{"id":216,"date":"2024-04-30T08:44:38","date_gmt":"2024-04-30T06:44:38","guid":{"rendered":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/?p=216"},"modified":"2024-04-30T08:59:08","modified_gmt":"2024-04-30T06:59:08","slug":"libro-79-poetry-puzzle-poema-on-line","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/04\/30\/libro-79-poetry-puzzle-poema-on-line\/","title":{"rendered":"LIBRO 79"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>LIBRO 79<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Rotola la testa innframmenti<\/strong><\/h2>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Come uno sprofonda in fondo all\u2019acqua verde, gli oggetti come cristalli molli, scende nella morte cos\u00ec vedendo \/ risale a un avido respiro \u2013 Clandestine cose contrabbandare i cibi e le bevande \u2013 Continuare a raccogliere i frammenti dell\u2019universo, che appare inutile al raccoglitore \u2013 Ma dove, dove sei? Dove trabalzi l\u2019una e l\u2019altra cosa, combaciate \u2013 Perch\u00e9 volete vivere, sapete: non c\u2019\u00e8 solo utilit\u00e0 nello sguardo \u2013 Era venuto raccogliendo semi, pi\u00f9 avanti segni forti, qualche miracolo che parli \u2013 L\u2019abbiamo allontanato al silenzio anche tu, Lamberti, ad Oslo sei morto, con un bel cognome. Questi li porto fuori, li raduno, se ho capito la scrittura formale, ma quella aperta mi sfugge. Frammenti di cose molli non combaciano. Anche tu, Lamberti, a me significavi? \u2013 Non sospiravi d\u2019essere, tornavi. Sulla neve nessuno si incammina. E cos\u00ec fece \/ se sai, e non sai, ricomporre i frammenti.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Frammenti di un dio luminoso si sparsero d\u2019inverno. Era un colosso lucido e possente. Coll\u2019inguine e la testa rotta in pezzi. Non vendette mai quel violino esploso, fatto di ottone. Anche il vento pu\u00f2 rompersi in frammenti e le grandi cose si aprono e si scuciono. Cos\u00ec mi parve vita quel che era dolore: cos\u00ec, malgrado tutto, ho conosciuto un luogo non spezzato e rotto, dove le immagini, gremite, erano strette alle carni, e i corpi si muovevano come bisce quando l\u2019uomo le strinse in un sacco. Perch\u00e9 sei scuro in volto oggi, a contrasto? Fu visto in una luce millenaria \/ dove non c\u2019erano confini \u2013 Nella luce millenaria \/ un vento riflesso, una parola si attenua. Sei tu la voragine scarlatta? Spostata di un soffio dal mio passo? \/ Non c\u2019\u00e8 altro a venire \u2013 Il destino si dispone fluido, come un luogo a venire, mutevole, impreciso, che si sposta al mio passo. Sa di me quel che vuole: \u00e8 leggero, sprofonda, non posso prevedere. Non posso stare in un nido se era una cosa lontana nel suo sole \u2013 Il tuo passo abbia una meta fuori dal destino \/ in lui comunque, devi precipitare.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Intricato e misterioso, pi\u00f9 scendo e pi\u00f9 salgo \u2013 Ancora gracile il re ed appiccicoso come un pulcino dopo i sogni. L\u2019uovo \u00e8 un luogo intero \/ s\u2019era cos\u00ec scisso in mille parti, inerte, muso e senza luogo \u2013 Era un uovo spaccato, disturbato dal brusio, e l\u2019onda di ci\u00f2 che c\u2019era, aveva avuto costrutto, ma non ricordava \u2013 Quello che era fermentato nell\u2019essere ma non rientrava. Ti dissi: \u201cFammi!\u201d. L\u2019essere non era dietro l\u2019angolo \/ non rinumerava ogni momento i suoi punti \/ ma proprio perch\u00e9 io ero non potevo contenere il tutto \u2013 Mio re, che fuggi \u2013 L\u2019essere ti cerca, fermentando estraneo, se ossessivo e concepisco, non devo n\u00e9 adorare n\u00e9 biasimare. Devo perorare, constatare il sacro e l\u2019impossibile dominio, ed allertare: questo \u00e8 pi\u00f9 sacro, eppure non negli schemi dell\u2019uomo, eppure non nei confini accertare dove sia la morte, dove si sia aperta, dove si sia aperta e infranta \u2013 Conoscendo, cos\u00ec, avremo spazio quanto ne basta, come al gatto basta il territorio bene conosciuto e le sue prede, cos\u00ec che sia ancora quello che era prima che fosse. Se vita si riassume va a sparire \u2013 Vita si espande di parole \u2013 Vita ripossiede quello che \u00e8 perso, senza gerarchia \u2013 Ti giuro che far\u00f2 del bene \u2013 Dammi un tocco \u2013 Tu, femmina, un sussurro nell\u2019orecchio come un confidente \u2013 Esiste se \u00e8 sparsa, riprodotta, lo so, vive di vita \u2013 Ma qualcuna ombrosa, ultima, nel nascosto ciglio, non lasciamo che imperatore stermini; ed Erode, ogni figlio di natura, progetto folle, voglio qui essere, sono la forza stanca del destino. Allora, connetti per un pi\u00f9 sacro fare. Non ho visto il miracolo che c\u2019era: dai esistenza tu che puoi all\u2019inaudito. Il resto \u00e8 noia tetra, gallo spiumato, colori vivi sparsi. Dai il costrutto a chi dove si sfrangia. Era rigirata sulla pancia tutta la mia anima quel giorno \u2013 Chi si ciba del frutto azzarda molto \u2013 Era il frutto bello e succoso, era il peccato originale, era l\u2019incesto \u2013 Era solo il timore di colpa, ma era l\u2019unica via del sacro \u2013 Conoscenza per il sacro stesso: cercare di essere non pu\u00f2 essere colpa, dopo che si esiste. Prendere un piacere non pu\u00f2 essere contronatura \u2013 Se esplorando il divino, come qualcuno sa, sa per decreto dell\u2019imperatore, senza averlo esplorato, lo ha scalzato, sopraffatto dalla potenza sparsa, unico demonio, mantengo dignit\u00e0, se non il senno \u2013 L\u2019imperatore dice: io mi nascondo. L\u2019imperatore della terra si discosti \u2013 Qui coltiviamo i frutti nell\u2019orto, ora nascosto. Il re si pieg\u00f2 sulla scienza sacra, tocc\u00f2 le religioni; voleva sapere, non credere (ho preso per paura la sua via). Cosa mi \u00e8 valso il frutto integro pi\u00f9 volte frequentato? Dall\u2019albero di fico nella calura, preso a grandi braccia, pendeva la tentazione, carico del dolciume ai mossi insetti. Dal dolciume insensato il poro pervasivo di papille dolciastre \u2013 Mio mistero trasverso, mio mistero riverso \u2013 Non ho visto altro scosceso incanto, margine pallido al vero: essere cos\u00ec presso non sapevo essere cos\u00ec vorace, e sentivo un canto, di trasverso mistero. Tutto questo fresco moto di ruscello, erbe che piegano la libellula ardita, l\u2019ape, la mosca \u2013 Allora non sapevo domandare \u2013 La domanda era statica, diretta, riconosceva risposte, se fossero date. Allora dietro una foglia stava la pelugine chiara \u2013 Allora il dolciume del frutto, la pera marcia a terra dove sibilava la biscia \u2013 Marciva il tremendo ronzio, marciva tutta la frutta matura, abbandonata; come, non munta la vacca aspettava le mani a massaggiare, che sprizzava latte tintinnante \u2013 Allora le domande non c\u2019erano sui fossi o la domanda stava, come la lunga incognita di quel calore sordo, che costantemente puzzava dalla morte. Allora, all\u2019albero sovraccarico le vespe spingevano il miracolo un altro po&#8217;, verso il compimento, lo svolgimento era la pi\u00f9 pallida parte della vita, dove poi si \u00e8 gremita. Ma ora si apre e stende come un bel lenzuolo e la quaestio \u00e8 sovrana in ogni forma. Ma quanto ancora sentire e potere. Vogliamo ancora peccare. Quel peccato non abbiamo saputo in verit\u00e0. La vera storia \u00e8 altra \u2013 Tutti i morti che immagino sospesi, cosa sanno o hanno saputo. Se ci fosse intenzione di risposta, perch\u00e9 non \u00e8 nata \/ e il ragno costruiva prospettive. Non chiedevo al mondo altro che stare.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Come il falco s\u2019annida sulle vette, per vedere tengo la distanza dalle cose, sicuro, per guardare, ma tutte sono prede, come conigli. Ogni attimo vedendo e poi pensando, tengo stretta la vita ad ogni cosa \u2013 Anche ad un muro, anche ad una solida parete. Non c\u2019\u00e8 ancora che tiene a questo fondo ed il sole non si stinga per essere cosa. Questa \u00e8 la difficolt\u00e0, non ha risalto. Rive verranno o diranno delle cose e trasparente, clandestino, povero, negletto, sfuggito cos\u00ec dall\u2019essere, imprevisto \u2013 Altro non era che una macchina astuta. Ora fa capriole l\u00e0 dove non \u00e8 richiesto, ora si contorce, allontanato dalla sua stessa pace, dalla diversit\u00e0 auto-generata. Ma lo strappo era previsto, insieme a quelle cose. Quello che vive, quello che impara a vivere \u2013 Ma non ancora impara a non morire. Quello che evolve fra le idee. Qualcuna \u00e8 predatrice, altra obbedisce \u2013 Meglio esiste quello che armonizza, non la sopraffazione, proliferando.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Se si dipana assai la tresca che la vita compone; penso l\u2019obbligo e l\u2019insidia, la volont\u00e0 precoce. Il dolce stimolo qui giungeva, arrivare indifferenti al luogo, salvo non sia nido e dimora \u2013 Non contengo infamia, non pi\u00f9 infamia di sangue esposto e raggrumato precipitando, vomitando, a te si dipanava e sfilacciava, perch\u00e9 non possedevi il destino e pensavi che l\u2019essere fosse s\u00e9 stesso. Non sapevi a chi passare la forma che risiede nella sua natura, ed espansa e accartocciata \u2013 Tomorrow living \u2013 Acceptable compromise \u2013 Frequentava donne bellissime prive di pudore \u2013 Si compiaceva di bugie, ma non vi dava alcun respiro, il mio cuore veniva navigando in quello spazio, era uno spazio aperto. Io ho passato il valico pressappoco, appresso sono slittato di scene e di moine. Come un semplice stato, nello spazio finale preso dimenticando \/ e ampio \/ sei tu a misura di vecchiaia: dodici steli hai raggiunto, come dodici gocce qui espanso, poroso. Voglio sfilare la pelle del mondo, voglio scorticare compatte bugie \u2013 Nella costellazione fragile del vento \u2013 Tam, tam, tam, tam \u2013 Privo di sospiri \u00e8 il cielo alto, nebuloso, increscioso, di molte sponde, di carretti, misurato dai pesci che si aggirano nella terra cinese a Taiwan, al confine di vetro, prima che ben composti li assaggi. Dal confine di vetro non protetti dal suo sipario, e se scendi nella notte ad osservare dalle stanze sbilenche se accendi la luce si rimuove ci\u00f2 che era forse fermo o si rallenta, ci\u00f2 che aveva moto segnato ritorna qui alla compattezza del sogno dove le cose si mischiano avventurose \u2013 Torna alla giovinezza gravida, torna al bordo tetraedrico, all\u2019icosaedro, e che sceglieva arrogante la sua faccia, e determinando il destino, scegliendo il destino, non so se sia aperto, se ci sia. Il nuovo tenore viene, si rapprende \u2013 Dove sei elfo che richiami possesso? \u2013 Dove Venere infame, che spinge a guerre? Dove percorsi austeri e fiumi, che l\u2019azzurro non tiene di giovent\u00f9? Sono il solo costruire la solitudine da cui la vecchia anima muta e rigenera. In giovent\u00f9 si raddensa la forma delle forme apprese, non c\u2019\u00e8 niente da buttare, e perch\u00e9 semplificare? Si rigenerano qui i giochi dell\u2019elfo che il suo puro piacere elargisce come amore: non come Venere che ha doppio fine e attrae per generare; non vuole puro piacere \/ concede attentamente e dosa a misura per sedurre, ma cautamente, e perch\u00e9 mai sprecarsi, dissiparsi e trattenere il filo che alle cose si aggiunge e le rintela: costruisce il violento rivenire, il filosofo vede nel vivo desiderio il suo tenore \u2013 Ho un desiderio strano, sopito nella terra, azzardato, concesso \u2013 Cosa ho perso, da dipanare? Cos\u00ec quel che ci ha spinto nel mondo si mantiene e stringe che lo decreta, costringe eppure muove. Cos\u00ec per essere, ci siamo concessi, come fossimo schiavi e ci riconcediamo, lasciati vuoti dalla vecchiaia, non trovo niente; cos\u00ec non trovo niente \u2013 La donna allatta, si gonfia a gravidanza \u2013 Tenta il gioco \u2013 E l\u00e0 si chiude il cerchio, annoda l\u2019anello della maglia \u2013 E poi, che fare? Intrappolati allora per pensare, forse \u00e8 il contrasto, non c\u2019\u00e8 forza oltre, di qua, invece, beviamo forza d\u2019essere come da un vino \u2013 Torna dunque dove si costruiscono i fatti.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Non puoi possedere il vento se lo aspiri e lo risputi. Solo una parte di esso si divide e ritorna. Siamo l\u2019essere s\u00ec, che vi appartiene: non per un attimo possiamo rinunciare; cresciuti nel giardino dalle mille forme. Seguendo il ritorno, il gracidare di galline per le plaghe, pezze residue della neve, non trovo nulla per strada, neanche un dio \/ Tu che non appartieni a questa terra, hai messo in fuga, dittatore, i nostri scopi, impedito paure, e quindi felici attraversiamo la terra \u2013 Dittatore fatto di pasta e di pinoli \u2013 Ci\u00f2 non mi \u00e8 appartenuto: io non l\u2019ho visto. I boschi son disfatti, i campi a righe alterne hanno pettinato la terra perch\u00e9 un seme prevalga, come il nostro \u2013 Di notte vengono le prostitute. Non l\u2019ho fatto siglare in ogni foglio per il verso che attraversa le righe e sulla busta arancione sormontando il piccolo gradino o coi sigilli \u2013 Piccole garanzie che nulla sparisce e che non \u00e8 mai successo che una parola sfuggisse dalla busta. Ma \u00e8 successo che il testamento, per miracolo, fosse diverso \u2013 Siamo cresciuti nel giardino, come fiori. Di essi \u00e8 stata fatta serra, le rose diritte e alte come stecchi, districata la giungla. Appartenevo al giardino. Lascia che il fango dei grandi fiumi d\u2019inverno lo invada. Poi torneremo a seminare e raccogliere. A quelle luci, il duomo di trine. \u2013 Dimmi cosa hai sentito, un appunto, teologia ripassando\u2013 Voglio il bene di questa terra, che non respira sotto lastre di asfalto. Non c\u2019\u00e8 dipinto giallo del sole, mosso dall\u2019arco alla parete, che faccia allegria, che dica vita. Intorno a quel nucleo sono certo che si muovevano le stelle \u2013 Ma qui non vedo che gli ultimi domestici animali deformati da forme per lo sfizio \u2013 Il re possiede nelle biblioteche libri maestri e libri-corollario. Le assicurazioni compensano ogni perdita, anche l\u2019unicit\u00e0. Non voglio che l\u2019uomo si ritiri nella melma \u2013 Ma ci sar\u00e0 un\u2019idea da portare come sole, una sola per uomo, che si possa consegnare? Di tanti sforzi, di tanti dignitari del regno e guerre giuste e guerre sante e pace universale che divori la crosta del pianeta. Quell\u2019angolo dell\u2019acqua che ne d\u00e0 la forza \u2013 Andiamo, andiamo, cerca e contieni l\u2019angolo che la rivolta, senza voltarti, era piazzata al centro della vita: era una bolla, senza spazio. Se uno spazio \u00e8 vuoto si pu\u00f2 descrivere in un soffio e quasi non esiste. So che la mente insegue e desidera lo spazio: non c\u2019\u00e8 mente nella densit\u00e0.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Ogni gradino io sono, io sono qui incatenato \u2013 Risalta ad ogni passo l\u2019altezza del rimanente ma anche \/ la mia esistenza langue, si trova e la sparpaglia. Strade a nesso altro \u00e8 scisso \/ Tu che prosegui lungo il filo rotto, che sai misura di pulsioni. Il cuore non \u00e8 intero ma prosegui. Cosa c\u2019\u00e8 allora l\u00e0, vediamo, alla fine di quel cavo. Tu anche ti rivesti di esistenza. Le tue rughe sembrano ferite e le righe incise nelle mani, sulle mani. Tu che vivi meglio di me, con pi\u00f9 coscienza, e tu che hai tutto il corredo delle azioni, che so pregno hai succhiato l\u2019esistenza come un pallone. Ti ho visto rotolare sulle scale, pieno di belle intenzioni, ma, senza coscienza.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Ci sono cose che il destino non dice \u2013 Uomini senza destino e senza storia \u2013 Non infelici, per niente \u2013 Prese per i curricola la strada e lo rimargin\u00f2 dove aggrediva, perse sostanza, come gli dei e le belve. Non c\u2019\u00e8 destino fra le sabbie incolte, non c\u2019\u00e8 destino fra gli schiavi, il segnale talvolta, protetto dall\u2019armistizio universale. Non ritorcere troppo il turbine che diventi furioso, prendi il dolore del sole, quando brucia e soffia, se il vento non segue traccia. Se da ci\u00f2 che sei escluso vieni \u2013 Vagando per il mare, vivendo di pesce, cos\u00ec per abbondanza avr\u00f2 l\u2019eternit\u00e0. Il destino non dice dove si toglie, dove se ne priva, di un dio, sperduto, ingiusto e superfluo, assente per chiunque, assente per il tutto, senza pace ma avversari; ma privo, senza destino se cos\u00ec lo guarda \u2013 Era un\u2019onda vagante fra le onde; confuso ad ombre d\u2019acqua. Per quel che sia mosso e rimosso dalle mille ombre del mare. Scudo forato davvero dai colpi del vento \u2013 Penetrato come danno di battaglia dal resto dell\u2019assenza \u2013 Ad ogni inclinazione vedere stesse onde ogni giorno, ogni secondo, che migra sulla cresta \u2013 Dissolvendo l\u2019uomo, e la met\u00e0 del mare non possiede ritorno nell\u2019alto silenzio e altissima luna mi porta, e altissima stendeva sul mare e amava e forava molte di quelle onde. Da dove sono sceso? \u2013 Ero sicuro che il sole strisciasse contro il muro e la realt\u00e0 fosse meraviglia presa al volo nella sua costruzione \u2013 Messa sull\u2019onda, giorno che congiunge a notte le assenze come non fosse se essere che un ripetuto scherzo, dovuto ai sogni, alla stanchezza, alla verit\u00e0 che si addolcisce e non accetta. Il re \u00e8 sfuggito al vento, ma non basta \u2013 Ma dove sei, dove scendi, dalla natura ed altissima luna? Dov\u2019\u00e8 la cosa che percorri in dolce miele? Siete voi i consapevoli numi, i tesori che mi abbracciano e circondano. Siete voi nella liquida linea che, continua, dipana e srotola intorno come emergenza dei petali tra cose. Pi\u00f9 in l\u00e0 ancora raduno ultime forze, lisci sentimenti e guardo \u2013 Pi\u00f9 in l\u00e0 amo e conosco chi \u00e8 scomparso, e sorgendo e accarezzando. E cos\u00ec venni vicino al re, gli sedetti accanto e piansi perch\u00e9 la vita non conteneva pi\u00f9 dolore \u2013 Ma non fermarti qui. Il re non vedeva persone irreali. Io non sono pi\u00f9 in tempo per ghermire immagini che scendono nella scala di luna non abbastanza giovane per rifare percorsi fluidi nel mare \u2013 Troppo essere per vedere lacrime di un fantoccio \u2013 Sono sceso qui a fianco non vedendo, e quando i sensi scendono spuntano dalle ombre anime; sorgono chinate, come da angoli o da boschi appaiono un attimo e scompaiono; umili, remissive, scolorite, senza pi\u00f9 gloria, sempre momentanee, trasversali come bolle quando scende l\u2019anima naufragando, quando sta l\u00ec. Ondeggiando con un peso leggero, lui cerc\u00f2 di prendere il mio perch\u00e9 gli piaceva il sapore morbido e carnale: io volevo il pensiero che permettesse ai tempi di affiorare e di durare: pensiero di forme, pensiero nascosto \u2013 Non ero re di nulla e il re era nulla \u2013 Sappi che il grano matura anni prima, quando \u00e8 concepito, quando la mente lo vede ondeggiante e le setole molli di rugiada e ragnatele di mille gocce ondulate fra steli appesi alla scala della luna, non c\u2019\u00e8 altra luce e nell\u2019ondulato mare, dondolando in mezzo. What is perfection not another word.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Portami pi\u00f9 in alto degli scuciti nessi, cos\u00ec come hai lasciato aperti \/ gli spiragli fra i miei pezzi \/ Cos\u00ec navigando, come una crosta d\u2019argilla quando secca. Cos\u00ec terreno morto, nudo \u2013 Colla voce di tigre mi riflette per ripetermi, cos\u00ec aperto ma non era aperta l\u2019apertura \u2013 E in un attimo fui donna \u2013 Delle donne prende viso, grazia e profumo \u2013 Si costruisce un uomo nella roccia, un uomo antico, forse una donna. Lo riconosco per il sole a strisce, lo riconosco per la luce giallina. Era l\u00ec perso, quasi inesistente, ma quando l\u2019ombra si arrotonda e piega non si pu\u00f2 riconoscere vivente. A noi non piace dare giudizi, su cosa sia piu\u2019 vivo o m\u00f2rto \u2013 A noi piace solo essere, rinverdire \u2013 Che sia il guscio riaperto, la valva di vagina cui s\u2019appoggia. Cos\u00ec, per essere la madre, la donna rifiorita che germoglia. Bring mother of those boys. Breve e senza tempo vidi vita colare da punti sparsi.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">I do not give you my music. Vola di sangue alterno, vola di rotto scoglio, mente che non tace. Sostienimi dell\u2019essere e del fatto, non quanto poco dura l\u2019inverno, quanto poco la notte, a fianco all\u2019assenza. Come batte la scure alla pianta, non mi posso allontanare; sar\u00e0 presto reciso, col profumo di legno, col bianco inserto. A chi giova, a chi scende? \u2013 Quando ferita che si richiude rimargina l\u2019evento. Per favore, non essere cos\u00ec spostato dall\u2019evento \u2013 Ho una poltiglia in cuore come una nebbia; che si ghiaccia sovente sui profili \u2013 Spesso altalenando, spesso piatta. Dov\u2019\u00e8 quella regione che sia densa di cuspidi e profili sulla carta che non sembrino cotone, fatto di filo che imbeve; che libri e librerie vuole in bacheche che non sembrino ante vuotate \/ delle biblioteche in macero, delle parole perse come un fiore sfiorito e senza frutto. Perch\u00e9 qui non hai germinato? Perch\u00e9 il piacere non \u00e8 valso a generare, perch\u00e9 non ci sono n\u00e9 spettri, n\u00e9 corpi, perch\u00e9 il margine si \u00e8 dilatato. E non tiene il tessuto, tanto tentavo in buona e malafede, non tiene la tela di ipocrita bont\u00e0, di tranelli, cos\u00ec insisti a irretire o imbozzolare.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Ma quello gnomo, nascosto al planetario, lo gnomo lass\u00f9 \u2013 Musica dipanata, opaca \u2013 Non basta la struttura per valicare la morte \u2013 Si ricrea altrove\u00a0 con le dita senili.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Dopo tanto che il vento si riflette come la nota si deflette e sfugge, non sai se permanere o svanire \u2013 Se semplificare, per vedere il dentro, o trascorrendo linee o spazi vuoti, riducendo a poco la nostra proporzione, conquistando coll\u2019intelletto quella estranea. Altra che viva a s\u00e9, altra che pensi, o fiorire tutti i campi di mimosa, ed altri rami e fiori. Si risolse una luce, in quel momento, in quella complicata stagione la struttura svaniva, il tratto \/ diventava elementare e di tutti gli elementi decostruiti restituire il pezzo, il frammento, l\u2019intenzione, sperimentando piccoli moti che riconoscono il centro della terra \u2013 Come hai ottenuto quel privilegio, come i tuoi avi? Colla guerra? Col sangue? La tortura, la colpa, se c\u2019era \u00e8 nascosta. Conosco costruzioni presunte: su quello che si sa, quello che non si sa; maledizioni sconosciute su cui si fonda il nostro destino \/ su cui si fonda e beve il nostro destino \u2013 Generando e generando elevare, anche se il re sia schiavo. Ognuno vuol essere s\u00e9 stesso ed imperniarsi, quanto possibile. Il creatore crede di possedere ogni golem, la creatrice ogni bellezza \u2013 Non si pu\u00f2 ammansire la vita \/ dimenticando \/ e cos\u00ec non \u00e8 pi\u00f9 se la disfioro. Non ha colpe chi \u00e8 creato, ma uno stato, un fardello, una natura. E tolto questo e quello, riducendosi una cosa che non ha arcano, non certo colpe, e non ha matrice: chi genera non sa a quanti stadi di estraneit\u00e0 scende il percorso, cerca nell\u2019esperimento il nodo ferreo, infecondo, elementare; cerca aldil\u00e0 dell\u2019essere l\u2019estraneit\u00e0. Ma quando la struttura si dipana, cosa per esso scopri? Scopri la prosecuzione che travolge: il tratto nel sole, nella guaina del cielo. Lo spettacolo assurdo della struttura che collassa e frana \/ nella sparizione se l\u2019attimo mi tocca, istantaneo e sciocco \u2013 Di qui devo servire il servo che ho creato ma non esiste re senza servi o esseri servili \u2013 Quello che non scompone non \u00e8 vero, quello che \u00e8 vero \u00e8 pregno, aperto, inconcepibile \/ il popolo non vuole conoscere, vuole una tecnica per farsi re, non vuole scienza, cerca di superare la coscienza, vuole liberarsi perch\u00e9 \u00e8 giusto. Il re vuole stare, essere, e cerca imperatori con cui venga la pace universale \u2013 La regola regolante, il rostro d\u2019oro. Re sdrucito \u2013 Chi ti stringe, ti impaglia, ti abbraccia? L\u2019incenso scende a febbraio nella fontana. Ombre, ombre scomposte dal connubio del sole \u2013 Aria incensata che ribeve l\u2019acqua nascosta e nera \u2013 Ombra, ombra sottratta, usa i riccioli del sole che si addensano salendo e mischiano di sostanze posticce, sali, colla natura dell\u2019ombra, a costituire demoni dagli occhi di gufo. Per stupire chi ha denaro \u00e8 nato il saltimbanco, \u00e8 nata la fatica dell\u2019abilit\u00e0 e della struttura, nasce la complessit\u00e0 remota del salire. Forse l\u2019uomo \u00e8 diverso: se \u00e8 alto sia alto e non servile. Forse nasce il dubbio mutilato e sottratto. Coll\u2019ombra salir\u00f2 il rimestio del sole e risalire il rimestio del sole dove nessuno guarda e coll\u2019ombra sgranare il puro raggio \/ contornare di cose l\u2019infido. Se ero un servo non sapevo \/ Io non sapevo se l\u2019uomo che nasce deve \/ comandare \/ io non sapevo se la musica nata a dispetto del suono, non sapevo se scendendo di misura una cosa cresce, l\u2019altra sottrae \u2013 La nostra verit\u00e0 \u00e8 pacifica, vuole solo che ciascuno viva, cercando dentro l\u2019essere un ritrovo, perch\u00e9 l\u2019uomo non deve \/ avere una funzione: servo agli altri ed a s\u00e9 stesso \u2013 Trover\u00f2 sgranando di sua ombra ogni essere che scende le sue ripe e il raggio intorbidito, cos\u00ec tutti nasceranno di mistero, perci\u00f2 di scale; pensa, chi determina i moti, chi tiene la terra appesa. Lascio il guinzaglio, le redini e il mantello \u2013 Chi \u00e8 pi\u00f9 fiero, l\u2019uno non abbia pace e rivenga a compilare i trattati, le pagine sospese \/ Conosco i corvi a lontano, i versi striduli quando rivogliono \u2013 Non \u00e8 una competizione, descrivo il meglio e il peggio \u2013 Voglio che l\u2019anima alta si diffonda: per essere non si abbassi \u2013 Ho creduto \/ di sapere l\u2019insaputo, ho solo imparato la vita soltanto stando al sole.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Il cantante cieco \/ non vede la sua voce avere effetti, canta nel buio, di molian \u2013 For each piece, between us two. Dov\u2019era lo specchio feroce che vedeva? Anzi: le parti complementari si compongono, una reale e una immaginaria. Cos\u00ec ricompongo il mosaico spezzato, essendo due \u2013 Nulla \u00e8 accaduto, uno di noi possiede quello intero. Gli eventi spezzano le cose in una parte di memoria cos\u00ec che tutto si mischia in un intero corso, sanguinante, e l\u2019altra parte per l\u2019intero \u00e8 ben lontana, quasi combacia qualche pezzetto che si trova vicino ed \u00e8 forse un puzzle sbagliato \u2013 Troppo lontani si trovano ormai i pezzi e le memorie, ma se si trovassero non ci sarebbe niente e niente stato, intero nel liquido spessore. Spezziamo e cerchiamo memorie, e le infiliamo l\u2019una nell\u2019altra, cos\u00ec che cose e memorie si complementano e una incolla l\u2019altra. E ben lontano \u00e8 attorno il tutto nei frammenti, e che vale tornasse a impaginare? Originaria \u2013 Cos\u00ec cerca l\u2019umanit\u00e0 sterilizzare \u2013 O riportare alla divina trasparenza \u2013 Qui dei frammenti accesi, luminose onde sul crinale del vasto mare di ossidiana. Cos\u2019\u00e8 la luce che si frammenta quando sei nel mare? \/ La memoria mi hai preso e l\u2019hai portata in un luogo lontano. Nulla si scopre invano, pu\u00f2 essere una via di noi vermi a nodi inaspettati. Mi ha scomposto le cose in due sistemi. Non \u00e8 diviso, \u00e8 misto quel che si vede \u2013 Una mensola, un appoggio, tutto l\u00ec, al nostro capezzale. Per il viaggio interrotto la nostra breve paura, come un tuffo. Ladra era stata della mia paura. Quello che tu credi riversare nel mare, affiora nella bonaccia, oleoso, e ti circonda \u2013 Quello che alla vista tutto si confonde, fra l\u2019impatto e il tuffo. Ho bevuto qui e l\u00e0 sempre quell\u2019acqua, quale torbida e immersa. Non sono io a toglierti lo spazio n\u00e9 l\u2019aria; sono gradini di una scala \u2013 Tuffandoti a testa in gi\u00f9 come la gallina cui si taglia la giugulare e corde per guidare. Drena il sangue colando, dalla gola e dal cuore. Gli diede cibo e poi gli d\u00e0 la morte \u2013 Credo tu sappia e, se non sai, lo dico \u2013 Dico di foreste che non vedono e non guardano, mari miti e profondi, era simile. Non hai visto le colpe trasudare come petrolio? Dagli i semi a mangiare gli avidi interstizi della terra. Quel seme sempre piccolo e cosparso. Il suo futuro dove \u00e8 stato? Chi \u00e8 stato? Chi si sorprende? Il giorno in cui la vita si raggrinza, come una spugna strizzata di forza \/ spremuto fuori viene un frutto amaro. Era un acido rigurgito di cose, senza volont\u00e0 rimasta \/ un rapido segnale che le cose raggrinza, senza la foglia, era sceso di traverso, come spesso il vento una cascata luccicante. Cos\u00ec la luce si coagula nel sole e si rapprende \u2013 Io non posso essere che un residuo di fuoco, pressappoco brace, pressappoco un margine di fuoco. Per\u00f2 se questo viaggio attende giudizio, sono un calore imprigionato, sospeso in aria \u2013 Al di l\u00e0 del sole, che raggruma su questa piazza \/ Ogni cosa che ricordo esiste \/ se supera la morte \/ se la contiene come trappola il topo e il cosmo si impossessa come il solo padrone. Re di mia vita, guardando e spiando? \/ Vieni caldo o freddo come un morto? \u2013 Intanto si raggruma nei soli il calore primario e qui dove viaggio nella fredda acqua, non c\u2019\u00e8 che un mitilo riflesso. Eppure so che un sole che riscalda, fu culla di ogni cosa e di ogni pensiero, di ogni coscienza, figlio del frutto quando \u00e8 moro, \/ quando \u00e8 indorato e caldo \/ Perci\u00f2 percorri il sole preso dal melograno aspro. Perci\u00f2 percorri il tempo per irraggiare i mondi che fioriscono sospesi a biglie d\u2019oro. E tieni la mente a freno, non correre troppo. Non si fonda col cielo e non abbia pi\u00f9 risalto.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">I miei avi mi chiamano \u2013 Tiene l\u2019intestino del re la memoria di quel che digerisce, prende dal seme, prende dal contadino \u2013 I miei avi mi chiamano a riscontro. Say is that the muses were not descending deep.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Scostata per un poco la coperta, gli avi si raccolsero l\u00ec intorno \/ erano gli avi, rossastri in viso \/ erano gli abitanti dell\u2019universo, con berretti aguzzi, occhi a guardarmi, ed a dire: sveglia! Se le bianche coperte del mare si aggiungono. Come se da una discesa precipitassero, contro, contro, contro \u2013 Non \u00e8 mai troppo il denaro o un dio dagli spigoli del cosmo stavano a guardare, stavano in quest\u2019isola in moto \u2013 Nessuno ti contempla e ti raccoglie, per mute ossa da qualche moto che ti lava il vento. Come cosa inanimata pu\u00f2 appassire? \u2013 O resisto, contro la discesa delle onde per il vasto mare. Ma non scendo, risalgo, brucio assieme al re che le governa. Veloce, come lo spirito nel tempo: minuscola strage, strage d\u2019insetti e schiume, insetti che ci guardano pregando \/ Ci sono forti e salienti con altri, diretti e lisci, ma di altro so che sia perso, e viene a macchie, sono sicuramente venuto ad una cosa, sono sicuramente acceso, ad una cosa inviata e morta, ad un rivolo di sangue \/ alla roba superflua, ai segni di bellezza \u2013 Carico qui le messi nel granaio e lo trasporto di beccheggio e di tonfo. Mi sono impadronito della direzione e la mantengo. Di qualcuno si perde il seme e il collo. Di qualcuno beccheggia ed alza il tonfo \u2013 Non c\u2019\u00e8 onda che venga perch\u00e9 altra \/ la libidine infuria sui possessi. Non \u00e8 qui altra sponda che s\u2019arrivi delle molte menti che si sguarda. Dolore, per non sapere, non vedere nell\u2019impasto argenteo di chiarore che dipana stelle, tutti spostandosi a cercare, ma di poco \u00e8 concesso. A nessuno viene il premio: remunerati sono gli dei? \u2013 Tutti s\u2019avvinghiano al remo ed alla barca, incide dal cielo luce che discende per traverso. Aveva un passo malfatto, di una storta progenie, non si corresse mai, non lo corresse.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Nel pericolo che tutto ci\u00f2 scompaia.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LIBRO 79 Rotola la testa innframmenti \u00a0 Come uno sprofonda in fondo all\u2019acqua verde, gli oggetti come cristalli molli, scende nella morte cos\u00ec vedendo \/ risale a un avido respiro \u2013 Clandestine cose contrabbandare i cibi e le bevande \u2013 Continuare a raccogliere i frammenti dell\u2019universo, che appare inutile al raccoglitore \u2013 Ma dove, dove [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":233,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-216","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libri"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.3 - 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