{"id":218,"date":"2024-04-30T08:46:48","date_gmt":"2024-04-30T06:46:48","guid":{"rendered":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/?p=218"},"modified":"2024-04-30T08:58:40","modified_gmt":"2024-04-30T06:58:40","slug":"libro-89-la-semina-la-fecondazione-e-la-nascita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/04\/30\/libro-89-la-semina-la-fecondazione-e-la-nascita\/","title":{"rendered":"LIBRO  89"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>LIBRO\u00a0 89<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>La semina, la fecondazione e la nascita<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Il fuoco<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>La notte<\/strong><\/h2>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Il valore pendeva dal soffitto. Cos\u00ec ho parlato dell\u2019acqua. 1) Il nucleo assente che la governa si inflette lentamente, sono cose trasparenti al tatto, che nemmeno il sole riconosce e riporta come il tocco non s\u2019infrange. Rosso \u00e8 il colore del vento, quando non sferza, quando risale. Quello che \u00e8 liquido ci ospita evanescente, delicato ad esistere. L\u2019esistenza non pu\u00f2 essere interrotta dalla trasparenza che ci avvolge: nulla al di l\u00e0 trasparirebbe, se non fosse. La parola appare nell\u2019ineffabile, il suo complementare contrario, e in questo migra e appare; ma di che cosa parla, di cosa \u00e8, come il numero, scatta e lo racchiude? Non si potrebbe sapere, non comunicare, se non ci fosse in mezzo l\u2019esistenza, dove viola \u00e8 potente, tenebroso, \u00e8 fatto di miscela di contrasto scuro col luminoso; un denso granulo di nero omogeneo col vento. \u00c8 una ricetta amara sapersi possenti dall\u2019estraneo, essere quel che siamo, della natura di quel che \u00e8 trasparente. Cos\u00ec ho parlato della trasparenza, cos\u00ec dell\u2019acqua e dell\u2019aria, che l\u2019avvolge. Io volavo non precipitando, come sa fare chi ha il cuore attento.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Ci sono parole che non sanno, non sanno d\u2019essere e vivono in sordina \u2013 Non sanno di comprendere altre cose, sospese e senza nessi. Ha sparso i semi e le ceneri della sapienza, ha rubato la morte a Dio. Vieni, convoglia, staglia: \u00e8 uno, \u00e8 solo uno il mondo tutto intero, che non si scuce \u2013 Non ho mai visto cosa venire da altro mondo: a questo sempre viene e poi dispare. Non ho mai visto altro che stracci e sogni. Com\u2019era quella guerra priva di persone? Se da un altro mondo viene un sussurro. E dove sei si spacca come tu fossi la fenditura.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Se il verso ed il riverso tu m\u2019intendi, e il lume viene e l\u2019altro l\u2019attendi \u2013 Ma la luce scompare, l\u2019altra attendi di molti rivolgimenti, qui rimane, il pi\u00f9 lungo e il pi\u00f9 corto \/ come in un bailamme \u2013 Di quello che la vita mi riversa, cedo alla morte, cedo, mi abbandono: quello viene con fracasso al carnevale. Negli occhi persi del fatto trasparenti ritornare qui a morire nella casa \u2013 Dissemino il sapere, dissemino le braci \u2013 Ho amato e fecondato molte donne, ritorno dalla semina a casa \u2013 Torno a fermo scoglio \u2013 Obliquo torna il re dal vento dipinto \u2013 E dai riccioli chiari, sparso di gesso sciacquato come spruzzo di fontana e qui contempla l\u2019essere, l\u2019essere stato; contemplate saranno le cose dopo i semi \u2013 Indica come il vecchio istrione, con il dito teso, come dai semi saranno sostanze estranee al suo essere, all\u2019essere dei sogni crescendo ora e dopo, senza bisogno. Legati dagli scopi umani, alla vittoria, la morte eroica che rapisce violenta, riparti e lascia altri, a superare e coprire, risistemare a garbo. Lascia che le truppe si frantumino; lasciami alla scienza a contemplare come pu\u00f2 succedere se muove, se la ruota benigna non si infrange \u2013 Molecola attesa si comporta \u2013 Fa che scintilli la lama bene affilata, al sole. Fai che gli intarsi legali abbiano arte. Il fuoco si \u00e8 sprigionato da ceneri infette. Fuoco freddo se ricopri colla mano \u2013 Hai invaso tutte le ceneri del mondo, se sei cenere, tutte le ceneri sono alte e accese da fuochi, senza incendio \u2013 Ma vedo fuochi spargersi ondulati. Ha portato il suo suono fuori dal continente, nella nebbia, dove duro, freddo, dimora. Il suono della tua \u00e8 sommerso da altre, invadenti. Ho visto salire molle fuoco, che si riaccende; la fiamma tu la sai, come scomponga misura altre misure, come divida e bruci fino in fondo, come velluto scende dal sipario, come sta fra il nascosto e chi l\u2019attende, come si veste e si spoglia a primavera a chi non ama, ma conosce &#8211; \/ Il fuoco si sprigiona da altre coste inaspettato ed \u00e8 altra cosa sulle cose danzate, dove era fermo chi poteva aspettarlo? Venire da altro mondo e decomporre, fino alla cenere divisa. Allora il fuoco ho visto alleggerire ogni sostanza, il fuoco che bruciava nel mio cuore, e aveva un fulcro, un peso. Un fuoco che giaceva sulle membra anche quando era notte \u2013 Il fuoco che rigermina la fiamma, dall\u2019uno all\u2019altro focolaio non si spezza, trasmigra, accende alla vita che brucia. Libera fuoco il legno, con sussulto. Converge e diverge le case, preparate per la pioggia. Ho visto divorare parole, lettera a lettera, annerire la carta bianca; ho visto per una guerra gente perdere la memoria. Non getter\u00f2 dall\u2019arco la bambagia impestata, infettata di fuoco, l\u2019arco che lungo (\u00e8 come se in ogni momento la morte mi appartenesse) \u2013 E perci\u00f2 fossi vivo, perci\u00f2 sapessi. Supponiamo chi barcolli, dubiti o scenda per le scale. E brulic\u00f2 col vento in aria aperta.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Ancora il tempo del pendolo risulta dal tocco ed il tempo lo correlo e come il fuoco mi \u00e8 parso dalla cenere emanare, aspetto il tempo che pendoli riverso. Ogni volta che la vita sbalordisce, ogni precisa volta, ho diviso un attimo in frazioni, ho detto al pendolo, rigira, ho detto al fiore, traccia, l\u2019audacia stessa, che alla primavera s\u2019addice. Questa \u00e8 la sponda del monte feconda. L\u2019acqua veniva posseduta \u2013 Come una forza attraente che mi avesse in suo possesso. Dove hai spostato l\u2019acqua velenosa, dove \u00e8 disapparsa? \/ E scavalco le ombre: dimmi, dimmi chi ruba dai segni i loro oggetti? Dove dentro la parola il mondo scoppia e non vedo come dentro all\u2019unit\u00e0 che chiude, al numero che racchiude \u2013 Da essa sfugge talvolta tutto fuori. E si sparpaglia ed emette un succo agro nero che si dilata: guai se guardiamo dentro quella pasta, dentro il numero, che prendi qualit\u00e0 che non deve avere \u2013 Tu, bene ancorato su queste biglie, la scissione dell\u2019atomo non vedi \u2013 Non sai come si spande senza misura e ferisce la mente e nulla \u00e8 nulla, cos\u00ec che spaventosa appare ogni cosa e di noi stessi tieni i piedi saldi. Cos\u00ec il frutto si accese, si decompose e sprigion\u00f2 energia e fuse il resto da una monade all\u2019altra, scontrarono e produssero fluido che colava, come da un orgasmo cola sperma, la parola si aperse, aveva succo dolce e di certo divino.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">La mia mattina \u00e8 rotta, levigando; conosco, levigando. Spremo il succo vitale che proviene dall\u2019acqua che sale dal dio ferito, come il suo sangue. Chiudi l\u2019interpretazione del mondo in una boccia e conosci una parola per l\u2019etichetta. \u201cCosmo\u201d dici, rifletti. Anche la nascita, anche la nascita proviene e il cosmo mi rallegra, caos di stelle; come un principio d\u2019oro fuso, e di quello spruzzato, che mi vela e rattrista. Qui cresce il grano di oro, il riso curvo \u2013 Crescono attraenti frutti, che radunano ladri e soldati nelle guerre; eccoli i frutti, frutti divini, sperperati; frutteto ricco di ronzii, infestato di insetti che pompa insetti \u2013 Questo \u00e8 il nostro paradiso infestato, agglutinato di desideri, mosso dall\u2019amore. Il vecchio copre l\u2019automobile col telo, perch\u00e9 non invecchi. Scavalca il re le ombre che si frappongono alla via, dimenando la testa come un cavallo strigliato. Disperatamente sciolgo le memorie \u2013 Ho sceso via Torino di sbieco \u2013 Non ho pi\u00f9 l\u2019et\u00e0 per compatirmi, sparse le mie ceneri lontano, cinquecento anni dopo la mia morte \u2013 Sono un fantoccio di stracci l\u00ec a guardare \u2013 Ma l\u2019avrei dietro dopo, ancora un minuto l\u2019avrei detto \u2013 Sono in quello caduto e sparso, che marcisce a terra col suo liquame \u2013 Vivido di insetti che lo creano, ultimo sparso e primo sparso. Re che tu al centro sei e ti senti, spiegaci come radiale \u2013 La nuda pietra dei gradini non si addice al centro dell\u2019universo. Lisciata pi\u00f9 dai passi che dai costruttori \u2013 Ho sospinto la mia stessa speranza fino a qui, fino al precipizio, dove ci sono spaccature e colonne allineate a reggere l\u2019ultima trave. Viene da Dio il frutto, \u00e8 la combinazione dell\u2019ingordigia col ronzio che riduce \u2013 Quello era il paradiso dei conigli, che alternava la pianta alla vigna: denso, corrotto, degli acini macchiati a verderame \u2013 Quanto vide la vigna di soppiatto amanti \u2013 Era pi\u00f9 \/ alta di tanto alla portina sceglieva il cielo che voleva al noce grosso \u2013 Non esco pi\u00f9, non amo, tolgo i limoni per l\u2019albero ad alleggerire \u2013 Non sono che un insetto ad Epidauro; c\u2019era un peso nel cuore di qualcuno; se sapessi dov\u2019\u00e8 vorrei estrarlo, ma sono sicuro, in oppressione \u00e8 vissuto. Come sa vivere pesante e vive delle colpe altrui; ancora pi\u00f9 si accusa meno; ancora pi\u00f9 sospinto, se cerca di capire e ne ha una \u2013 Chi \u00e8 gravida di eterno per il liquido sparso lo vede in sogno, granuloso, come il melograno, gravido di molti figli come i pesci. Ho visto persone colte perdere la memoria e spargerla per i prati, cenere grigia. Ho sentito il dolore che emanava dalla felicit\u00e0, dal gioco e l\u2019allegria. Ho visto il dolore e la prosecuzione farsi strada nel grembo, non rispettare l\u2019umida vagina. Tutta la maledizione sia su di te, teschio disperso, e non so se discolpare. Aveva il cielo in mano alla caverna umida, suo abitacolo, e noi cos\u00ec discesi da quel fosso, e sempre discendendo alla vagina; molteplice nascita, come appunto dico il melograno, molteplice agonia. Da ci\u00f2 cosa \u00e8 pesante e gravido rinasce. Non sappiamo se colpa si ribalta cento volte, se brulica e rinasce. Prendi colpe a piacere, tanto le assumi quasi comunque \u2013 O non era piuttosto a beneficio \u2013 A sera quando il fuoco, a sera quando la mente diviene evanescente. Feconda quella, con lo scettro. E prolifera e dissipa altri figli, come lumache che da un centro umido o da una caverna, si dirigono, perch\u00e9 l\u2019amore guida. Sceso gi\u00f9 per via Torino, quanti figli per strada, involontariamente generata \u2013 Questo ho detto, emanazione del mio regno &#8211; \/ Il paradiso \u00e8 l\u00ec, ma si ritrae nascosto. Era un sofisticato mondo disceso da via Torino alle colonne; dove la cristianit\u00e0 se ne fa vanto, d\u2019essere intero. Intanto, in pochi anni, tante cose son successe che hanno rinseccato la vigna, spento il ronzio sui fiori, i papaveri al grano che sovrasta. Eccoli tutti interi, splendenti, intatti, lucidi, e l\u2019insetto feconda l\u2019infecondo. Alle felci arricciate stridono i freni e la polvere nera. Ha messo le campane, nel silenzio o nel rumore, tolto il campanaro, troppo vecchio \u2013 La morte \u00e8 venuta per tempo, ha sottratto la morte di vedere \u2013 Mutila la notte quando ti svegli, ma non \u00e8 logico vivere ancora \u2013 Tu sei troppo pallida: una neve sta allora nascosta dal sole dove si scioglie il filo d\u2019acqua fuori dal ghiaccio perch\u00e9 sei troppo pallida. Inducimi alla tentazione, fai che la carne rosa sia pi\u00f9 bella del frutto, fai che l\u00ec dal dio venga il sacro divieto; ma tu proliferando avanzi \u2013 Perso nel frutto noi sappiamo \u2013 Quello era un gioco, i vestiti di sorrisi sospinti assieme. Il frutto dell\u2019oblio era, non della conoscenza \u2013 Caro, piccolo uomo, che spavento! Alla condanna il fiele; per versare immagini nel cielo, e rimediare \u2013 E ritrova cosa il guscio vuoto. Era un malinteso la scrittura. L\u00ec dimenticher\u00e0 il bene e il male, il dubbio, la scomparsa. Non dimenticare a quale fine, ma fui perso e si perse il paradiso. Quel frutto mi faceva dimenticare e se ne and\u00f2, disperse il paradiso. Il dio vide il destino e non disse nulla. Quella dimenticanza conteneva il destino. Quello che ha perso l\u2019ha perso per l\u2019oblio. Non seguire solo il desiderio, disse, e rendi la coscienza; ma se ne and\u00f2 per mangiare e dissipare e proliferare, se ne and\u00f2 dov\u2019era pi\u00f9 spessa la guerra. Nel cascame il dio non fece nulla, vide il destino. Hai voluto non vedere e cos\u00ec non vedi? \u2013 Stai l\u00ec nel mondo senza aver guardato, perch\u00e9 guardi per corrodere e mangiare e dissipare e proliferare. Mi dolgono gli occhi, li prendo e me li copro con le mani (dita) per scaldare. Dice: guardare, ma non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da conoscere se non c\u2019\u00e8 il giardino e la vigna. Non hai voluto la conoscenza, ma il manto stretto che creava la mappa delle cose: ma vista la mappa orde selvagge hanno fatto tecniche di guerra \u2013 Ma se la libidine \u00e8 esausta, ti trovi esule guardando. Ora puoi avere conoscenza ma la bellezza viene quando \u00e8 amata, quando il bello viene, ma qui il centro nel placato giardino e su di esso torna di nuovo amore \u2013 E scriveva sui fogli e sulle strade, la voce opaca, la voce millenaria.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Sangue divino eri raggrumato ad oriente, oltre le nostre facce. Era di spalle il vento. Nel liquido si accendono queste poche cose \u2013 Affiancato lontano cammina, che precede sull\u2019argine \u2013 Le stelle stanno alzandosi, molte alla risacca \u2013 Non \u00e8 mai il momento propizio ad alzare con cautela la mano sopra il velo e ammettere il giallo sangue e la linfa del mare che percorre e ha originato di cose maggiori. Ora troppo rosso sangue, che brucia ossigeno, raccoglie e brucia legna, carbone e liquido aromatico che sgorga dalle paludi. Scorre di nuovo il giallo sangue mite e foglie ricche prendevano la vita, qui sulla terra gialla, sulle paglie si \u00e8 assorbita. Ma il troppo sangue dei soldati \/ ma gli esseri che lo bruciano e che vivono, coprono la terra con un ammanto di porpora e di vere ombre, ha bruciato la notte il sole che \u00e8 stato, restituiscono la notte, quello che era del giorno, in bagliori non vogliono la notte cupa e consumano il giorno. Il sole nascosto nel nero protocollo si sprigiona \u2013 Appoggia l\u00ec lo sguardo sul feroce sole \u2013 La bianca linfa dell\u2019universo qui fluisce pi\u00f9 moderata e gialla. Quando la pianta verde beve e fa incontrare la luce coll\u2019acqua \u2013 N\u00e9 io n\u00e9 te vogliamo la maledizione degli avi. Non vogliamo essere locuste o tarli, che il percorso col gemito scandisce nella notte. Se ti sembra cos\u00ec banale perdere la memoria, perch\u00e9 non costruisci la vita intera da quello che hai? \u2013 Riproduci una pianta se \u00e8 perduta, perdi il seme l\u00ec \u2013 La storia, il libro, la memoria, solo i semi che riproducono raccogli, se li hai seminati rivedi la sua espansione e il suo frutto \u2013 Immagini senza commento fluttuanti che mostrano il bel viso sorridente \u2013 Non queste fanno memoria \u2013 Come? Le rigeneri \u2013 Dove \u00e8 il giudizio? Dove sono virt\u00f9 e benefici? Pi\u00f9 semi ho conservato in una teca cristallina, erano le vecchie bendate di nero. E, spogliata, scoprii che loro generano e hanno generato \u2013 Un\u2019immagine ha visto la mente, ravviva ed ibrida e produce \u2013 Sotto l\u2019immagine i suoi tarli minimali, le sillabe, i suoi suoni, piccoli tarli che scavano \u2013 Senza il seme, senza la donna che rinasce coi suoi frutti, senza l\u2019amore, il silenzio dei morti \u00e8 il pi\u00f9 tremendo. Oh! Non dei vivi \u2013 Dei morti che non dicono quando, con cosa saremmo; non dove, se mai, prosegue \u2013 Proruppe dalle scale, scomposto e senza decenza. Dicono se segue quello che era posto; collimano le cose con le cose, ad una ad una, dopo di loro \u2013 Ho sognato le scale gi\u00f9 fino alla cantina o cripta rosso marrone, ma poi dopo le scale era sporcato il pavimento; il giorno successivo sognai le scale al tetto dalle sbarre superabili: cos\u00ec di qui, di l\u00e0 non potei andare: provai in due notti. Ti ho chiesto la coscienza anche se avevi la felicit\u00e0, e provasti il dolore della colpa, quello che nascondi e rifiuti. Hai colto la colpa e l\u2019hai nascosta, insostenibile \u2013 Ancora il poco che vedeva, ma anche vide la conoscenza, bella e fiorente, lucida che scintillava: non solo i fiori erano gravidi di insetti, ma i frutti, ma ancora, ancora, i frutti accartocciati; percorsi di spirali fungosi come pianeti; vide l\u00ec il cosmo, la terra \u2013 In esso la donna disse guarda, prendi, mangia; o forse io lo presi, prima che dicesse io lo porsi; prima che guardasse la guardai. Era per benvolerla, toccai colle dita, carezzando, mostrai lucida, piena, e abbassai lentamente col suo ramo, la staccai, la porsi; erano i suoi seni turgidi di neve, tazze e conchiglie, e bevve il siero essenziale, quello che non \u00e8 completo, quello che non \u00e8 fatto disentangle. Concetti, che si vuole usare con forte intenzione di legare, allacciando al male, e il buono al bene. Concetti politici, sociali \u2013 Bugie non servono coi morti. Il luogo dove si raccolgono bugie blocca il pensiero, assedia il destino, lo ragguarda. Il luogo \u00e8 identico, bench\u00e9 si sia spostato, dove vige il silenzio e il resto \u00e8 fermo, spargo conchiglie in aria, armi conficco in terra \u2013 Mille anni sono come sta facendo quell\u2019ultimo re, quello che vige \u00e8 sacro, ma resta l\u00ec in assenza \u2013 Il sole marciando in un bacio.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Era l\u00e0 intorno non certo lontano; si illuse di stelle e di specchi, trattenne quel che disse \u2013 Un dio scese qui, senza coltello, rapido gesto lo rimosse, continu\u00f2 cos\u00ec ingombro d\u2019altre cose, che la mente portava \/ confinato in uno stretto cancello, precipita la primavera. Credo al sacro, che sale verticale dall\u2019essere, quando si guarda \u2013 Cose, vedo, sparse per terra e rotte \/ ciascuna esiste ancora, anche in frammenti. La legge intera, intatta, non si contraddice, minuta, nei dettagli &#8211; \/ La mano destra porta distesa, quel sole qualche volta spacca l\u2019essere col martello violento e come da pezzi posti in ombra dal lato rugoso. Uno \u00e8 uno, uno, uno, sempre uno, se lo rompi uno \u00e8 uguale a due. Uno \u00e8 uguale a due, se ne rompi uno si rompe solo il concetto; chiudo nell\u2019uno il tutto, lo tocco ad uno ad uno. Un guaio, solo uno, era racchiuso e se lo rompo \u00e8 lui stesso, cos\u00ec conto pezzi uguali o simili; nel nome, nella sostanza sta il diverso: quanto diverso? \u2013 Il nome si pu\u00f2 rompere, ma non si pu\u00f2 contare in due pezzi quando t\u2019uccide \u2013 Il nemico ti recide il nome. Anche l\u2019amore scende, scende e combina. A che livello di superficie siamo, uno o due? Uomini, dici \u2013 Ma non esseri, perch\u00e9 l\u2019essere \u00e8 uno. Il nemico ti scinde in quattro pezzi, cos\u00ec il pensiero \u00e8 multiplo e disgiunto \/ altrettanto si divide in nomi ma non posso dividerli ancora \u2013 Il re era organismo, era il suo regno \u2013 Era la biblioteca di parole, che non sentiva ma che diceva pubblicamente \u2013 Era il deliquio strano, disatteso, del lettore che riconosce parole e le conosce.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Believe me, there are links in things which do not identified by night included by numbers. Quando non c\u2019\u00e8 nessuno ancora, prima che la gente si incammini.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Sostenere il proprio giudizio, quando \u00e8 solo, non \u00e8 agevole, ma chi si stanca d\u2019essere sia maledetto. Boschi di alto fusto e noci; e allora non propaga il seme di tannino \/ Create le favole per contenerli, il marsupio dei popoli. Sono risucchiati, i versi di un animale misterioso si sdraiano acquattati e pacifici, per ora. S\u2019acquattano i ruggiti a far silenzio, ma l\u2019eventuale. Prima dell\u2019eternit\u00e0 provvedi a questo: che i luoghi non siano infranti \u2013 La pace \u00e8 rotta come il frutto in un giardino \u2013 La pace \u00e8 gi\u00e0 rotta come un uovo in uno scempio. Allo sparire dei luoghi le persone non si allarmano perch\u00e9 ci sono strade nuove a portare lontano. Non c\u2019\u00e8 nella noce la pace cos\u00ec rotta; l\u2019ostrica bivalve non respira \u2013 Soffoca il tarlo nella tana espansa, che non ha via di fuga che mangiare, perch\u00e9 \u00e8 cresciuta nella sua stessa vita. Non c\u2019\u00e8 scampo per il ratto sporco di fogna, abbiamo lasciato quei liquami nuovi, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 miglior luogo, ed il nostro sperma che la latrina &#8211; \/ Ma tu credi di venire, tu credi di esaurire. Qui o l\u00e0 non c\u2019\u00e8 nessun luogo che abbia il suo stare, per la provvisoria pace si fanno guerre. Compongono nodi e leggi garanzie, in un bosco fasullo di noci ed alto fusto; quanta paura faceva all\u2019interstizio dei fossi, quanto all\u2019umida gola. Tacevano i terreni irradicati: e cos\u00ec attesi che la nave poi salpasse \u2013 Il terreno degli avi si rivolta, si rigonfia e spacca da, da esso nasce un mostro pronto alla scorribanda, quando il tributo si dissolve e non reca fiori ai luoghi vivi e i luoghi maledetti sono fermi, e si potrebbe stare quieti pensando, ma la pressione aumenta fra rocce, senza segni, e romper\u00e0 la terra con sollievo. Qualcosa attinge e sta per sgorgare. \u00c8 venuto di traverso come un carro pieno di cose, di arance e di limoni, e alla strada fa ingombro, alla strada fischiate: il colore era trasportato lentamente e andava nella tana ad aspettare, aveva semi in corpo, avidi semi nell\u2019umido terriccio, impregnato di fibra stava qualcosa persistente \u2013 Fuggii di l\u00ec, di l\u00ec fugg\u00ec il re, sotto la terra. Sono crespe le nubi e scuro il vento \u2013 Non ci sono pi\u00f9 ombre su quei corpi. Chi guarda al segno ottuso, allo schiaffo maestro? Il coraggio s\u2019addice ai guerrieri: si fanno soldati ma per s\u00e9 non hanno prezzo; altri li devono pagare, per la loro morte &#8211; \/ La notte mi dilania, fatta della loro morte, perch\u00e9 senza prezzo e senza valore. Era la persona stretta nella persistenza e cambiava luogo, si ritrovava con precisione ad un contorno severo. Tutto taceva, scorreva e taceva \u2013 Non poteva fare altro che sapere il segno di s\u00e9 stesso: il nome.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Lui pensa e pensando s\u2019annega \u2013 Ho consumato cose per cucire, per cucire ho scucito nell\u2019odore di ostriche la terra \u2013 Non sono qui per fare la realt\u00e0, essere un episodio (rifare), sa bene il re, questa \u00e8 la sua composizione \u2013 Non c\u2019\u00e8 modo n\u00e9 senso di essere un diluvio. Nello scuro cappuccio che ripara, al vento la parola all\u2019aria mattutina. Faccio un sussurro e piego la barca al fendere del morbido mare \u2013 All\u2019inclinare attendo che la realt\u00e0 si accartocci \u2013 Sono qui nella nebbia propagata, come se il sole non avesse altro bersaglio \u2013 Cos\u00ec mi spendo al mare quanto fu alla terra. Mi dissipo nel mare quanto fu alla terra \u2013 Nel guado lungo, sconfinando, l\u2019immagine di paglia si accartoccia, sar\u00e0 un cartoccio d\u2019improvviso al guado lungo. Io sono andato l\u00e0 dove si vive. Piuttosto che s\u2019accartocci, qui si assorba. Tutti ben sappiamo che la notte \u00e8 penetrabile solo al suono \/ solo risale quando una paura la prende, quando la mente la prende come in una scodella \u2013 Una sola volta fiorisce, conosciamo una sola primavera. Piccoli crepiti, piccoli soffi, scricchiolii, poi divampa la fiamma alta che aspira. La notte \u00e8 lieve e strana, cade, si sposta silenziosa \u2013 Un cielo puro \u00e8 sospeso nel silenzio: le cose guardano, attente e immobili \u2013 Nella notte solo io mi aggiro in questa casa, mentre la primavera si espande e in poco tempo invade quando le ore sembrano ferme \u2013 Taci, re sospeso, nulla si appende all\u2019amo \u2013 Io non abbocco alla notte che mi inganna di altro mondo, cappio, laccio e filo. Tutto sostieni intanto, persisti cielo e nuvole traverse, sostieni di stelle i lunghi lacci e persisti, tutto non si slaccia, non si accascia, mentre qui, per anni, tante volte la notte mi ha rivolto all\u2019altra parte non abbacinata del cielo, mentre stavo solo, riparato, di l\u00e0 rivolto, quando nel cristallo si sosteneva senza che nessuno dicesse, nessuno volesse, nessuno sapesse aspettando che si chiudano gli occhi a noi esseri che guardano nella luce e nell\u2019utilit\u00e0 del giorno. \u00c8 cos\u00ec precisa la notte nel descrivere, mentre noi non vediamo.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Noi siamo marginali, della civilt\u00e0 subiamo la violenza. Loro sono schiavi, noi siamo re. Noi percepiamo d\u2019esistere, ma la primavera che viene, ad irrorare il sangue; alzati da quella schiavit\u00f9 che ci ha redenti dall\u2019attesa. E cos\u00ec persi, emersi, siamo noi sulla linea del cammino, alla destra la notte e l\u00e0 circondo, il libro di cristallo ma le pagine scritte e sovrapposte, le lettere attraverso si intercalano in un reticolo e un traliccio dove s\u2019arrampicano figure, come nella stuoia e nell\u2019arazzo. Pur sempre \u00e8 ingenuo l\u2019uomo alle domande. Pur sempre dobbiamo mentire, dire qualcosa. Il sole riassorbe quel che aveva dato: brucia e arrostisce, minaccia i viventi \/ il sole, che era santo, che era sacro, non ammette che si tolga ogni frutto al paradiso. Questo \u00e8 il peccato lucido e finale, consapevole, e quel serpe lo sa, quello lo vede \u2013 Solo ci\u00f2 che era bello era sopra le cose e dal bello fluiva tutto il miele ambrato. Allora c\u2019\u00e8 ben colpa, ora non \u00e8 l\u2019infanzia. Il serpe traccia segni rotondi al muggito della motosega. Il serpe ha i denti ripiegati, li protrae solo all\u2019occasione. Ecco chi spostava i sassi, li spostava laggi\u00f9 ad uno ad uno per dar peso all\u2019altrove, mentre gli altri hanno sparso tutto il loro veleno per farsi spazio qui, dove non c\u2019\u00e8 niente; non con la caccia, non con lo sparo, non con urla e lame \u2013 Ma del veleno che non ha punte, ma solo rotonda diffusione che somiglia all\u2019onda che si stende, al fiume che dilaga, alla macchia che il tessuto assorbe, uccide dilagando l\u2019uccisore. Abitano nei cadaveri i consiglieri, come le biasche; il veleno ha gi\u00e0 ucciso le duecento cose del catalogo infame. Cos\u2019\u00e8 questo silenzio, anche nel giorno, Besostri \u00e8 morto, Adadio segue. Sul pilastro bianco i fossi s\u2019intasano di fango e di mattoni e spreca semi e frutti. I semi li raccoglie alla granaglia e i tuberi li conserva sterilizzati. Cos\u2019\u00e8 questo silenzio, meglio la guerra viva! \u00c8 un silenzio che scende negli orecchi perch\u00e9 \u00e8 cambiato il vento. Ma i rumori ci sono intorno, impallidiscono sui fossi di macerie, ma non c\u2019\u00e8 flusso, sono andati a sfilare mascherati: chi imita l\u2019insetto, chi la biscia, la tigre, la pantera \u2013 La libellula si \u00e8 corrotta un\u2019ala trasparente ed innervata. Si sono mascherati da animali, ed il regno \u00e8 completo. La cetonia non ha pi\u00f9 il guscio dorato e non va in amore, non depone l\u2019uovo del suo sperma nella desiderosa vagina orizzontale; non ha pi\u00f9 lingua la lumaca per parlare, la veste non ritaglia la foglia a cerchiolini. Dove sono scappati, dove sono andati; ed i crudeli predatori, se l\u2019aquila convive con i droni, non lasciano i bruchi, l\u2019intelaiatura delle foglie (il telaio) ibride in fila all\u2019abbaiare dei cani \u2013 Non lasciavo il telaio delle foglie all\u2019aspetto e alla comprensione e al suo disegno. Cercando quanto sia di sopra e di sotto \/ non vedo il ragno ottagonale stringere pi\u00f9 la tela dal suo centro e non la vede, col periodico occhio esagonale, numero primo (vedeva), numero infecondo \u2013 Tutto \u00e8 molto semplice per te che non produci, che la sua causa \u00e8 artificiale e la tela si lacera, s\u2019arriccia, e la brina cristallizza sui suoi fili. Vivono l\u00e0 nella terra, come le radici. Che chiarore d\u2019insetti \u2013 Questa luce dura e si raccoglie e non conosce i tarli della mente. Che tarla e sbianca le parole che dico \u2013 Sa di una permanenza viscida e incollata. Io pi\u00f9 leggero, io pi\u00f9 inconsistente \u2013 Qui fra le canne c\u2019era un sedile stretto, tutte le cose si potevano pensare; era alto il sedile, alta reggia, e l\u00e0 taceva, cos\u00ec guardando poi tutto taceva, tutto era assente \u2013 Tutta la ciurma sa d\u2019essere e non essere e si appoggia sull\u2019onda che ben regge, dall\u2019istantanea e rapida creazione.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Sai, i ricchi sono strani, posseggono cose che non hai, a cui non pensi, posseggono il circolo del sole, che rimarca. Sai, i ricchi sanno contenere la morte lasciando le ricchezze al disperato cambiamento. Non teme odori scuri, graffi dritti nel cielo, non teme presagi, ma in quel punto una voce, mi trovai in quel punto e sembrava una voce chioccia d\u2019animale. I ricchi sanno, da molteplici libri incamiciati, anticipare il ruolo della morte \u2013 Preparare i successori, vincere la storia. E non sono spaesati quando il sole risale in quel punto, quando il sole abbaglia risalenti nubi \u2013 Con s\u00e9 si porta il segno, con s\u00e9 consegna orgogliosi e interi vessilli. Al centro siamo quasi giunti, non abbiamo dissipato gli attimi furiosi. Sorgente, sorgente, che neghi? Il sole non \u00e8 cos\u00ec grande da varcare l\u2019ombra, neanche la piccola ombra d\u2019uomo. Portati i sigilli della casa. Non ti \u00e8 bastato vivere, che vuoi? Portati al sole la voce era presente, accarezzava; non altri, non posso imitare altri che non sono nella loro morte. \u00c8 questa via assente, avviluppata, attesa, ma non tracciata in essa se vedessi un destino come lo vede il ricco, se sapessi in essa altro da me, se mi portassero cibo degno, forse un destino. Madre, di che hai allattato? Nasceva un re da queste nubi lattee, dal vento freddo che viene; mi hai lasciato ad un grembo estraneo, senza destino mi hai lasciato, inerme: troppo piccoli suoni e cantilene; e storie di pulcini, carezze\u2026 Dimmi chi sono! Portami il peso sacro che spaventi il nemico \/ non puoi scaricare le colpe solo \/ perch\u00e9 altri ne hanno. Comincia a soffiare il vento freddo, dal latte delle nubi. Lo fermava la notte. Questi cibi mi hanno stancato \u2013 Mettili l\u00ec intorno: gli insetti sono voraci, lasciali a loro. Ogni via \u00e8 propria e solitaria, quando specialmente va a svanire. Qualcosa ondeggia ampio sopra il capo: libera le cose dal nostro possesso \u2013 Non rimpiango gli anni giovanili; stupide corse, stupidi piaceri, assumo le colpe, quelle le fermo su me stesso. Fissi in eterno il segno della sua morte.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LIBRO\u00a0 89 La semina, la fecondazione e la nascita Il fuoco La notte \u00a0 Il valore pendeva dal soffitto. Cos\u00ec ho parlato dell\u2019acqua. 1) Il nucleo assente che la governa si inflette lentamente, sono cose trasparenti al tatto, che nemmeno il sole riconosce e riporta come il tocco non s\u2019infrange. 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