagno in cui nacqui, chi mi ha animato? Anch\u2019io per il nulla son passato. Di tutto che importa, notte o giorno. Il patibolo \u00e8 stretto, non ci passa il collo: artefice meschino, tu rifallo! Io vivo, ho voglia di restare, senza che nessuno chieda. Stupida bonaccia che m\u2019accogli e voglio varcare; Un uomo \u00e8 pi\u00f9 selvaggio e non sta nelle strette. Di giorno raggi e di notte il fuoco. A quegli uomini avari che hanno fatto solo s\u00e9 di s\u00e9, per quanto orgogliosi vogliano comprare anche dalla morte il giorno, nulla cede, si arresta alimentando il nulla con il nulla. La cinciallegra canta la sua tiritera. Scalzo, in questo poderoso silenzio.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Camminava dopo la notte insonne quando la terra \u00e8 dura. Quante volte attesi dal suo fiore risbocciasse il sole; avanza prima la nebbia, quando il sole appare. Come quando il mare si solleva dorato, e alla reggia non manca mai il sole \u2013 Il popolo \u00e8 diradato e silenzioso e sbuca per le diagonali. Proprio ora percorrendo nuovi mari scoprii nuova terra; e il pianeta fu dell\u2019Europa. Poi la visione scarica dei piccoli pianeti incrin\u00f2 la limpida sfera e la misura; presto vide piccole cose generare nelle grandi e vita trasmutare nelle forme, una nell\u2019altra, e particelle contare e combinare e macchine volare finalmente. Tutto precipit\u00f2 e il cosmo si risolse in pochi anni. Dove distanze contavano a millenni vide spirali e vortici mescolare le stelle ed altre nuove e contenere immagini (parte reversa). Poi crescemmo troppo in numero e in desideri. Cos\u00ec dal pianeta al cosmo conquistammo l\u2019idea. Ma interessa il possesso \u2013 Qui dobbiamo rivolgerci ai popoli, che decidano prima per uno, fuori dal legittimo, nel vero. \u00c8 venuto il tempo in cui le anime acerbe potranno essere felici, libere. Il fuoco dalle sue catene, soffocato dal divenire, esce e perfora. Ma dove sbuca? E appare come un fanciullo pi\u00f9 bello \u2013 Se la nascita nuova proclamiamo, nella terra di lupi non possiamo lasciarla. Che importanza ha la nascita del nuovo. Non cos\u00ec velocemente e immotivato. Brucia con lentezza la misura. Qualcosa diverr\u00e0 presto il futuro, avr\u00e0 stabile dimora. Sii pacifico, aspetta.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Mi consola la terra, segnata dai graffiti del sole, per imparare chi sono: sigla ed ombra contraffatta. Dio vive lontano. Queste cose non sono favole, sono vere. Credi a quel che sai e in parte vedi. Questo non \u00e8 come il denaro, sottratto ai topi e rosicchiato. Non credere la risposta sia dovuta. L\u2019argomento pu\u00f2 consumarti la vita, distoglierti da altro e non esser pronto. Vedi che uno \u00e8 sempre presente e sempre assente. Io pago il tuo tempo, quindi rispondi. Vedi quello che \u00e8, guarda di sospese miriadi riflesse, gruppi di luci ignare. Non festosi cani intorno. Quel che chiami mistero ha doppia forza perch\u00e9 \u00e8 e contiene. Non darmi giuridiche giustificazioni per non essere qui, per non aver dovuto. Illegittimo scrigno della partenogenesi, devo ancora dirti, senza offesa, che non hai capito. Io non mi sottraggo. Qui presente \u00e8 la notte, anche se non vista \u2013 Avrei dovuto gestire un giaccone pi\u00f9 brutto, per essere il mendicante che tu credi. A te, non ai presenti che hanno idee maniacali \u2013 Senti che l\u2019acqua stride, da sportello di chiusa centrale, ultima lasciata \u2013 Nessuno come me fa gli affar suoi, segue la piantagione d\u2019altri senza un profitto ed \u00e8 felice. Profitti non ha pi\u00f9 un vecchio, se non traslati \u2013 Io, che li sento, sanno \/ Quanta attesa e nostalgie e quanto rischio le idee discese a dipanare e rifilare \u2013 Scevola! Lasci la mano ma hai ben fatto \u2013 I nomi riproducono i fatti. Quanto sono pi\u00f9 lontani da me, di gente che ha la testa, non la mano avrebbe dato per confermare la parte, con caparbia, per trascinare con la follia l\u2019ammirazione \u2013 Quanta la convinzione nella guerra, eppure non dimostri il giusto \/ Questi sono fatti terreni: altro comporta il pericoloso dipanare dei pensieri. I fatti son veloci, non i pensieri che evolvono nelle epoche e negli anni. Troppo lontana \u00e8 l\u2019isola anche per loro. Mente almeno terrestre, senza propria coscienza. Forse \u00e8 piuttosto l\u2019uomo ce converte le arti e la sapienza e in questa mente densa, non sperando presto \u2013 Non insegna di pi\u00f9 di quello che sei tu, uomo, non insegner\u00e0 presto, ma solo precetti, solo precetti e modi \u2013 Sono cani buoni, ma sporcano e strappano \u2013 Gli scopi ce li hai: non hai grandi \/ Dubbi s\u00ec! Che Dio mi invada! E molteplici dei, venuti da lontano, brusanti come insetti, contornino la fermezza ed il mistero \u2013 Degli astri conta il numero inesatto, ogni nuovo, uguale \u00e8 per me pi\u00f9 la prova. Di l\u00e0 ero oltre della primavera, all\u2019influsso delle biblioteche. L\u00e0 \u00e8 costruita la leggenda che lo spirito sbreccia. Non credere l\u2019oggetto sia oggettivo, nella magra enciclopedia. La leggenda \u00e8 vera, quello che vedi \u00e8 vero, di leggendarie fate, disperse oltre. Quello che ancora scopriamo sono un numero, non un nome \u2013 Dove vai presso la foresta, all\u2019ombra della colonna rifugiato. Intere biblioteche son sprecate, che nessuna sfoglia di pagine taglienti, che nessuno ricopia come amanuense e la muffa macchia a rose prevalenti. La memoria di un canto, un detto, marmorizzato di poesia \u2013 Da dove spuntano uccelli dalla macchia, dal deserto impossibile dove si spende la conoscenza, per arare in allineate strie, come l\u2019uomo antico impar\u00f2 a ferire con la punta la terra e inaridiva al sole lo stelo di ogni fiore. Gli amanti si rialzarono da lati angusti; non dall\u2019erba sotto le foglie grosse dei banani. Il peso delle citt\u00e0 oppresse l\u2019uomo in litigi infiniti. Il peso delle pretese verit\u00e0 serv\u00ec allo scettro ma dal pensiero arando favole congiunte e pensierini fiorivano alla mente in geroglifici, ideogrammi, parole, monumenti ed atti; e date fu descritto, depositato in libri, ciascuno senza conclusione. La casetta vedeva assai lontano, pur minuta, e l\u2019ampiezza solare nel suo giro. Di progetto un po&#8217; aggressivo qualcuno che dica i segni ultimi e cos\u00ec sia giusto al monaco ricancellare. Dolce demonio, alzati la maglietta, ma se il tempo \u00e8 cos\u00ec breve non \u00e8 pi\u00f9 indecente. La bellezza ponesti nell\u2019immaginazione \u2013 Videro un istante tette belle, accese alla punta e il resto una lastra vibrante. Quanto deve durare, in eterno? Il sogno che abbia vita.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\"><b> (Notte)<\/b> Io, per un unico foro della notte, vidi una luce vinta, seppi l\u2019opposto appoggiato al vento. L\u2019inestricabile ibrido connubio cui fummo prestati per percorso. Nulla, pessimi alchimisti, abbiamo purificato, ancora noi abbiamo combinato. Non darmi regole e dettami, non vengono dal cielo e a nessun re viene il mandato. A chi piega la terra risolvi la maledizione. Tutte queste anime abbiamo ucciso, nessuna \u00e8 sopravvissuta. Non le hai viste, non le hai pi\u00f9 capite, non le hai ammesse. Senti! Andiamo via! Il labirinto non reggi. Ma si placa la frenesia e la lettera chiusa, prima di vivere dovremmo fare il testamento.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Quanto al gioco compete, quanto alla guerra, al sorriso e al dolore diede posto, nulla poteva esistere da solo. Mi guardavo il palmo, torturato.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">100 volte veniva ragguardando misure di misure, possedendo bellezza dove si \u00e8 creata. L\u2019alimento fu inizio la mia vita.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">A questo bordo, dove il libeccio freme e insulti, tieni alta, porta all\u2019uomo la testa finch\u00e9 il miscuglio persiste del mare e il tonfo; finch\u00e9 questa sponda e terrazza \u00e8 prospicente al vento migrano persone a costatare il mare per gli odori densi. Squallidi odori dei dissanguati, spoglie di caccia. Nessuno guarda il gioco, a quante carte sia fatto. Questi che sorregge non \u00e8 acqua o aria ma \u00e8 il caso aperto. L\u2019importanza svanisce, forse una strada di leggeri segni. Il valore lo sappiamo, \u00e8 un consenso che si assembra e scioglie. Tu assoluto con un Dio non rimani mai. Si suppone abbia desideri pi\u00f9 compiuti,. Scivolato l\u2019appoggio del destino ma leggero, precipitando lieve, volteggiando, aleggiando. I segni della morte non tracciare, dubbi e confusi \u2013 Ci sono ombre che non si scollano da terra e l\u2019uomo le attraversa minore, inappropriato luogo per i viventi, messa una virgola sullo spigolo del vento. Ho messo anime scure a compensare follie. L\u2019essere sar\u00e0 stato di minute faville. Se mi credi cosa importa, quanto importa, non lo puoi sapere \u2013 Il destino si \u00e8 aperto come una voragine, verso quello che non poteva essere.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Vuoi modellare il sogno che \u00e8 gi\u00e0 fluido come vento. Dove va, vuoi sapere. Per conoscere con cosa stampo mente, ed \u00e8 felice. Ma dove va il suo sogno resta un mistero aperto.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Ghiotto di primavera tutto \u00e8 perso, ha perduto la via. Non io, che qua aspetto, non tu nemmeno, ma patti acerbi e fieri. Fatti di gloria che la storia modifica e conclude. Non io, non tu, sono aperti. No sul vento, ma pi\u00f9 lontani. Si \u00e8 perso, sono qui, vedi, e non c\u2019\u00e8 strada per il dovunque. Perch\u00e9 la meta dovrebbe essere altrove. I significati sapienti sono rimasti geroglifici. L\u2019eleganza \u00e8 il solo segno di superiorit\u00e0 dell\u2019uomo al suo senso. Scesi a cavallo, veloce sulla china, con ampio contenuto d\u2019essere; il segno si \u00e8 mosso rapido, sorridi a questo vento &#8211;<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Chi v\u00e0luta il valore, chi ne attinge speranza o scopo, chi lo prende e valorizza il tuo nome? Chi ti trascina in alto? Lo assembrano posticcio \/ Eccoti accoccolato col valore, come una pretesa. Il mondo rientra in questo, non ne esce. Accovacciato sul mio valore, cosa ricordi e quanto che sia messo nell\u2019uovo incrostato di meraviglie. Ovoidi e geoidi stampati sulla dimora della terra \u2013 In un museo la vita bene s\u2019arresta e prendila. Dove noleggi cirre \u2013 Terra piegati, non c\u2019\u00e8 argilla sterile \u2013 C\u2019\u00e8 qualcosa che esiste e qualcosa no. Deposto l\u2019uovo nero, pi\u00f9 dell\u2019altro ramifica. Pi\u00f9 dell\u2019altro regna \u2013 Re delle terre incolte, molteplice animale, accucciato sono a terra per guardarti.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Un esercizio d\u2019essere fai stamane pensando. Oltre il sole, cercavi, disse, dove c\u2019era spirito non c\u2019era bugia, ma bugia affermare \u2013 Dopo il sole l\u2019insetto si riprese il suo spazio e le campane fuggivano a tappeto in un suono congiunto. Tutti voi vi trasciner\u00f2 presto nell\u2019essenza simultaneamente. Scomparirete come sogni senza potervi ferire.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Prese lo scopo e lo ruppe \u2013 Trov\u00f2 desideri fragili, polverizzati. Aspetti che si rigeneri dall\u2019involucro il contenuto \u2013 Percorro i parchi nelle domeniche silenziose. Le forme si sono contratte per avere un balzo \u2013 La forma s\u2019azzarda pi\u00f9 oltre. Eccoti mondo infame, quello che ho raccolto. Allora gi\u00e0 sapeva, allora le principali meraviglie. Povero \u00e8 il bagaglio, ma se ne avete meglio \u2013 Di fatto cercavo te nel successivo mondo. Uno dopo l\u2019altro i fatti, quali sono quelli nuovi, applica le forme che riconosce, applica il tuo sogno sopra il mio. Entrato nei vostri corpi, come un virus, vorrei iniettare un poco di destino \u2013 Perci\u00f2 sostenere gli inulti, le manovre. Il maleficio che fece non fu grave. Era pescoso il mare. Nei profondi ripostigli della terra, acqua diffusa, forme ritirate e deformi. L\u00e0 ridisciolti i limiti del vento, nulla che sia stato \u00e8 ora solo decorazione \u2013 Io e tu, esistenti, mentre facciamo, pur in tempi slittati. Bench\u00e9 diversi e di tempio diversi, nel buio della minaccia per\u00f2 l\u2019esistente, il contenuto non \u00e8 che una breccia nel contenitore. Io, tu, chi guardava e chi sapeva da lontano \u2013 Cose aperte e chiuse, slittate sulla breccia, impronte fra le rocce, loro natura \u00e8 questa ora, non meno e non pi\u00f9. Nulla perde sostanza e, vedi, \u00e8. Guarda con me il potente scoglio. Scuoia la pelle al mondo e, come me, esamina con colpa. La nostra vita \u00e8 diafana. Malgrado lunga non possiede nulla. Quello che ha contenuto ha ormai scartato. A noi piacciono cose e meraviglie che teniamo appesi al vincolo del valore, ma il valore svanisce ed essi si staccano come fagioli. Non impallidire, il lembo che \u00e8 pi\u00f9 sano e che \u00e8 pi\u00f9 rosso.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Meravigliose cose e belle, difficile dare forma d\u2019avvenire, oltre il sole superbo. E migrando fra gli avi e le parole. Io stesso non comprendo nulla di me stesso e del valore, racchiudo il vuoto tenue, come in un bicchiere. Il passo non \u00e8 fatto ed \u00e8 gi\u00e0 fatto. Voglio imbarcarmi col nemico e raggiungere sponde. Non devo essere pi\u00f9 veloce ad andare, di quanto dietro, sogni si possono formare. L\u2019ombra segue il ghiaccio e si ritira, cos\u00ec sar\u00e0 bordata e definita al bordo. E poi la terra schiuma, per restare schiuma. Mostratemi la catasta dei vostri idoli che non hanno avuto storia \u2013 Sentivano che l\u2019amore ha la forza di un dio, che ondulando, sbattendo, alla debole morte toglie fiato. Un concime fetido riceve \/ La terra \u2013 Come onda parallela batte la spiaggia. Gli ordini delle generazioni sono portati. Modificando e ristrutturando con cautela \u2013 L\u00ec ho imparato che nelle schiere spillate \u2013 Qualche volta il suono raggrinzisce al vento. Brevemente fiorisce il tulipano, per il resto sommerso. Sprofondava la faglia ad estirpare e gli vers\u00f2 concetti che nascessero svelti. Viste le roventi terre arrotolarsi. Quello che difendeva l\u2019anima non era vinto. Ma dove guardava \u2013 Non era quel che era, ma quel che poteva essere. La terra si screpola e si fende. La luna \u00e8 ad un quarto: notte e giorno divisi nettamente. La luna d\u2019un quarto divisa fra notte e giorno dal taglio netto. Guarda, non possediamo la sapienza del diviso. Primo indizio dei pianeti. Pesa il tempo di battiti. Chi tiene l\u2019ovulo del tempo nel suo grembo e non lo partorisce? (Ognuno \u00e8 s\u00e9 stesso, purtroppo).<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Il re si tolse, e il mendicante disse: come posso comunicare con l\u2019umanit\u00e0? \u2013 Contornato di barba rotonda. Quando l\u2019alto falco apriva le braccia attente riscoprendo tesori sepolti dalla garza. Quelle meraviglie ancora sporche, come appena nate. Chi le ha nascoste, io? Le meraviglie raccolte per esistere \/ E fare il nido ora, per lasciare. Sento le gambe e i muscoli e le ginocchia audaci.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Nascono le nuove citt\u00e0, gugliate e puntute. Disseppellisci l\u2019oro che trovi ovunque, e la nuova citt\u00e0 nascer\u00e0 piena di guglie. Scambia il pensiero, che \u00e8 frutto della mente \u2013 Nel calice fermo questa notte non oscilla il pino \u2013 Dorato \u00e8 dalla mente il pensiero, il travaso. Nascer\u00e0 la citt\u00e0 sui fossili, sulla colpa \u2013 Unica citt\u00e0 di cristalli che ricopre il paradiso fertilizzato, con il nero sangue \u2013 Scrostato, di qualche parola rinvenuta, pur alcune erose \u2013 Pur l\u2019anima non li incendia scesa a terra. Gli uomini guardino dalla citt\u00e0 unica avvenire \u2013 Unifica la citt\u00e0, unifica il pensiero con tono variopinto. L\u2019essere non ha che una forma, per cibo sufficiente \u2013 Citt\u00e0 universale. Pur si assottiglia e per considerare la citt\u00e0 unificata di cristallo. Voci di pallidi precipizi. Per un attimo salii, vidi le scelte cominciare, emergere dal nulla, il discusso gioco. Marciavamo insieme nella stessa direzione per amore. Ognuno si insinua nella morte colle sue tracce sparse e i suoi disegni sopra il rombo del drago. Il tuffo \u00e8 un volo, il braccio che prendeva la sua forma rimase in moto. La gloria non serve pi\u00f9, quindi facciamo tutto \/ Per altruismo. Entravo nella morte come un tuffo in acque fuse in cui non ebbi tempo di riconoscere ombre \u2013 Non era sicuro per sempre il castello, ma dava tempo ai duchi di fuggire. Sparsero lettere e schizzi per scappare, argenti ed ori e i duri marmi. Essi poterono lasciare castelli che ora i popoli invadono liberamente, presi con violento denaro, che lanciato uccide. Tutto ci\u00f2 \u00e8 strano, tutto ci\u00f2 riemerge vivo ed alterato, non la coscienza e l\u2019anima che sparge frutti. Tu che per vie remote mi seguivi. Pu\u00f2 ci\u00f2 che nasce, pu\u00f2 sparire? Crescere non stupisce, e dell\u2019anima non li incollare \u2013 Forme ampie e risvolti e i dendr\u00ecmeri densi. Non spreco i soldi con puttane, ma con le muse. Perch\u00e9 provata una, sono gi\u00e0 tutte, cos\u00ec prossimo al Foro, dove consegno cose, per scambiare. Dici parole vaghe variegate d\u2019assurdo, sempre pi\u00f9 delicate e senza peso. A te ogni beneficio preservare quanto e finch\u00e9 puoi.<\/p>\n<p class=\"p3\" style=\"text-align: justify;\">Ho cercato l\u2019acqua, che velocemente sfugge \u2013 Torna lentamente agli elementi, sparsi e divisi. Ma l\u2019anima in attesa, prendendo vento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LIBRO 40 Dolorosa \u00e8 la felicit\u00e0 Dolorosa \u00e8 la felicit\u00e0, priva di attese; perci\u00f2 le metto in fila, le conosco; perci\u00f2 seguir\u00f2 \u2013 L\u2019anno verso il dopo \u2013 La terra \u00e8 ancora bianca del suo ghiaccio. E mi do tregua per rifarmi sentire. Oh! Fate, Oh pellegrini miei compagni! 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