{"id":224,"date":"2024-04-30T08:50:33","date_gmt":"2024-04-30T06:50:33","guid":{"rendered":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/?p=224"},"modified":"2024-04-30T08:57:27","modified_gmt":"2024-04-30T06:57:27","slug":"libro-118","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/04\/30\/libro-118\/","title":{"rendered":"LIBRO 118"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>LIBRO 118<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>Il poema in pezzetti<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel dominio delle cose, proviamo a governare<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>La misura, la donavano al popolo, inviluppata in carta<\/strong><\/h2>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><em>Il sole si trovava fermo e retto, sussurrando ai sussurri. Nel profumo del pane sta il mendicante per il soffio del sole fumoso. Ho cercato anime inesistenti, perse in luoghi non visti \u2013 C\u2019era un\u2019anima a cercare, fuori dal rigore del vero<\/em> \u2013 Ho connotato enigmi perch\u00e9 sia chiaro in quale luogo stiamo e da dove scende l\u2019assenza feroce. Ho connotato i limbi del pensiero, ho indagato i limbi ed il pensiero che stava galleggiando sopra gli umori \u2013 Siamo stati, esistendo come uno scenario, come una scena \u2013 Presi i fiori, gli oggetti, come ventri di fumo. Sono stato in risalto come anemoni al corallo creando la realt\u00e0. Germinando ogni giorno poco, che resti roccia, noi tendiamo fili di diamanti e perfetti. \u00c8 semplice nella realt\u00e0. Quel che si dipana, si disfa \u2013 \u00c8 un reticolo imprigionato, elementare, tutto dipanato, si disfa alla visione \u2013 Ed i piedi di Dio fra le lanterne, ed osavo andare nell\u2019angolo meschino. Avvolgimenti di luce, una misura che semplifichi il tutto. Costruisco la felicit\u00e0 per questo scopo: per filare il corallo ed il campo \u2013 Fili di luce per il mio possesso \u2013 Li prese e li annod\u00f2 l\u2019esperta filatrice, l\u2019amore col pensiero \u2013 La verit\u00e0. D\u2019istinto con la grande bugia \u2013 La forza dell\u2019animale, con il metro; e una sola misura, che semplifichi il tutto, che lo tolga, d\u2019essere complesso, oscuro; la mia felicit\u00e0 tessi con gioco, non per giocare, ma essere e formare l\u2019istantaneo accesso al flusso \u2013 Coll\u2019amore che lo prende e lo trascina \u2013 E l\u00e0, e l\u00e0, la vide mentre profilava, distorta, la sua armonia. Ottima attrice. Ed essere nell\u2019attimo, non \u00e8 meno santo ed essenziale \u2013 E l\u2019amore, il ricordo, ci\u00f2 che non \u00e8 avvenuto, non hai accaparrato, per te in pi\u00f9 qualcosa \u2013 Quel che prendi d\u2019esistere, lo lasci e non presto, spero \u2013 Ma dopo, per un soffio, culminare per lasciare di pi\u00f9 \u2013 Tener l\u2019amore stretto come un peso \u2013 Dov\u2019\u00e8 il mio freddo sotto e nascosto \u2013 Dia peso l\u2019amore al nulla che \u00e8 leggero \u2013 Venga a un solido peso; per poi essere scomposto \u2013 La fioritura si riarchi e sappia \u2013 Non vedo pi\u00f9 nel moto dei pianeti, sigle ed enigmi. Ho esaurito le energie per fare conti notturni \u2013 Che c\u2019\u00e8 al di l\u00e0 di quelli, a trovare che fosse pi\u00f9 semplice e unico: un vettore in una curva \u2013 Creo la felicit\u00e0 in un seme, a germinare \u2013 Non per la felicit\u00e0, ma come un servo, perch\u00e9 sia ricco il frutto, sia come un gonfio ventre \u2013 Non per altra felicit\u00e0, per un residuo ignoto. Tu che sai essere felice in uno scopo, togli una scheggia, togline una spina. Torva dove sei e chi sei, senza sentimenti \u2013 Abbracciato ai riverberi del mondo \u2013 Perch\u00e9 scendi nel cuore delle cose \u2013 Chi \u00e8 e chi non \u00e8: chi non contiene. Venite tutti qui, fatevi stretti. Cos\u00ec mi piace, attimi e memorie rammischiate. E tu vivo ed io morto; e tu di questa specie, ed io dell\u2019altra \u2013 Di finestre riaperte e di memorie, non ammetto che il frutto sia spezzato. Certamente sono all\u2019opposto, se vi vedo cos\u00ec chiaramente, sono in altro mondo delle vostre figure \u2013 Contenevo la felicit\u00e0, la contenevo come in un baccello: la emisi come un getto da una gemma \u2013 Nessuno sta dentro le cose, bench\u00e9 nessuno sia spoglio d\u2019essere, dentro il destino denso e oscuro \u2013 Gli enigmi ci stringono le braccia \u2013 Caduti nel dominio delle cose, proviamo a governare; sgomberati i ninnoli degli dei, le belve e gli animali fastidiosi, \u00e8 stata ampliata la citt\u00e0 \u2013 Ma \u00e8 il peggior governo con ampio consenso e senza scopo \u2013 Mentendo di vedere ai passeri, spettacoli serali alla crociera \u2013 Su quello che continua e non finisce, veleggiando di vento, non ancora vediamo nell\u2019oscuro; spesso mentendo il solido sapere e metri curvi che fasciano non soltanto il pianeta, l\u2019universo: sei sicuro che sai per le scene stellate? Descrivi il carnevale ricco e variato per cose e per persone e per balletti di gameti privi della scorza, privi di peso. In un filo si abbraccia il carnevale, di carte colorate e meteore filanti \u2013 Lontano stanno i pensieri, gli atti fugaci \u2013 Cos\u00ec s\u2019arrischia il vento ancora a spingere l\u2019uomo a mare, lontano senti, da quel punto tutto vedi; ma il punto rimpicciolisce a noi che stiamo \u2013 Cos\u2019\u00e8? Dove s\u2019intrecciano le cose agli uomini \u2013 Ma per coerenza prese la sua mano e fu nel mondo stretto, disparato. A quanto pianto, a quanta distonia: defunto \u2013 A finitura di essere, a supplizio. Come sangue di toro sull\u2019arena \u2013 Ripercorri a rampa cose, fra le stelle; qui non mi piace come cresce la terra, folata alle ramaglie, che le scuote \u2013 Vedo limpido il cielo e le sue terre, il vento siderale che le scuote; il mare argenteo inquieto come fatto di liquido mercurio \u2013 Trema l\u2019onda al suo tatto \u2013 Prendi il poema, spezzato in pezzetti, non \u00e8 pi\u00f9 opera d\u2019uomo il suo cristallo; non \u00e8 pi\u00f9 geometria del cielo, sua pretesa \u2013 Non pi\u00f9 \u00e8 dove sei, con un filo appeso come abile insetto di esagoni e losanghe: il curvo ora io vedo nelle mani tremare, vedo Dio paziente, sopportare; che non misura e cerca di riabbracciare \u2013 Il cuore ha spinto oltre, a baluardo \u2013 Patetica poesia, sorgi sorgiva \u2013 Bracca le stelle, insegna poi all\u2019uomo \u2013 Vorrei generare sotto la cascata d\u2019acqua, il prato; e il laghetto e la misura d\u2019uomo che si stende, non altro venivi fulminando \/ azzardando, concretando \u2013 Sulla terra si strisciano le cose, e siamo vermi inermi nella terraglia, senza sguardo e prospetto; e dove stia al cospetto di gran fuoco, sul mediterraneo fiorito, a descrivere il cielo dei suoi punti una polvere bianca sparsa e lanciata in alto \u2013 Dammi la forza che merito al cospetto \u2013 Vicende e fatti piatti, di risulta \u2013 Dov\u2019eri quando stanavo le mie belve, che si sparsero intorno trottando, dopo aver guardato. Appanna gli occhi l\u2019assenza di un ricordo, uomini vuoti! Ho una cisterna piena d\u2019acqua fiumana. Priva di consigli e solo acqua \u2013 Tutti vivono in un cencio di percorso, di strade aperte a rete; in una rappresentazione, di gloria, di vittoria o di vergogna, di merito o di ignominia, e non si ferma come la freccia all\u2019osso o al cuore (di gloria o di ignominia) \u2013 Ho scatenato le mie belve. Ancora si aggirano nascoste \u2013 Da due occhi brillanti nella notte sei guardato \u2013 Salire, le voci che si infrangono alle messi, vinto l\u2019inverno \u2013 Penetrano dalla strada cocci e bottiglie, rotolando sul fosso \u2013 La carezza procede in su alla spiga chiudendone le punte. Tutto si dirige, bench\u00e9 pallido d\u2019essere, con sangue in vena o senza \u2013 Se non sei di questo mondo e se non sei dell\u2019altro, non c\u2019\u00e8 teoria che ti spiega e ti sostiene \u2013 Sei come una coperta e un velo: possiedi la visione e non vedi niente che sia sotto le cose, perch\u00e9 non sei l\u00ec anche se tutto sei sommerso. Emergi e non vedi pi\u00f9 perch\u00e9 non \u00e8 il liquido da cui derivi. \u00c8 un percorso rotto, senza spazio: di l\u00e0 si piega, di qua non ha foresta \u2013 Sono volato a cercare il nido e il cespuglio. La mia tana, le prede, ma non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente, si \u00e8 disfatto \u2013 N\u00e9 la mosca, n\u00e9 il ragno che l\u2019assalta, n\u00e9 la foresta china. Di l\u00ec non si guarda dalla plaga l\u2019uomo che torce e muta forma. Ai confini, vuole vedere, ripulisce, e nel distretto penetra a guardare; a forma di macchia, poi di losanga e di quadrato, e di lista che poi non esca libero animale, non sappia altro di noi e sar\u00e0 meglio \u2013 Avidamente mangi\u00f2 carne, prima la percosse \u2013 Brucia sull\u2019acqua in superficie, luce radente; non cos\u00ec mista che non sa creare. Ho visto specchi deposti al terreno, pieni di cielo, posti sul mare a gonfaloni di guerra, a rimarcare l\u2019uomo: spariti punti non riesci a proteggere lo scopo se ti affrontano e affliggono gonfaloni e stendardi su per il mare \u2013 E con la guerra, Principe, difendere gli scopi \u2013 Difendere il muso alla faina, il pesce all\u2019orso \u2013 Di certo sono, non so se lo sar\u00f2. Intanto sposto cose, le collimo, cerco la ragione \u2013 Come un suono di flauto dal mio petto, un suono che annerisce, come un bronzo; vorrei fossi nel giusto alla regola ferma \u2013 Intanto vedi imbrunire il bronzeo specchio \u2013 Quando solo le lanterne alla bonaccia, quando s\u2019appoggia l\u2019uomo alla sua sponda, ritirato e protetto, un solco nell\u2019acqua non produce: un solco. Ferito il mare e risanato \u2013 Qui naviga, qui gira, il solco profondo che la terra incide al turbinare; privo di soluzione e privo di condanna \u2013 Perch\u00e9 abbandonati alla nostra felicit\u00e0, festa di zombie? Respira appena il tuo corpo fugace \u2013 Togli dal lazzaretto l\u2019unico sano \u2013 Che si impiglia e inciampa ai panni dei malati \u2013 Ho preso la mia vita per un soffio \/ dal cadere. Perch\u00e9 la primavera s\u2019inerpica soffiando e magistrando? Ancora allacciati qui alla vita, ancora protratta e pervicace \u2013 Tu che vieni, superfluo e di passo modesto, vieni come un consiglio inoperoso, senza vitalit\u00e0 e pur senza silenzio \u2013 Gioca la carta secca: tutto gioca. Non ripiegare il foglio quattro volte \u2013 Prevedere \u00e8 audace e ingannevole esercizio \u2013 Stai come giusto e rinchiuso in un granello. E sospende di vedere inasprirsi leggero \u2013 Ti ho sottratto le spine ad una ad una per la tua felicit\u00e0, senza rimorso \u2013 Che sai del dubbio? Come infilare quel che \u00e8 buono e cattivo, immenso o stretto, comunque di disagio, ombra millenaria che si stende sulla prosecuzione paradisiaca \u2013 E agitarsi, agitarsi soffocando per mio terrore \u2013 E non immaginare. Stanno lontano, quanto la vita possa \/ non avere pace \u2013 Gli scrupoli non vedi, le cartucce del vero.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">La notte \u00e8 scorsa come un vespertillo, quando batte le ali senza suono. La notte si \u00e8 agghindata di bevande e ristora nel sogno \u2013 S\u2019\u00e8 agghindata di simboli a collana \u2013 Da un percorso strano ho raggiunto l\u2019anima agghindata, in un luogo di macerie, in una stiva \u2013 Debole indizio d\u2019essere \u2013 Non cos\u00ec profonda \u00e8 l\u2019uscita \u2013 Non l\u2019amore e le carezze risollevano \u2013 Solo quei piedi vedo, con tante lunghe dita, che aritmetica traccia e non capiscono. Si concretizza nelle delizie alterne la vita; s\u2019allevia spaesando. La primavera mi agghiaccia coi suoi scopi e penetra nei sogni, scardinandoli. L\u00ec abita Venere, che collega il mondo e, facendolo di forme, lo ricompone \u2013 Non guardare il pi\u00f9 semplice, appassionati d\u2019essere; e l\u00e0 partecipando, venendo in divenire: essere fra esseri, senza maggior potenza, personaggio di scena regale, d\u2019eccellenza o di squadra \u2013 Di giostra o di servizio, ponendo di diritto o guardando di sbieco. Cos\u00ec, se non capisco, faccio parte: sarai schiera di esseri vissuti senza la stesura dell\u2019enigma \u2013 Bruciato in una pira per distrutta memoria, per sospesa e distrutta, arrovellata e inaridita, fermata dal sangue raggrumato \u2013 Ma proprio perci\u00f2, disfatta e disfacente. Sguscio la bronzea sfera, che ne prenda peso \u2013 Perci\u00f2 tutto abbia peso e prenda peso, tutto quanto, l\u2019anima e di pi\u00f9 &#8211; Oh! Santa, nuda donna, che mi abbracci e tieni stretto alla vita d\u2019accoglienza, mostra i tuoi seni, mostra il latte, lascia che avanzi a poco a poco e trovi di l\u00e0 il razionale, ancora pi\u00f9 semplice, ancora minore, elementare: pi\u00f9 semplice dell\u2019algebra e dell\u2019uno \u2013 Per me tu ricomponi il due, perdendomi, e cos\u00ec mi sono persa di tue movenze e del perfetto seme \u2013 E le promesse strette, e le feconde, dove mi trascinasti per non vedere e, vedendo, consumare \u2013 Mi hai dato il peso che volevo, per un poco. (Talvolta le foglie vibrano se il vento le tocca. Cos\u00ec \/ io vibrai alle sue mani). Queste erano le luci che non voglio lasciare: luci ed ombre di insetti mobili sul muro. \u2013 Hai guardato fuori dalla commedia il carnevale, dove si scorporano smascherati i fatti? Dove le persone sono finalmente fatine e draghi \u2013 Chi esiste l\u00ec possiede l\u2019esistenza. Anima pura, aspetto degli aspetti \u2013 Qui tutto si torce all\u2019esito, quisquilia \u2013 Dove hai visto il destino accartocciare per lunga cosa, per sue lunghe membra \u2013 Finalmente sei stato, in un momento; quando essere altro, cos\u00ec fatto. Hai dato buon auspicio, mondo ritorna: di danze dalle febbri suscitate, di terribili pesti, scese le scale \u2013 Guarda l\u00e0, il rimorso sale stretto, guarda di l\u00e0 la morte ballerina \u2013 A chi mi appiglio? Alle vergini che promettono ammiccanti e vedono oltre e sanno, svestire di sogno, tener di conto e ragioniere. L\u2019aristocrazia benevola. Esce sconfitto ancora il cuore infranto al ciglio della morte \u2013 Esce dalla leggerezza l\u2019esistenza e e vi fiorisce\u2013 Spoglia di quella morte clandestina. Alla fine rimarr\u00e0 riversato come un guscio vuoto \u2013 Stanco di vivere in un luogo vuoto \u2013 Cerco la vita: perci\u00f2 sono inquieto, fra le maschere e i sogni, se stracci e laceri i suoi pezzi \u2013 Cerco la vita e pallida e decisa mi sostengo da solo, ma non posso da solo il regno sostenere. Traete misura da queste cose, come un filo, da queste vicende e da questi pensieri; e datemi la misura, la pi\u00f9 giusta \u2013 Sar\u00f2 felice quando il metro scintiller\u00e0 nel podio, e quando il cubo per litri d\u2019acqua d\u2019aura fontana: e le rane e gli stagni del giardino avranno bordo, avranno moto di alberi, di dipinti, si fermano in telai di carta \u2013 Re, che trascorri i corridoi, ascolta gli avi, che avevano la forza della misura, la donavano al popolo, inviluppata in carta, forme di pesi \u2013 Se dalle scale l\u00ec sono arrivato al colle, ho guardato la vita ferma sulla pianura. Dove i cartocci svolgono di spezie; cartocci di fritto di animale. Tutti gli attimi erano \/ vitali \u2013 Ogni singola visione, l\u00e0 remota e piccola lasciata nell\u2019insignificanza della mente. Re suscita, sovvieni; sorridi ad essi. Loro non si devono spiegare da s\u00e9 stessi, non devono sostenersi ed essere sostenuti. Credimi, ti accorgi? Ti accorgi che tu sei muto e cariato come il trave che, bagnato, non ha retto \u2013 Sotto il tetto da un lato \u2013 Oh! Mio cantore, dove canti alla pianura \u2013 Frattanto non hai visto i grandi fatti, i piccoli ti mostro, di risulta. Ora li mostro interi, non come allora che parevano inerti, spezzati e stolti. Ho ben avuto ora il sentimento, che non avevo \u2013 So che ora sono Ercole e l\u2019eroe; allora non ero niente, mentre vivevo mentre ero Re, non avevo potere \u2013 E troppo svelta, la vita era imposta e comandava \u2013 Comandava sui re; bench\u00e9 di alto sangue, comandava. Ora, mentre sono qui sopito e rimugino i sogni, o sono alto, molto sopra le cose, ma le uso ora e le voglio \u2013 Mentre sono qui come un cantore cantando fra le pesti, senza aver visto il peggio, valutando il destino perch\u00e9 sopra di esso non sia cosa \u2013 Di tutto quel che vidi era un modesto filo, che ho preso e tolto, che ora ha il valore che sarebbe stato \u2013 Un docile presente, una luna riflessa e tremula; e l\u00e0 non era \u2013 Reggimi il braccio. Solitario non \u00e8 chi si misura; anche se in silenzio, anche se \/ ritratto \u2013 Anche se aspro, muto \u2013 Sotto lo sguardo del Dio che sopra passa \u2013 Sgranocchio i gamberetti di tempura, qualche volta il mondo \u00e8 pallido e leggero, e lo reggo come fosse vuoto \u2013 Quando i poeti potevano invertire, la storia \u2013 Ecco la vita, in mano, sangue, eccone il sangue \u2013 Trascinando alle nozze un lungo corteo \u2013 Non c\u2019era nulla che potesse esser felice, nulla che amasse d\u2019essere in s\u00e9 stesso \u2013 Come ad ogni mattina, ad ogni alba sollevasse la testa, fosse orgoglioso d\u2019essere \u2013 Che \u00e8 vita, ora che la puoi pensare, dall\u2019oscurit\u00e0 si leva ci\u00f2 che non capisci \u2013 Pericoloso strato di non essere abbastanza, ferma il braccio, deposita la cetra, solleva invece il viso. Star\u00f2 qui ancora fra gli allungati aironi, perch\u00e9 li ho visti \u2013 Ferma l\u2019ansia e dipingi, perch\u00e9 tu abbia vincere; e tutto sia ammirato. Mangia le cose \/ vive! Sono qui disposte a cacciagione. Colle penne meravigliose e ferite.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Disegnando sulla terra e sulle stuoie parole di pennello \u2013 Dove \u00e8 scritto colle idee: la sosteneva eppure nel velato dominio provvisorio, meglio degli eserciti, meglio dei potenti; prima dell\u2019aldil\u00e0, salto supremo, che straccia uomini e vesti, che \u00e8 sopra le cose, ma \u00e8 di loro fatto, efflorescenza, e non sapessimo, maestri di misura, stare in bilico fra quello che vediamo e non vediamo \u2013 Anguste e strette sono le regole perch\u00e9 le puoi sentire. Quell\u2019urgenza che spinge prima che il sole nasca, arido e secco il sole. Una volta il poeta abitava le regge, pur inchinandosi stava sugli scranni, accanto all\u2019astronomo, per delizia e grazia \u2013 Cos\u00ec ancora decorano la reggia i segni. Le reti delle cose in cui si imprigionano perch\u00e9 il potente anche ha riconosciuto di essere di l\u00e0 dalla guerra, ed amore e guerra a precipizio tolte \u2013 Come si toglie il giocattolo al bambino, che urla e vuole; ed ancora il cammino, presto il tuo cammino, che sei mesi sale e sei discende, come un toro rinuncia se ferito \u2013 Cos\u00ec sei mesi scende e sei mesi risale, e traccia spicchi e chiama vortici nel cielo, e dai quindici gradi traccia il mese alla meridiana. Se puoi fare cos\u00ec, se puoi inverdire le tracce, ogni volta precarie, se vedi quel che \u00e8 e quel che getta \u2013 Sia memorabile qualcosa che eppure non regge. Sia memorabile il pensiero quanto il rischio di morte e il coraggio di guerra \u2013 Se guardi e se trattieni, non ti serve \u2013 E cerco la mia ombra sul selciato \u2013 Appena un po&#8217; al di l\u00e0 di altre cose \u2013 Il mio giorno risale, armi in pugno \u2013 Orgogliosa risulta di umiliazioni \u2013 In pochi anni tutto si \u00e8 mutato. Le erbe cancellano il sentiero, l\u2019uomo le strade; e tu sii felice di vedere e annotare i pregi della stirpe \u2013 Tutto non \u00e8 uguale a prima che mai fosse \u2013 Se il Principe ha guardato, ha reso noto \u2013 Sul suo sacro sigillo, sul suo sacro sigillo, le sue attese \u2013 Sigilli alla rinfusa, oro da colare ai meschini fattori: simboli macerati e confuse storie \u2013 Ha fuso l\u2019oro per spenderne i gioielli, a dame, a dame che divengono madri e battono la serva che risponde \u2013 I tempi duri sono passati, dai popolani ai negozianti, tutti volevano le teste \u2013 Sparivano le terre in contumacia \u2013 Ho costruito battiti di voce, perch\u00e9 la voce non vibra e s\u2019alza \u2013 Non ha rami che crei per nidi, e stava chiusa \u2013 Tracci a terra i progetti, esasperato \u2013 Assaggiando il miele del tempo s\u2019appaga, assaporandone il miele, \u00a0assaporandone il tempo.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Percorrendo il cielo, inciampando nei diamanti e nelle effigi, percorrendo il luogo \u2013 Inciampando nei diademi, Principe e Re, che scese, si ferm\u00f2 alla soglia della terra, e lei lo vide, staccato: lei lo desidera, ne volle il seme, ne prese la vicinanza che irradiava lo sconosciuto, l\u2019altro e l\u2019amore: tutto il corpo fremeva del suo seme; fremeva per averlo e non sapeva, non capiva il suo desiderio ma era grande.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Ricco di simboli \u00e8 il mondo, ti impigli ed inciampi \u2013 Ricco di diademi come \u00e8 stato costruito, ed arabeschi circonvoluti \u2013 Non giudicare, non fermarti. Potresti fermare il tuo destino, spegnerlo nello stagno \u2013 Di vivere sei orgoglioso? Lo vedi? Prendi e solleva la rete, danne taglio, ma con cautela \u2013 Aggiungi ninnoli al luogo sacro, periferico; il ghiaccio si scioglie e smangia l\u2019effigie \u2013 Poni il tuo, accanto \u2013 Tutti gli uomini arrampicano il vuoto, la sola cosa che conta \u00e8 la disposizione; bambole di pizzi, brocche e vasetti, una manciata di monete per passare \u2013 Mi costruisco un luogo, me lo attornio \u2013 Grazie agli uomini che hanno tatto \u2013 Trattenne, sapeva, e immergere il respiro al sepolcro \u2013 Qualcosa non vale nulla; molto non vale nulla \u2013 Ma qualcuno ha fatto, per scopi che non vedo, un edificio, che previene la guerra. Un altare, un altare agli eroi prevenuti. Tutto si guasta e stride, e per muto che sia lascia il suo suono \u2013 Con lui sepolto, le parole scritte si sono mosse e arrotolate come vermi \u2013 Di dove siamo per uguaglianza e unicit\u00e0 \u2013 Dove siete, vi ho visto via sgusciare e schiamazzare altrove \u2013 Alla morte non piace essere, quanto noi al contrario \u2013 Posso vedere qualche epoca indietro, nessuna avanti. Molte epoche hai visto indietro, nessuna avanti. Solo la speranza o la difesa ha costruito \u2013 Tu cosa hai visto l\u00e0, di l\u00e0 dalla guerra \u2013 Sei spaesato in mezzo all\u2019uomo, spaesato sulle montagne \u2013 Non credermi soltanto dello stile \u2013 La vita non \u00e8 nuova; un po&#8217; s\u2019aggiunge \u2013 Non dondola la terra quando il pendolo si inchina \u2013 Non perch\u00e9 si muove altro che non conosco \u2013 E l\u2019anima svanisce nelle cose, come un fulcro perenne, ma dalla sua argentea bava ha creato forme e simboli di essenza, ed essenze. Solo i tuoi piedi vedo dalle lunghe dita \u2013 Descrivere come il mare le gocce \u2013 Se non sai cosa importa, non perdere il tuo viaggio. Cosa descrivi? La misura delle gocce tutte essudate \u2013 E dobbiamo rischiare ancora tutto, felici che non c\u2019\u00e8 tesoro di fuori pi\u00f9 del rischio \u2013 Dove non vedo e dove non traccio \u2013 Ho disposto vasetti su scaffali. Dati i ricordi, estinti i ricordi, mutilando quel che non era mio, ma avevo avuto (canzone) \u2013 \u201cE quel che pi\u00f9 in alto non era nel ciel, e quel che pi\u00f9 in alto doveva tacer\u201d \u2013 Prendeva dalle lodi la sua forza, da quelle che verranno, se non qui \u2013 Ma i suoi scopi sono altri, sono ristretti: stanno su un tavolino \u2013 N\u00e9 nel percorso pi\u00f9 ampio mi affatico, pesante e solitario \u00e8 ogni passo \u2013 Di quello che io sento hai poca traccia. Quando l\u2019essere si spegne e si abbarbica nel vento \u2013 Affondando le dita nel vento della memoria \u2013 Ho aperto le cose sotto i tuoi occhi, come noci di cocco. Ma non c\u2019era selciato che contenesse il passo. Ho preso un pregio a prestito e l\u2019ho coltivato: questi sono i migliori frutti \u2013 Ho visto una mole enorme nel tramonto, e i bambini che urlavano per gioco \u2013 Tutti chiamo a vedere; chiamo a dimostrare \u2013 Se le frasi si spezzano a met\u00e0, fanno rilievo sulla terra e bastoni puntuti tagliano i piedi. Cosa mi permette di essere? Quanto contiene questa sensazione, di librare era il vuoto e il pieno? \u2013 Cose che non sono in un giardino, nascono \u2013 E, credimi, non stanno per ogni stagione, per cui gi\u00e0 le vedo senza inutile attesa, senza inutili attese. Ho dipinto felice inutili rimpianti \u2013 Sacri fiori; ho visto sacri insetti turbinare rutilanti insetti, fiere decimate e pestilenze; tutte mi hanno avvolto \u2013 Io sono stato in piedi in mezzo a loro \u2013 Ho urtato molte cose di risulta \u2013 Pi\u00f9 tardi avr\u00f2 la gloria; quando non mi interessa; in gabbia di s\u00e9 stesso come l\u2019ubriaco \u2013 Ti sfido, il sangue nuovo deve risalire \u2013 Sfidami, tu per essere ti sfido, abbi sangue, abbi ormoni. Voglio sfuggire al corso, dove scende. Raccogli la primavera in stretto boccio. Dimmi, rifuggi, ribalta il segno \u2013 Sfuggi e ritorna, cos\u00ec ti invito! \u2013 Qui impacchettata, dammi la vita, hai concentrato ogni forza nella vita \u2013 Dove sei tu, nuovo essere, dove percorri? A chi appartieni? Muovi le cose come ti piace \u2013 Ricevi l\u2019essere nel cuore \u2013 Dove, mia primavera, stai nel fondo: oltre, oltre vai e non fermare. Vai oltre \u2013 Traccia \u2013 Forse di qua si esce e trova.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Di qui velocemente inseguo il sole. \/ Taccio di cose ambigue, cerco solo motivi \u2013 non coscienza, senza sc\u00f2pi, con voce grave cantando \u2013 Troppe del mondo conteniamo le vie e se svolte a casaccio lo diciamo perso: e non so dove va \u2013 Gli esecutori hanno sguardo critico e distratto, ma pensano intensamente chi tu sia, chi \u00e8, si domanda e dove \u00e8 \/ nel liquido mistero colle dita affondate nel miele \/ senza il giusto spazio \u2013 Dov\u2019\u00e8, chi \u00e8, sussurra nell\u2019orecchio prima di essere; forse per imitare, se mai un frammento fosse possibile \/ da sviluppare in un gioco simile ma diverso o anche totalmente imitare \u2013 Se sul suono ritmato la musica scende, \u00e8 per fingere che sia gi\u00e0 perentorio \u2013 Rispecchiando i deliri, tu mi abbracci, come fossi il bambino che rivede le angosce perch\u00e9 non sa, perch\u00e9 non sa chi \u00e8 \u2013 Se il mondo si rialza, non ridargli stretta l\u2019ansia di riprenderlo tutto non ti prenda \u2013 Sia trasparente il cuore come un tuo gioiello \u2013 \u00c8 meglio stringer bene le sue falde, che non cada a collasso e sia finito il luogo. Aveva un gioiello nella teca del suo petto, che poteva reggere il mondo, risanarlo. Io non ammisi mai che era feroce vivere.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LIBRO 118 \u00a0Il poema in pezzetti Nel dominio delle cose, proviamo a governare La misura, la donavano al popolo, inviluppata in carta \u00a0 Il sole si trovava fermo e retto, sussurrando ai sussurri. Nel profumo del pane sta il mendicante per il soffio del sole fumoso. 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