{"id":66,"date":"2024-03-25T12:29:05","date_gmt":"2024-03-25T11:29:05","guid":{"rendered":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/?p=66"},"modified":"2024-04-10T13:28:29","modified_gmt":"2024-04-10T11:28:29","slug":"libro-96-il-tempo-sgranellato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-96-il-tempo-sgranellato\/","title":{"rendered":"LIBRO 96"},"content":{"rendered":"<h2><strong>Il tempo sgranellato<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>Il mondo preliminare<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>Le fate<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>La terra fecondata<\/strong><\/h2>\n<blockquote>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><em>Il terzo libro \u00e8 senza confini, il terzo libro \u00e8 smisurato, e porter\u00f2 a rivedere straordinari colori, e come a tradimento l\u2019animale disponga il sesso adunco per fecondare e possedere e trasformare. Questo e altri prodigi raccoglier\u00f2 a ricordo, come una spugna o come una membrana.<\/em><\/h5>\n<\/blockquote>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Vienimi incontro dalla spiaggia verso il mio trono nell\u2019angolo, di pietra, o mio diverso spirito, mentre i sogni si sfaccettano nel vento. Vieni incontro al piccolo re qui confinato, re di nubi e protetto fra i sacri fragori. Come \u00e8 usuale a parabola vola la palla e secco schiocco di legnata, risponde l\u2019onda, sogna vittorie e glorie il ragazzino. Non pi\u00f9 voglio soldati come questi, audaci di una audacia che non scopre. Batti sul legno, mare, e suggerisci, vieni a sederti qui che ti racconto: come il bianco candore da lontano sia di luce comune alla palla e allo spruzzo. \u00a0A parabola si lanciano ed inflettono, su qualunque pianeta, come qui sull\u2019estremit\u00e0, a volo limpido e pulito. Cos\u00ec ti conosco semplice destino continuo di parabole e di schiocchi; curva scaglia la palla contro il mare e rigalleggia sulla luce a velo instabile e vibrante: qui riconosco il segno dei pianeti dove il pallido uomo si arrovella e lentamente la nave allontana e le circostanze ti dovrei spiegare, audaci e stolti, se pi\u00f9 vigoroso li reinghiotte il mare. Non importano pi\u00f9 le circostanze se dietro la palla e i desideri corre l\u2019uomo e scompare dopo che depredata l\u2019isola rimane. Ora \u00e8 pronta e feconda per altre vite che ricerco. Dove formano nubi e dove ripiovono scure, dove il sigillo pongo al patto estremo e la nube si squarcia in un prodigio: una diritta asta di luce segna una direzione dove vado cercando la lingua ed il segno \u2013 Non perdere quel punto e quel momento, che i prodigi son rari e una risata dei sassi e delle onde li sbeffeggia. Vado all\u2019appuntamento, ma non conosco il tempo e la distanza. Piove a piccole gocce e punge a scroscio una lettera nel puzzle si consumi e la riconosca e la rilegga. Era il segno ad attrarmi, era la nicchia della morte, era l\u2019amore? Era la caverna che protegge dai sassi, era uno scuro essere mosso dal mare; non mi umilii il percorso difficile, l\u2019aquila millenaria mi rapisce il re, quello che rifuggo. il saliente, il fermo sole. Qui vado ad incontrare o qualcuno o qualcosa: varo leggi fra i piccoli gigli non fioriti, vedere ed ancora vedere: ecco la roccia rossa, la foglia variegata. (Dio degli eserciti \/ raccogli la sua anima \/ in questo angolo di cielo riservato ai martiri e agli eroi). Alla croce ed ai venti al boccaporto \u2013 Vengo dal vento e non mi riconosci! Tempestato di sole e di diamanti penso come sia vinto dalla pioggia nel segno \u2013 E riporto quel segno e quell\u2019incontro? \u2013 Sono nel luogo e attendo, nessuno qua risale a questa via, bench\u00e8 non subito mi sono mosso.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Il mare sgretola i pensieri con l\u2019urgenza che ogni attimo si chiuda e ogni ciclo si compia. Il giro si compi, di cui si compongono i millenni come raggranellarsi i soffici, vuoti, ciascuno come bolla. E il sonno troppo non mi prenda, da esso sorse un essere piatto e vorace, che lusingava le attese e il lento fuoco delle onde. Questi sono i gradini ed il suo scranno, l\u2019acqua che la luce brucia e ritende su chi tu non conosci chiusa verginit\u00e0, intenso spirito ridotto dal continuo magma caldo a poco a poco a gelosi frammenti sguarniti di l\u00e0 dal grigio mare, sotto la luce il popoloso abisso della notte, tesa ignoranza dalla luce, lenta speranza avvolta al suono. Tu sai, tu inventi ci\u00f2 che \u00e8 e non \u00e8, ripeschi il mio profondo polline di fiore. Muschio inutile bruciato sulla frana, cielo scolpito, efflorescenza di cosmo che l\u2019ombra muove, che la ruggine ha vinto, granulosit\u00e0 di umido e di azzurro, nudo colore, campo da mietere delle ambrate spighe. Ritorno a te pelugine di luce alle spalle del mare, campo dei mille grani, delle cento parole diffuse e perse di mondo in mondo perch\u00e9 ogni briciola e frammento non abbia pace nel cercarsi e le connetta amore, sorge vaga dai minuscoli gorghi. In loro nasce il mondo, li ragguaglia, congiunge e scompone piccoli sospiri, prova unico suono e riprova, presso l\u2019ombra che lo sventra, che lo attende nel gurgite pescoso. Io non ti ho detto ancora dove verrai, non ti ho detto ancora il fresco monte di diversa natura, che di astri diversi si compiace, come la capra nei sentieri dove il mare ieri era furioso, dove la morte mi ripraticava: astuta, nebulosa e molle vita, mi sgarbi accanto ai fiori che trascini, mi ricavi il seme dove non c\u2019\u00e8 pace. C\u2019\u00e8 pace nell\u2019ultimo suo luogo, ti smemora e pace ritieni nella fenditura della roccia. Essa \u00e8 la morte stessa mascherata, c\u2019\u00e8 felicit\u00e0 in quel compenso e tu ritieni nell\u2019essere ventoso, in cielo il vento inflettersi la luce che li acceca, che contorce la roccia e la accalora, che flette e piega ogni tuo uso, che suscita la fame; che germina creature nel tuo silenzioso ventre acquoso, e aspetti e guardi che sgattaioli e scappi come la formica, meno che insetto, granchietto filiforme, lusinga di futuro. S\u00ec sulla punta, ribadisce la vita, il suo pizzichio, il moto lento e grave, il mostro e la caverna, l\u2019ombra fatta di vie, a me oscuro, guardo gli dei descrivere, congiungersi su ghiaie, sento e risento nel mio ventre scherzare, striscio di colori, come il sangue striscia nelle vene, sento rotondo rotolare a me aggiunto, esterno ed insidioso ed impervio di rocce mi ragguaglio come se fosse mio il profilo che nasce inesistente, generando il sommesso pianto e lentamente dunque dagli scomparsi continenti a preservare da esseri successivi, senza domande da fare e siete presso la buia roccia per lunghi momenti. Ogni essere in ogni forma \u00e8 perplesso e stupito presso la dura e la persistente forma si rafforza e si rinnova di attesa in attesa, non prepara il sentiero ed il timore mi riprotegga \u2013 Infiniti animali che si deliziano d\u2019essere ogni tanto al sole o guardando il possesso, individuati e soverchiati, attenti sulla lingua buia del pensiero. Sempre un po&#8217; pi\u00f9 vasti, un po&#8217; pi\u00f9 perplessi, che rifanno l\u2019amore nel canneto preliminare, attenti, ma ad inganno piccoli ricircoli, piccoli ricicli e voci e suoni, piccoli suoni ascolta, minuscole bolle vuote e membrane ti assalgono e rimuovono uno per uno che a poco a poco prevale sul pensiero e lo riversa, e a poco a poco scende e ci cammina. Io sono madre nuova della vaga terra \u2013 Riprova \u2013 Che un diverso sentore ti ravvivi, ti sconcerti, ti pieghi e ti sconcerti pallido sole, tremolante freccia. La dolenz\u00eca dell\u2019essere avvicina cosa a cosa e separa e pi\u00f9 utile madre, dove cresce la successiva luce e si fa rogo. Piega la testa, attendi come tutti i viventi l\u2019ameba in forme che abbia sviluppo e ordine e coerenza.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Vedi, il terzo libro sorge coi dubbi, genera fiocchi, li diffonde ed aspetta l\u2019alba, vede i primi passi e vergine si accende sulla roccia e non c\u2019\u00e8 dove, non segno, continuo e trasparente richiama il mare, gli spiriti salienti vaga di desiderio, e altrove, altrove rondini si risvegliano al volo come qui i gabbiani pigolano e si riflettono. Era un flauto tenue per ricominciare, era primo suono denso sul mio primo vigore, era primo raggio il segno della fiocina nel mare. Il cerchio e il buco era il dopo profilato nel cuore, il cerbiatto che brucava altrove, la rugiada prima del cuore, prima dell\u2019attesa, il raggio gonfiava le nubi e lo spiraglio prima di essere si attacca al sole, prima che sia lo riconosce e stringe prima che sia, lo ritenta e feconda e cambia luce, come il sasso sporge dalla sabbia e scende dove non vedi, contornato di assenti millenni, sogno di sogni, senza bugie. Questo \u00e8 il prima, il rotondo, la penuria dei gabbiani che segnano il cammino, delle tempeste antiche e smemorate i muti cristalli. Quel che interessa non \u00e8 nato, sale al sasso di appoggio. Cappuccio di vento, adesso scala e rotondo percorso \u2013 Chi mi raggiunge, chi mi raggiunge l\u00e0 sotto le cose? \u2013 In bilico allo spaventoso, ai fiori delle rocce, alle fenditure primigenie, verdi e feconde, al franoso sentiero, al rotto scoglio, che conduce di l\u00e0 come una morte. Equilibrio che ondeggi sulle rocce ricamato dal vento, preferisco d\u2019esistere in attesa, fra le rocce cariate, fra le crepe, nel dominio dei venti, sulla aggiunta luce \u2013 Collega suono a suono, qui tutto \u00e8 rotto, rumoroso senza ascolto, e s\u2019affettuccia e si accende e si incammina, un\u2019ombra che si muove e che si aggiri al risciacquo non nato che persiste visto o non visto, si staglia sulle rocce quando il sole rimuove venti, non vede dove scivola il masso, dove lo aggiunge. I pesi si sbilanciano, si inflettono, ripiegano le attese del luogo, che pare fermo, ma scende come lava nel dirupo, conquistata la mia terra. Era il profilo di un\u2019altra isola. Prima che tutto salga e cada, sugli esseri non c\u2019era che l\u2019assenza. Germi molteplici scendono dall\u2019uomo, strisciano a margine, si appartano dai venti che il lieve fluido che ricopre gli strati ed \u00e8 un piccolo strato legato dalla terra. Fino all\u2019ultima molecola leggera e pi\u00f9 distante salva al vuoto il vuoto cosmo \u2013 Questo mi dici, se quel che dico \u00e8 vero, tutto \u00e8 impossibile, tutto \u00e8 meraviglia, tutto gioca nel sole ma ben oltre, tutto s\u2019affaccia allo stupore, sguscia e si schiude, nasce sapendo e non sapendo, nasce uno spirito od un corpo ed appaia: contenitore di merenda della prima fame, di tutti i passi dopo che pietre e ioni sciolti ospitati dall\u2019acqua il gran terrore di essere, la scura coscienza di essere migliori, costruiti dagli esseri e dal sangue divorato, dalla linfa di rocce e di aspri fiori, scrigni ignari di sapienza, di insetti, di lumache ondose e scolopendre. Chi batte sulla roccia, la ragguaglia? Era solo il mare? Era suo figlio? Contengo la memoria di ogni cosa delicata e vincente, sommario di come sia esistito, costrutti e riassunto della storia ed i vinti, i passati \u2013 Non chiediamo del dopo \u2013 L\u2019amore che riprende sempre il doppio, il sasso che si scaglia. Siamo memorie, solo memoria del magma regolato di postille, di precisi segni meticolosi, memoria delle leggi e dei modi. Ora \u00e8 il dilemma, se il cammino vogliamo invigorire e la memoria sia creazione \u2013 Non farlo \u2013 Disse Dio \u2013 Te lo sconsiglio \u2013 E lo disse la donna \u2013 Prova tu! Ma qui regola ferrea si impone dove andare prima del che fare. Il principe capisce il prima e il dopo e cosa fa memoria e cosa gioco. Si schiudano rumori da lontano, non solo il fare crea memoria, non solo questo vento ci ragguaglia. Non solo il vento sia la nostra culla di idolatre speranze, di maneggi. Ma un disegno avr\u00e0 da prender corpo, nuovi governatori, come Dio. Quella punta rocciosa mi frantuma il pensiero, lo attanaglia. Dove gira il vento la collina, chiama gli uomini a raccolta al tuo comando, raduna le tue forze ed insegna, il grembo fecondato ed il suo coro, regola la minaccia, guarda avanti, avr\u00e0 la gloria a chi non piace la guerra dove scende e si placa la risacca, dove il vento ed il sole mi ritace, dove la tortora regni sul suo regno, dove ogni essere \u00e8 amato perch\u00e9 esiste ed ogni altro essere che sar\u00e0 creato, sia sostanziale, cosciente o virtuale. Abbia giusta fecondit\u00e0 ed abbia membri e sia degno e fecondo, ibridi i segni, e ne faccia suo codice e memoria, da cui evolvano gli esseri, da cui si rifeconda. Ed era il mare, col potere nascosto che asseconda e stringe e attornia ed affeconda, prima di prima cosa. Sul gelido ventre della terra al limite del mare, il principe cammina rettilineo bordando il conosciuto a chi si affaccia, il conosciuto respinto, che sincrono e diritto corrode e dice sui rotondi archi segno senza parola. E ricade dal primo raggio il dolente stupore che sospinge sulle spalle ed avvalora d\u2019oro il cammino. Il cammino che segue e che precede, senza nubi e governo lo delizia il sole e ripiega pi\u00f9 alta la lucida sequenza delle cose che ravviva. La lucida sequenza che la scorre. Le prime tre onde vigorose, mi ravvivano attento, mi ritorcono quello che l\u2019esatto profilo del sasso dalla sabbia circonda e richiede nella dolce forma chiusa. Tu nasci, tu sei pi\u00f9 di me nata. Io qua interrompo fra il guscio spezzato ed il cibo rotondo. Misura i passi dei gabbiani che paralleli alla linea rifilano edifici, non di pietra, al naufrago esausto e nel tuo cuore, che ripulsa lontano, ad altra meta. Punta la roccia opposta al maggior vento che conosceva, il sole sorga dal sangue, tuorlo di fecondit\u00e0, succo arancione che si versa sui percorsi tortuosi, sui sentieri rocciosi il vento posa. L\u2019ultima vita \u00e8 la pi\u00f9 ragguardevole al pari della prima. Tu che giovane amore hai generato, come uno spazio aperto, una prima misura. Conoscimi come la luna che il vento si trascina, come nel tramonto serale la luna segue il sole (come nella sera) e la grotta sembra passi felpati di gigante. La mia poca vita mi ricrea, mi trova ancora stolto \u2013 Il sasso che si rompe nella breccia, l\u2019ombra che esiste se non esistiamo \u2013 Per il vento migliore e tumultuoso il mio piccolo amore avr\u00e0 sguardi di pianto come un bambino che ha gi\u00e0 perso un gioco. Non sono necessario, sono un superfluo re, sono una foglia sottesa in venature, sono l\u2019arrendevole moto d\u2019ogni tratto di pelle, sono la luce dell\u2019onda grande che bianca si frange, sono il mio dolore impercettibile e acuto, sono il sasso sbieco. Sar\u00f2 senza essere, dove pi\u00f9 si sente il mare tempestare in alto dove il suono sale alto alle rocce, alto ai sentieri di cinghiali. Dove sono i mostri che camminano, mostri corrosi. Sotto i tre denti che hanno preso il grecale, sullo strapiombo dove \u00e8 un rischio passare, oggi pi\u00f9 alto come il cielo offende l\u2019alto. Sui fiori di rovina \u00e8 il sentiero pi\u00f9 alto oggi, il percorso dove la famiglia di idoli si aggruppa ed attende, ma uno \u00e8 solo ombra, c\u2019\u00e8 e non c\u2019\u00e8. Nessuno passa nel sentiero basso, il mondo \u00e8 morto o sospeso. Ma l\u2019altra pietra non \u00e8 rosa ma infranta presso la morbida erica e il cespuglio, cos\u00ec dietro la vita dolorosa scorre un moto persistente, e lascio palazzi e colonie dove il mare \u00e8 pi\u00f9 tiepido e macina fra pietre di barriera, ed il principe vuole sia dipinto nel suo palazzo il riquadro di pietra e mare, perch\u00e9 della terra si rammenti, il suo popolo venturo perch\u00e9 della terra il suo popolo si paschi, come un giglio non la divori nella sua bellezza, diminuisca il possesso, riduca la colonia ed abbia cura. Pericoloso margine e suicidio di chi, cui tolti i sudditi e le guerre e il disamore. Quei fori aridi si tengano in memoria, si frugano in memoria nei festosi palazzi nelle ammirate navi. Non c\u2019\u00e8 ricchezza pi\u00f9 grande e prorompente che il dipinto globale mostra con orgoglio il vanto che possiede e il territorio, il vento al precipizio, la misura di nobile persona. Dove il sole infrange i piccoli sogni di potenza, i miseri percorsi di guerra \u2013 Impara \u2013 E sia la vita. Rieduca dall\u2019aridit\u00e0 il bianco fiore e sia nobile chi ne sia pi\u00f9 ricco.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Viaggiava sdraiato sulla barca, lo sguardo al cielo. Solo il vento prosciuga al naufrago il pensiero: viaggiava terribile e scontroso, senza disattenzione, fisso a travalicare quello che \u00e8 ancora senza meta, lontano da dove l\u2019onda riscuote sulla riva, circondato dalla dama bianca incantatrice. Solo il sonno prosciuga la duttile memoria, circondato da direzioni diverse, intricate e multiple. Le tiene lontano come il fuoco le fiere, non sei perso per tornare sospeso sul mare che barcolla, tu non sei perso, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 dove, \u00a0nel sonno eterno dove non c\u2019\u00e8 dove \u2013 Voglio vedere un profilo che nasce e che ondeggia, come un pulcino disilluso. Il sogno mi culla e mi rapisce, mi indebolisce ed abbandona \u2013 Il sogno senza guerra mi ferisce di sbieco, mi allontana e il pallido cavaliere percorre la battaglia senza ferire ed essere ferito, scorre e ne corre ma nessuno osa ferire, fantasma bianco incandescente, dimorando sulle punte scoscese di nord-ovest, facilmente ti annienta nelle creste del nudo spruzzo, impallidisce gli scogli e li ravviva di veli d\u2019acqua incandescenti. Che ne sai del suo manto, del suo pietoso tremito e il vigore? \u2013 Sai solo che bendato percorre le cascate, nella luce dell\u2019incubo lo invochi, sdraiato sulla tolda, addormentato re sul bianco bacio ti risvegli fra creature incuriosite e riassopisci, pallido cavaliere delle tempeste, tiepida brezza e carezza. Seguendo il pomeriggio sonnolento all\u2019alba delle onde tiepide nel mare, di carezze fuggevoli e frescure cui poggiano tutti gli animali, uniche degne della vita che trascorre. Facili ombre che scorrono di uccelli. Il principe si distese senza sponde, senza costrizione.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Re del tempo, che lo chiudi in scaffali, rubicondo re. Aperto nel vento vola l\u2019altro futuro aperto, futuro libero nel vento. Come si richiude pagina a pagina e lentamente, da solo.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Non ci sono qui facce dove s\u2019applaca il suono del mare. Nulla conosco di questo mondo lontano, dove non c\u2019\u00e8 risonanza, alta e asciutta, dopo il tragitto alberi si frangono all\u2019orizzonte e sono lontano dal respiro che avviluppa. Qui si sfascia la benda come lontano il tremito del mare: e il dolore vuota le cose come gusci, sto forse per nascere? Appoggiato alla grigia membrana. Chi mi vede, chi mi consiglia? E chiamo mostri quelli che intravedo: intanto il rotondo percorso si \u00e8 incrinato e corroso, si \u00e8 frastagliato ed in parte \u00e8 franato. Ma Venezia era pallida e bruna, divideva piccole scintille sugli ormeggi e il vento l\u00e0 si inalberava nel vuoto di un fanciullo, nei noiosi giochi, nel cuore mi risuona il morto scoglio che la marea circonda, sperso e spaesato su chi sia e sar\u00e0, con chi gioca il silenzio e cosa attende, dove nel remoto scandaglia? Nell\u2019origine pescosa? Indietro a ventaglio e l\u00e0 dove l\u2019imbuto \u00e8 stretto, l\u2019innocente incesto, la convergenza, l\u2019orifizio minuscolo, la punta dello spillo verso l\u2019aldil\u00e0, verso il prima e l\u2019altrove. Toglimi dallo statico tempo connesso fra i due limiti.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Per primi onor\u00f2 i suoi antenati da lui disposti in fila con le pietre, attraversando l\u2019eco dei cani sospettosi. Il sole non si sa dove risorga, tutto pallido il cielo ad ogni ora. Ho girato pietre in verticale contro la forza della terra perch\u00e9 non morissero, osservato le gocce farsi cerchio e dissipare seguendo gli andamenti dell\u2019acqua. Su queste pietre erette si ricostruisce dove ho sprecato la memoria? Succhiate dal baccano senza segnale dal silenzio e dal vuoto, radi ciuffi di fiori dissipano profumi umidi e ciuffi gialli rarissimi nel campo. Non c\u2019\u00e8 cecit\u00e0 pi\u00f9 grave ed assoluta che bieca felicit\u00e0. Per transitare sulla corda ci vuole cautela e non slegare i cani. Essa ti regge. Acqua che scrosci nel flusso ti riconosco da lontano: ti vedo che increspi, nascosti chiss\u00e0 dove i segni voraci del tuo flutto, i tuoi capelli fluenti, e ti allontani al mio cammino. Non \u00e8 vero, non \u00e8 qui chi sregola per orgoglio sfrenato, chi non regola e rispetta, chi non ammette tutto. L\u2019uomo nelle sue parti deve progredire, non si pu\u00f2 lasciare un pezzo senza sbilanciarsi nel vuoto: sia degno il suo cuore di rispetto e incontri la dignit\u00e0. Dove romba il tuono grigio da lontano, dove ghiande e nocciole emanano profumo rispettoso dei deboli e dei vili ma degno, benedicendo il profumo della ghianda cariata, fra l\u2019ultimo bosco e la radura dove non esiste uccello, ragno, o percorso, e il silenzio coltiva vite ombrose. Tolta \u00e8 la comunanza e il patto, i miei sudditi hanno avvelenato i campi, i ragni non producono spirali, quello che \u00e8 morto non si fa rispettare, non fa guerre, genera pace \u2013 Sono sordo o non sento fruscio di uccello in volo! \u2013 Le semplici armonie, le libellule rotte e gli sterpi bruciati sono immersi nella grande pace \u2013 Io porto la guerra \u2013 Tu l\u2019hai rotta: tanto benessere, tante prospere spighe che si piegano nella pallida ignoranza. Cosa trovo ora nel mio regno? L\u2019arrogante opulenza, il riso satollo, e hanno aspirato in quel silenzio i canti e gli amori. Percorro coperto, lentamente, la mia terra natia. La fame duole e poi brucia la gola \u2013 Di che credi composta la nuova terra? \u2013 A questa pace dovrei \/ portare guerra? Avr\u00f2 il pelago immenso da riattraversare e ricercare la solitudine composta dell\u2019onda; e ritornare. Qui vortici pi\u00f9 meschini, e l\u00e0, desolazione mi accompagna, sussurra l\u2019acqua \u2013 Gonfi parti, mi frastorni da ci\u00f2 cui posso ricominciare. Ma si flette la terra sotto i piedi. Oh, acqua liscia che sembri fissa e ti muovi nel flusso, ci\u00f2 che ti hanno fatto, deliziosa dama, con sopraffazione \u00e8 gi\u00e0 mietuto, e gi\u00e0 sole sbreccia le nubi e la mattanza divide la paura, che mente e si salva. E soprusi e orrende piaghe sulla Piacevolezza. Chi ne raccoglie i benefici sapr\u00e0 far guerra, ci\u00f2 che prevale non \u00e8 il giusto e non natura. \u00c8 l\u2019eccesso del vento che infierisce, \u00e8 l\u2019uomo che decide ed \u00e8 tiranno come un monarca esposto alla rovina, \u00e8 prevalso alla terra. E la cieca madre ha lasciato a vagare sui percorsi. Che prima dipingeva di fiori l\u2019armonia. Sul tutto nessuno ha un solo diritto. Rosso e violento \u00e8 il cuore delle nubi irrorato dalla luna, chiuso sono nel cuore della terra e vendico gli antenati \u2013 L\u2019unico spazio sufficiente \u00e8 siderale \u2013 l\u00e0 si aprono le valve della luna. Luna erosa a lungo sommersa, luna diffusa, richiusa nel guscio. Guscio torto, guscio moscio.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 l\u2019alba profusa di fiori, non ci sono i venti dell\u2019aurora &#8211; \/ Quel che viola la scelta e la speranza \/ quel che viola il tragitto e lo confonde &#8211; \/ Roseo pure roseo sulla terra fredda \u2013 Sono foglie riverse come fori che danno chiara luce \u2013 Il flusso si allontana su ripetute onde dove alla cascata il canto si decora e la rana si rituffa dentro. Non sentivo nel pieno gorgogliare la risacca e qui a lungo e siedo per capire dove l\u2019acqua discende e poi ristagna. Dove il sole segna il terzo giorno abbracciato alle nubi, dove il piccolo moto e il grande moto si riflettono a tempo sulla stessa misura e la misura. Su due passi in un tuo lungo passo varco del sole. Quanto lento procede il pensiero e la parola, quale minimo e fra quanto sussurro mi richiede valicare! Divergi il tragitto e lo distogli, segui l\u2019accurato percorso ancora e ancora. Seguilo traverso e dritto. Nulla c\u2019\u00e8 da trovare, percorrilo traverso e dritto, ma come nel gioco cresce il bambino cos\u00ec a margine terra rossiccia, cresco di potenza e di forza, non so chi sar\u00f2 sul pallore del mondo, ma sono. Non gli onori o i piaceri mi preparo, ma la ferma coscienza, il riflesso dei piccoli fiori sull\u2019acqua ferma che mille volte riverbero, mille consumo, e ribalto e fecondo. La spiga pesante che si inarca, un anello, un frutto che sporge e piega il ramo. Sui bagnati percorsi e i morti amori, un giudizio mi prende e mi risponde, fruttifica, semina, feconda. Lento \u00e8 il progresso, il sole umido scalda e rivela libellule luminose, batte senza vento, alza il silenzio. Non si deve sapere prima, cosa nasce, chi genera non sa e non si angosci. Nell\u2019umido acquitrino che riverbera hanno immesso piccole paure come veleni. Ma fiuta bene l\u2019aria che sa di erbe fiuta dal sole ad elevare la terra, e vita mi riprenda e sia maggiore, tastando il cammino di fanghiglia e cantando con il ruscello che riversa. S\u2019avviluppa il segno sulla pianta e la consuma, sono dove \u00e8 nessuno. Sono fecondo pi\u00f9 del melograno \u2013 Cadendone brutto nel sole \u2013 E piegato sul sole, cerco degli antenati la sostanza \u2013 Come fosse reale un solido o una cosa o piuttosto se il segno declinasse la vita. O piuttosto reti che si complicano e ripercuotono, servono disegni che si trasmettano.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">(<em>Sera<\/em>) La luce gialla della luna flette la sera alzando il bilanciere ad angolo ottuso e spingendo in basso al lato opposto la luce ancora irrorata nel cielo. Quando non ero barlume della luce e poi fu notte, di luce bianca, di attese, di luce chiara e tortuosa, di conversazioni chiare coi fantasmi e le fate che l\u2019ombra non occupa. Parlami fata nel barlume dai seni fatati, parlami quando inattese nubi occludono il cielo, eppure la notte non \u00e8 scura ma traccia segni di crepuscolo soffuso e gi\u00e0 stringe il pi\u00f9 alto nel cielo, e tu, fata, mi paghi coi sorrisi e riappari luna dipingendo le nubi, e conosci, lento, il delicato amore gremito di carezze \/ scintilla ancora altro, circondato di nubi, e non conosce l\u2019amore pi\u00f9 puro: perch\u00e9 tu stai nascendo, e allora vegeto sopra virgulti. Come ti vedo bene nella notte che scorre di nubi. Fata d\u2019azzurro che prendi le foglie, splendida fata, delicata fata che mi raccogli nei termini dell\u2019universo, scegli la notte pi\u00f9 scura che ti nasconda i tuoi pensieri e ti avvolgono i miei sguardi che pi\u00f9 \u00e8 buio e pi\u00f9 vedono. Nasconditi nella mia notte tentacolare, i passi della fata nella notte sono lievi e conducono alle fonti desiderate. I tuoi pensieri scorrevano sul mare quando mi hai sottratto alla morte e in te, senza vederti, sento la felicit\u00e0. Come se la mia nascita non fosse mai venuta, delicata febbre, leggermente profonda come il vento. Mi ripulisci con tiepidi pensieri che mi hanno riconosciuto, profonda notte che giri di stelle, che aggiungi simboli e parole, che possiedono tranquilla luce senza vento, amabile silenzio. Notte di tranquilli vapori<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><strong>Le fate fuggono<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Qualche volta non vale la speranza che detta il sole, per la vasta luce. Si conosca una stella di un alto bagliore. E una parola scesa su parola, sulle spalle al sole ci trasponga \u2013 Si riscopre a quel flusso \u2013 Scempio desiderato e la fata discorre presso l\u2019alba, l\u2019aspetta tornando sui miei passi che torna con lo stanco velo. Fragili attese, la mia lenta alba \u2013 Prima dell\u2019acqua che scorre in superficie, brucia la superficie, accende fuochi nel diritto contorno. Le fate fuggono e scendono. Radente alla terra si misura il canto e pi\u00f9 acceso ad ogni sua parola, gi\u00e0 accecante in quelle lune sparite, ma nell\u2019azzurro ancora cerchi quella luce gi\u00e0 morta da millenni. Quella fastosa immensit\u00e0 della tua galassia quando dicevi promesse sulla sera. Ecco, vedo la notte sbiadita nell\u2019azzurro. Tiepida notte che il sole dall\u2019altro lato veglia e tradisce. Si riunisce la vita del principe e la mia sui riflessi superflui, sulle cose mosse e veloci, come il sole si appiana l\u2019onda. Gi\u00e0 mi abbaglia. Riscalda a poco a poco fiori di margine e nascondono nel suo vortice la notte che luminosa, stellata, persiste in altro dove. L\u2019ombra del cammino si staglia opposta. Ovunque tu sia, sulla terra bruciata. Continenti devastati, governa e ammira le scintille che tremano come un fuoco in focolare, tremolano come fiamma e riscaldano. Tu che in ogni terra preghi e dimori sull\u2019onda che scorre, torna alla vita, torna alla cascata che ribolle, torna al ricordo. La libellula viola si scalda sulla spalla come una richiesta e un prodigio \u2013 Si allungano ripetute esche anche fredde dove il bosco si scuote da rugiade e la luce scorre da boschi a risaie mature. Anche se diradata dal bieco gioco non si cura e si appende anche se mite, bella anche se mite e debole, bella come una fata, terra. Qualunque opera non fartela completa e totale, non dare spazio. Spazio alla morte, all\u2019assenza in quella consapevole finch\u00e9 c\u2019\u00e8 uno spiraglio, un vuoto, una misura, un disegno aperto, un profilo aperto, un foro nel tessuto che tu tessi, uno straccio che ricomincia e che non compie. Quando non sei il tutto e non il solo, quando non segui le cavallette e le locuste e sei una di loro, quando tu sei cos\u00ec incompleto e solo rivergini i percorsi, li riprendi ovunque c\u2019\u00e8 la vita, se non \u00e8 chiusa spero e come un guscio, per il rotondo guscio il profilo frammentato, la speranza che \u00e8 rotta ed aperta, dove siano morte le generose farfalle, i cerchi neri, i lucidi colori, le scodelle e i piatti iridescenti \u2013 L\u2019acqua ristagna sotto le ninfee \u2013 Perch\u00e9 allora non ho afferrato \u2013 Voglio vedere l\u2019origine di questo, dove le conchiglie si arrendevano sugli scogli? \u2013 Ora dove il sole ingiallisce, come l\u2019autunno, in un ciuffo, e dentro spio nel silenzio della terra, infinito percorso immane storia. Devo emendare, risanare, ricostruire la ragnatela che si \u00e8 rotta. Dove sono stato? Ho seguito la volont\u00e0 di un altro. Gli infiniti percorsi dovr\u00f2 percorrere, non uno ma ciascuno come una costruzione sulla rete, imparando dalla rete magistrale del ragno, il pi\u00f9 estraneo a noi, il pi\u00f9 temibile e nascosto. Dovr\u00f2 parlare con il ragno, dargli udienza (<em>una immagine di ragno, con otto occhi, le pinze e ispide le gambe<\/em>). Per il tuo bozzolo, dove imparano i ragni bambini a tollerarsi e giocare \/ ti prego, parlami o giudicami almeno, disponi le tue gambe per pacifica mossa. Comincer\u00f2 con un quesito che forse sai, perch\u00e9 le scintille ad una ad una scorrono sul flusso ma insieme stanno, anzi per poco non risalgono. Nella tua saggezza avrai presto risposta, ma certo lo dico per desiderio (anzi ritornare) parlarti. Sai perch\u00e9 gli imbuti nella sabbia dura scava il formichiere (io vengo dalla notte, ma dietro e dentro l\u2019io ed il tutto vige una luminosa notte \u2013. (Sera) La luna ritrae il suo stupore, dipinge il suo sapere a poco a poco su notti senza sonno \u2013 Dammi un debolissimo futuro purch\u00e9 abbia un indizio da chi sia abitato. Sono niente stanotte, sono solo un insulso essere umano che profonde desideri audaci nel vuoto stellare. Ci saranno pianeti che ruotano lentamente e in un giorno, un s\u00ec lungo giorno si consuma la vita. Ci sono pianeti dove i coralli ragionano di storia, specie di ragni si scambiano carezze rumorose, immagina ogni variante ma resta ignota la vera fonte. I pianeti si scambiano la luce, ma la luce \u00e8 lenta. Il cervello \u00e8 greve, gronda di stelle. Un segnale questo non di luce. La patina si stende universale. Come possono stare le vite cos\u00ec brevi tutte separate. Suggeriscimi una teoria dentro la vita, dentro il pensiero \u2013 Rapisci me stesso e mappando l\u2019universo come d\u00e8i dettami in s\u00e9 \/ come se i fiori dove sono? Come se i fiori che sbocciano non potessero toccarsi.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Quel che doveva avvenire forse \u00e8 gi\u00e0 avvenuto, e la pace accompagna in alto farfalle per vapori di sole, superflua. Esistere non \u00e8 difficile quanto saperlo e poi deciderlo, e smarrito nel labirinto delle decorazioni. Essere il fulcro, nella pace d\u2019azzurro: l\u2019ago, che penetra, e il coltello che separa quello che deve essere unito e se molte funzioni si disgiungono o rompono, declina tutto e muore. La vita \u00e8 decorata, ampia, ricca: non trovi niente, ma non sia niente e nulla. Tutto ci\u00f2 che guardiamo siamo. Chi \u00e8 morto nuotando diritto lo sa che la linea non prosegue e non spezza se non in un nodo. Quanto decora l\u2019acqua e il fuoco e il vento dalla loro semplicit\u00e0. Nei primi elementi \u00e8 impresso il codice.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><strong>La terra fecondata<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Un pomeriggio pregno di volatili insetti, che foglie dondola appese a ragnatele e stacca dagli altri.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Pizzica il vento le bugiarde fate che velano il giorno dei molti strati alla bambagia del sole, che attendono la notte per meglio avvolgere e filare, e allora ballando e stracciando le vesti impigliati sui rami, si fingono demoni e sono la terra. Come le promesse si intricano nell\u2019impossibile, il desiderio inesauribile non si spegne nel possesso. Ma la promessa di fecondare la terra si dipana in un esasperato orgasmo. E tu pura fata dove sei che il brivido prendi. Come una perla felice, regalo senza prezzo e pi\u00f9 alto alzi il sacro c\u00f2ito al purissimo azzurro, al religioso rispetto delle genealogie, ci\u00f2 che immane e trascende, purissimo amore, dedica al desiderio della terra. Caldo scrigno dove accolgo e bevo, tu che mi accogli e bevi il palinsesto universale, e in esso puro nel micelio di fata immettere chi sa governare, che sia la terra a farmi posseduto e giungere con lei. Delicato amore di sfuggevoli vergini verso le ombre. Non donne di lignaggio e benefiche streghe, boccioli emanati dalla terra che non contamino, nell\u2019agguato lento sul profilo intatto, sapienti del luogo e la funzione, correlate coll\u2019eccitante cosmo, qui e altrove come ogni dea, sorridenti di gioia, ombreggiate dai chiaroscuri, umide come il sottobosco, carezzevoli e mosse dal loro solo scopo. Altro non c\u2019\u00e8, se non la forza della terra che ci rivolge e brucia e delicata si impossessa del nostro stato d\u2019esistere e lo feconda. A te allora obbediamo terra per pi\u00f9 forza, per pi\u00f9 attrito, perch\u00e9 lo spirito \u00e8 smunto altrimenti. Tu che nera alletti il principe sdraiato sulle foglie, prossima fata e disperato amore. Liberatevi un giorno, o una notte eccitati pensieri su colli primaverili, non cercando pi\u00f9 dopo l\u2019amplesso, un dove, un perch\u00e9, un anc\u00f2ra. Non \u00e8 questo proprio dell\u2019esistere e sentire. Del lungo viaggio forse non importa la sconfitta, il tranello supremo e l\u2019armatura. E la mia fata delicata aggiunge l\u2019impossibile amore. Sconsiderata breccia \/ attuale volont\u00e0, bench\u00e9 assente. Terra, la pura terra, continui sregolata. Suggerisco il possesso del vago e dell\u2019assente che i capelli di fiaba snoda sui miei pensieri nella notte e chiama la terra fertile, e nel tepore insano si abbarbaglia. La terra che rinutre e mi rialza. E non riesco pi\u00f9 a stare n\u00e9 a sapere cosa sono le cose, cosa i pensieri. E la mano s\u2019arriccia sui capelli. Di quello che mi incarcera la mente. Possiedi terra, ti consegno l\u2019uovo cruciale e poi proseguo. Sono ora fecondo di qui, e poi posso andare con forza della terra e concretezza. Mi riconosco sabbia del terra. Che mi vaga negli occhi una nube che dice: allora, allora che perfondi? Che dice pallido incontro, cieca immaginazione, e la nube trattengo che mi disperde e in questa nebbia conosco pi\u00f9 cose del capitano in mare che veleggia &#8211; <em>Della spossata vita che perdur<\/em>a.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Venere \u00e8 nata, eppure annuncia l\u2019alba che la cancella. La pi\u00f9 scura parte della notte \u00e8 gi\u00e0 finita. Aspetta il tuo cuore che barbaglia e insegue il plenilunio, o forse infetta nell\u2019attesa, perch\u00e9 so che le lucciole proteggono i pendii e la mia luce attrae farfalle. Non \u00e8 ancora il momento, non \u00e8 ancora \/ mentre ombre rotanti \/ suggeriscono la cosmica irrequietezza \/ di sostanze impalpabili e lontane. E sorge presto il metro e la misura. Era l\u2019alba furiosa, temeraria, che diceva: voglio vivere ancora. E non dormiva anche se il sonno vorticava congiunto per sottrarmi. Ero gi\u00e0 attento, giovane come un dio e tu in attesa, come se ti mancasse il proseguimento della terra e la misura. Certo \u00e8 pi\u00f9 chiaro il tono della luce \/ certo io sono &#8211; \/ Certo \u00e8 nascosta, certo tu sei, composta e delicata, confusa e delicata, sospettosa e confusa. Valva schiusa, viva, attesa di riattese, fresco respiro d\u2019aria e di stupore, vogliosa dell\u2019amore. Il mondo si distende e si misura, dalla tiepida notte si riespande un fiore rapido come la luce, ma se quello che \u00e8 vero non \u00e8 certo, almeno il tuo calore ne far\u00e0 riprova. Il tuo calore nuovo ed azzurrino, stella primaria, il tuo colore rosa sulla pelle \/ era la nebbia scesa e solitaria, era la cascata che frastorna \/ tu inconsapevole, dormendo non sai le pronte messi e non risenti il battito del cuore. Cantami il sole dal tuo sogno fatato. Dormono i grani pieni come stelle nel campo stellato e vi raccolgo la messe intera, a questo tempo maturo del cosmo. Profughi dalla terra \u2013 Il grillo trilla acuto e si sospende assestando la notte in temperate caverne, buchi e ritorti steli \u2013 Ma lass\u00f9 non sanno, preme il futuro che non \u00e8 il canto gracile, il rombo industriale, la macchina fremente che macina e produce troppi figli da una sola idea, il vento si sposta e ne distoglie il rombo e spighe rugiadose di ritorta nebbia luccicano in un gruppo \/ di archi o spigoli spezzati ed intrisi, cantando piccoli canti di rigurgiti e delizie dell\u2019acqua, cantando, il silenzio pronunciando \u2013 Il futuro \u00e8 l\u2019idea che non ristagna. Non lontano perdurano nel vento voci di antenati ed ho contato indietro fino a duecent\u2019anni colle dita. Dove sorgono fiori di cardo e le trappole t\u00f2rte e le tagli\u00f2le tagliavano i percorsi, eppure su ranuncoli gialli, giunchi accesi, lasciavano contorno alle foreste, oscuro accento e tardo luogo. Ho poi contato quanti sulle dita,<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">stando<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">nel bosco morbido e vedendo la ragnatela colle venti spire: di l\u00ec sar\u00e0 la via contando e ricontando nel futuro cosa siano quegli occhi che riguardano, cosa sia il segno delle decisioni, cosa sia il segno nel provvisorio silenzio, nella rotta parola che mi insidia, di quella guerra perdute le ragioni, e di un\u2019altra e di un\u2019altra \/ conteremo ancora i seguenti soprusi? Qui nel bosco solo di animali, qui nel desiderio non posseduto e non riposseduto. Mostrami la potenza del tuo sesso, se \u00e8 vero che la femmina pallida e desiderata genera foglie ed animali, genera frenesie senza luogo e possesso, contiene l\u2019uovo bianco che ti chiama. Conta avanti cent\u2019anni, commisura la tua immaginazione e cosa lasci, cosa rigeneri e attendi, perch\u00e9 stupisci. Scintilla nuova genesi: mi chiede il governatore, perch\u00e9 non bevi mai, perch\u00e9 non mangi \u2013 Per distinguere il vero dal presunto, entra nel vuoto, come tartarugacon le parole ambigue ed elusive.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">-Ritrae, ritira, attrae\u00a0 e respinge.<\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tempo sgranellato Il mondo preliminare Le fate La terra fecondata Il terzo libro \u00e8 senza confini, il terzo libro \u00e8 smisurato, e porter\u00f2 a rivedere straordinari colori, e come a tradimento l\u2019animale disponga il sesso adunco per fecondare e possedere e trasformare. 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