{"id":71,"date":"2024-03-25T13:11:33","date_gmt":"2024-03-25T12:11:33","guid":{"rendered":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/?p=71"},"modified":"2024-04-10T13:29:09","modified_gmt":"2024-04-10T11:29:09","slug":"libro-74-la-materia-rosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-74-la-materia-rosa\/","title":{"rendered":"LIBRO 74"},"content":{"rendered":"<h2><strong>La materia rosa<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>La luce sorgiva<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>Dove vai principe? <\/strong><\/h2>\n<h2><strong>La fecondit\u00e0 <\/strong><strong>con una r\u00f2sea dea<\/strong><strong> \u00a0<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>la guerra<\/strong><\/h2>\n<blockquote>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><em>La luce diffonde, lattea e rosa, sopra il cielo, anticipando la vita. L\u2019eco del sole sorgivo e sulle nuvole alte. Il mio cuore lo cerca, pi\u00f9 alto della terra nera. Dove si estendono le misure divine, qui pi\u00f9 ristrette sulla lunga via del muto silenzio, senza fine. Pi\u00f9 lontano aggiusta il vago limite. Il silenzio contengo, non troppo freddo, non troppo acuto.<\/em><\/h5>\n<\/blockquote>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Dove vai, principe, le foglie sono nere sugli alberi? Incontrerai la tua fecondit\u00e0 con una r\u00f2sea dea? Sar\u00e0 la nuova stirpe degli umani, mentre le gocce brulicano dagli alberi ne scende un minuscolo tonfo, l\u2019ultimo contenuto di fecondit\u00e0, l\u2019ultimo seme. Allora lo scoppio ti ferisce nel cuore, lo scoppio termina le dee. Non me, ma da solo, ma la stirpe del possibile. Altre popolazioni entrano nel regno. E qui il principe clandestino si nasconde e non si svela. Non c\u2019\u00e8 mito intorno, sono spente e vuote le foreste. Non c\u2019\u00e8 direzione nella loro guerra, mortificando il colore assente del girasole.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><em>La luce leggera: precedeva i graffiti, eco del sole, che avrebbe tracciato basso, aprendo a mezzogiorno le farfalle novembrine. Era la stagione della vita, comunque, ardente nel gelo e affossata e gonfia come un fiume; era la stagione ancora della vita, gonfia d\u2019acqua, non ancora gelata, ancora nera sui rami e sulle foglie, appartata e muta, era la stagione della mente secca come uno stelo, era l\u2019ultimo colore di fuoco che illuminava i capelli setati come filo di ragno dove la forma di arco, il solco della schiena che tende l\u2019ultima tesa freccia dell\u2019amore. Tutto il gravido gioco, il simmetrico, carminio colore che apre di velluto le improvvise braccia. Oltre non pu\u00f2 andare la terra girando? L\u2019ala bruciante (ai bordi) bordata di nero.\u00a0 <\/em><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Mangio la luce inclusa in puri \u00e0cini, tersa, suprema, tesa, deliberata ambiguit\u00e0, un giallo germe aranciato, velata ombra granulosa, carnosa come la nebbia raccolta dall\u2019alba. Cos\u00ec scoppia in un colpo la pelle pressata, il teso involucro, la buccia e la trasparenza si scioglie in uno zucchero intero che ricontiene e invade ci\u00f2 che \u00e8 contenuto, silenzioso zucchero universale, ombra dei sapori di un impulso ritmico e globale, liquido disteso e compresso, riavvolto in una ombra vaga e una luce, raccolta come un puro universo, un tiepido cuore, uno stato iniziale, un centro oscuro che si diffonde statico in un delimitato uovo, un guscio e una buccia percorribile come un fuoco fermo, un nucleo e la stessa bellezza. Vedo la stessa bellezza di cui era ornata, ripetuta, riprodotta, traslata, gi\u00e0 esistita, come la madre appare in uno splendore di Venere, presso la figlia, vicino all\u2019apparenza nuova di quell\u2019amore che vi creo, come un bizzarro bisogno di giovinezza. Acino pieno, anima zuccherina, matura per l\u2019amore ma ancora intatta, e cos\u00ec teso l\u2019acino trasparente dei piccoli frutti. Scivola il mondo, un cuore d\u2019ombra impreciso che ti stupisce, te stessa stupisce, cuore diffuso d\u2019ombra. Nella tua bellezza, il preservato desiderio che non \u00e8 sprecato, misura e abitacolo di fiamma, fermo vapore di fiamma, sospesa ambra e miele di fiamma. Bellezza estrema, lontana. Vivo, terso, colore, patina pastosa, densa melassa, profonda oscurit\u00e0 del seme vivo, foschia della pienezza, lucido seme che sar\u00e0 orrendamente estratto, scura invasiva, vuotezza che moderi la luce, succhi ad imbuto il miele primigenio, succhi a piacere ed arrogante esisti. Questa rivalsa tetra, taglia l\u2019\u00e0cino sceso colla lama, scoppia il bulbo, lo estrae, sviscera, scorpora, enuclea. Questa \u00e8 la vile guerra che cerca nella luce il nostro stesso mostro e lo trova profondo sotto l\u2019amore, nel viscido dolore. Sotto l\u2019amore pallido, ammirato, sotto il perfetto suono, sotto la fatica di tenersi luce e bello, sotto la fresca emozione dell\u2019amore, sotto la sua speranza timida del re ardente, vedo il velo offuscato, l\u2019intangibile accettazione che vive nell\u2019amore. Tu hai toccato una santa giovinezza, guerra feroce, che stermini la stirpe. Proteggo te ora, mio tenero nucleo, mia sfuggevole e autonoma ninfa che percorri la luce delle acque e mediti e fuggi, e guardi e rincorri, giocavi come un cerbiatto capace di suscitare confuso amore, imprendibile, intatto, limpido e dissipato, che non possa mangiarti. \u00c8 sospesa penuria, delicata e permanente assenza, pienezza del tuo scomparire, allontanarti e dissipare. Luce viva ed intatta, l\u2019ammirarti che beve l\u2019unica emanazione e non la consuma, ritratta (trattenuta) in una composta dissipazione. Tu sai cosa contieni, amore? Quella luce e quell\u2019ombra, quella perla setata. Seta di luce alla mia sete. Madreperla ambrata, stai cos\u00ec, discosta dalla guerra, dove continua l\u2019illusione di pace lievemente torbida e opalescente al mio sguardo. Magra, dinamica chiosa della metamorfosi, dove opposti si stringono, e cosa declina, si avvalora, di cosa cresce e rinsavisce e abbandona e rimescola nell\u2019arancio vivo. Fluidi punti, posizioni che si intrecciano e muovono ed il mio regno diventi tu, che lontano esisti e scivoli via, ma ritorni, ti arrendi, capisci, confondi l\u2019attimo con il permanente, ma sgusci e riposizioni i punti tiepidi della luce. Tu sai le molteplici ombre, mi appari delicata luce. La guerra \u00e8 lontana dal gr\u00e0ppolo fecondo: voglio vedere mangiare, la luce e la giovinezza, senza fecondit\u00e0, nella statica luce, avvolto nell\u2019ombra come un meschino. In questo antro capace d\u2019amore. In questo antro stato umiliato ed orribile, dove non posso ricevere amore da una libera libellula, da un fiore. Trova profondo spazio, trova triste assenza, se il suono si raccoglie dal buio, esce e penetra e assolve dove io sono, cercando e scavalcando la mia presenza intermedia. Dove io sono, dove si terge il cuore dai ricordi, dai fatti non avvenuti, dagli stati non raggiunti, mentre la morte mi mangia a poco a poco e il bulbo dell\u2019\u00e0cino confonde \u2013 Con essa sono consono e gi\u00e0 scorro in un fluido primario intatto e senza luce, arreso e senza voce (platino accorto, remora). Flessibile e ondulante come il canto, piegato come il canto. Salgo e perforo, mi arrotolo al vento di molteplici tralicci, risalgo i rotondi percorsi, gonfio i tronchi di anno in anno, come biscia lentamente striscio all\u2019ins\u00f9 e nei millenni mi infiltro velocemente in quei tempi e gonfio le squame di albero. Sono uno spirito ruvido e scorrevole che sinistrorso avvolge, il centro sussulta e si accoppia in foglie e strati e membra, breccia al canto che si sovrappone e si ritorce dentro il cuore, che non pu\u00f2 fronteggiare, pu\u00f2 solo stagnare e infiltrare le fessure come un animale modesto e schivo. Rintano e scrivo sui muri fermi della prigione universale \/ scrivo, imprimo sulle mura dell\u2019universo; scrivo sulle pareti dell\u2019esistenza, come un folletto.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Il deserto continua oltre le soglie insabbiate, terribile allo sguardo, tenue nel colore, al tanto del vento l\u2019impossibile armonia. Cos\u00ec, cos\u00ec di sbieco mi metto, mi pongo al lento sguardo come una conchiglia che pallida appare e si ringuscia, caparbio vento che si piega all\u2019attesa. Solitaria assenza, senza traccia, senza vita. Se lo sguardo percorre e rientra, non riporta conoscenza, porta solo il canto del vento, solo l\u2019arrendevole attesa. Ora che travolgono il sentiero della guerra, qui mi abita nel cuore, minore. Non chiedo niente al meticoloso deserto, sono un viandante, un intruso.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Sono un principe viandante, fra poco sar\u00f2 un mendicante: non partecipo ai commerci nel mezzogiorno grigio: avevo un destino e me lo hanno rapito \u2013 Una folata ricopre di pioggia il viandante \u2013 Il vento piega la pioggia sul viandante affaticato, era nobile il principe che camminava. Eppure,quanta pu\u00f2 essere la nobilt\u00e0 senza pi\u00f9 destino \/ Confuso si inoltrava su pendii.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Quando un pertugio si disfa ad Oriente e molle risale il sole come un beneficio, il sole trov\u00f2 uno spazio, uno spazio limpido e nuovo, la natura si inabissa nel fango senza scivolare. Dove \u00e8 stato il vento sconosciuto, quel ghiaccio teso sul viso. Il calore risorge lucido e vuoto e propugna l\u2019attesa senza gloria e in esso cadendo, da quell\u2019abisso abbagliante discostandosi un poco dal pallore, in quell\u2019abisso abbondante trovando, raccogliendo i minimi dettagli. Questo \u00e8 il pianeta, questa la deriva, quando arriva la guerra e ti costringe. Porgo gli elogi agli antenati, trovo calore nel tumulo, su cui un timido raggio che perviene dopo la notte, dopo l\u2019aporia. La terra restituisce l\u2019odore dei morti, li esala al calore. Questa \u00e8 l\u2019alba perfida del giorno. Di coltello \u00e8 stato tagliato il filo del pensiero. Arrivare e viola e gialla sono le case nel percorso, fra cui si riduce il vento e i vetri tagliati in cui si scompone l\u2019arcobaleno.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Se la nube scoscesa, come di un mare,\u00a0 traccia cadute e tonfi, spiega le ali. Non \u00e8 l\u2019esito informe e non la morta guerra, non il perso destino, il manto stretto \u2013 Portare la pace con la guerra: a che cosa sono chiamato dalla mia isola? A fecondare una dea? A portare una guerra? A sedarla? A instaurare la pace con la guerra? Effige degli eroici andrebbero per l\u2019esercito, gloriosi. E cos\u00ec cosa fondo? Una stirpe guerriera? \u2013 Senza di te la guerra non si risolve e non finisce, solo eroe necessario, disperso in questa marmaglia, sono confuso e stanco \u2013 Cos\u00ec il nobile pens\u00f2, si avvolse nel manto, come una farfalla che l\u2019ala esterna aveva grigia e striata: chiuse dentro il suo colore di fiamma. E scomparve perch\u00e9 non provavo niente nella nebbia, perch\u00e9 ero offuscato?<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Bianca e spinosa \u00e8 l\u2019alba. Trattiene ghiacci in piccole scintille. L\u2019acqua si ferma e tace, raccoglie l\u2019ordine e lo dirige variamente; calibra e rispetta gli angoli della luce, nei cristalli riceve e rifrange togliendo l\u2019ultimo calore, un ricurvo percorso non mi sia pi\u00f9 consentito, ma geometriche frange, acuti spazi, nidi di ghiaccio e cos\u00ec il freddo senza riposo, la nicchia inospitale, la ferocia dell\u2019immobile, svuotato di calore, dove non dorme. Il musino tenero, il capretto nel nido affollato, gremito come in un grappolo del lampone che si racchiude nella notte. La morte li invase tutti, li prese e li distrusse. La morte si insinua leggera, dove non la freni; attende come un argine, se il flusso si assembra e spinge e talvolta (l\u2019uno impar\u00f2 ad essere felice senza ragione) ne erode una parte, che frana \/ non conosco pi\u00f9 dura guerra delle guerre. Uomo pigro e sgusciante, la contieni, tutta gi\u00e0 la contieni, la aumenti, la investi.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 una calda, responsabile, la morte, che viscida e informe traccia i pallidi sentieri. I sospesi destini, i confini slabbrati e mobili, i ragni insonni, il mescolamento delle truppe. Non c\u2019\u00e8 arguaggerato apparso che non sia contorno e raggomitolato, che sembra vita come i gatti. Cerca di proteggere, come un destrimano ed avrai il suo composto propagare emulsiona sopra le misure.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Inseguito dalla morte, che non compie i destini, alta la luna, che non dice l\u2019ora della notte, eppure curva nell\u2019arco come il sole, nel chiuso scrigno ho un dono che non so a chi consegnare, di fronte alla guerra, alla modesta guerra di uomini. Come se i profeti modulassero i segni della prima luce argentea, omogenea, sopra gli uomini, sopra ci\u00f2 che sia in alto e in basso, si ribella e sorge, si scioglie da ci\u00f2 che appartiene e corre e genera e rintraccia, fiorisce delle proprie volute sulla piantagione, sul sentiero. Ci\u00f2 permane sulla persistenza normale dell\u2019acqua. Vola il destino, rinasce e cuce, abbraccia fili, li tende, li aggroviglia, come il tempo li dipana, essi sono le menti che dal pensiero emergono e sprizzano e si riperdono, ora la luce li spegne, li ragguaglia, li appiattisce, e diminuisce la gi\u00e0 breve brezza cos\u00ec come la ferocia tra steccati e torri. Sull\u2019inviluppo dei venti, tracciati di stormi trasversali. L\u00e0, le potenti torri edificava sul loro tracollo i simboli ricurvi, il cammino precario e ostacolato degli eroi. Quel che non conosce morse rapido come il vento, che non incalza la morte, libero come il cielo, perch\u00e9 \u00e8 deserto e sabbia. Che la fiammella si accenda e si rimbecchi, uccelli e condor sono ombre volanti dei profeti. Stretto fra le due morse, non contengo amore. Dimora nel buio, nella scura stanza, dopo che la porta \u00e8 chiusa: non \u00e8 un vivente, ma \u00e8 confinato, dimora a lungo e, se potesse durare, il suo carcere all\u2019infinito, se qualche ciclo ne valesse il tempo, cos\u00ec si sostiene, squadrato fra i suoi, seppure non visto sempre esatto, muto fatto di silenzio, senza profili, interdetto, sta senza di noi. Non contiene la morte, perch\u00e9 essa \u00e8 altra cosa, non guarda e non vede, lo scuro, il pallido continua forse anche quando lo invadiamo. In esso si contiene l\u2019oltre, il magico, il germe e il dopo. Se la perforiamo dall\u2019esterno sappiamo che la stanza \u00e8 invasa dalla luce e l\u00ec il buio si perde, si mischia e si attenua, perch\u00e9 noi vediamo solo quello, vediamo solo quello che c\u2019\u00e8 quando siamo dentro e quello che non c\u2019\u00e8 quando siamo fuori. Cos\u00ec, con questo esperimento, vediamo il buio miscelarsi e fermarsi, lungo e paralizzato. E sappiamo solo quello che non c\u2019\u00e8: dietro la luna, sotto la fontana e la cosciente illusione ci sostiene, basta non volere (basta essere fuori e sapere), basta tacere, come per un cancello non passa creatura, come per un pertugio passa l\u2019essere e il sapere come il vento, se si muove lascer\u00e0 un vuoto o una rarefazione, come la dovizia delle cose lo inonda e lo spacca.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Luna accespugliata nel chiarore, flessa ad Occidente. Il mio spirito si inarca come un gatto e scende morte tracce: non conosco il volto freddo dell\u2019autista mattiniero. L\u2019acqua condensa presso il fiume, il principe \u00e8 bambino, gioca perplesso, dubitando stupito se quello deve essere, lontano da s\u00e9 stesso cos\u00ec combina la vita nell\u2019acqua appannata, nel gioco insaziabile, seduto fra le cose, fotografato, avvolto nell\u2019essere, osservato, esistendo fra gli esseri, giocando senza gioia, se potesse muovere il sole in su costruendo i pensieri, essendo senza ancora essere. In pieno dormo sul sole che si alza, gioco col sole disciolto ancora pi\u00f9 bambino. Chinato il capo dormendo, in avanti, sussurro dei cespugli e della luna. Cada nell\u2019acqua ed il profondo gioco calibri attento. Sacro vento, vola! Il gioco conosciuto, l\u2019annoiato gioco, senza rumore.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">I rami sono sospesi come oggetti, il fieno \u00e8 sospeso, la nebbia si arrocca in pallore, il futuro passa per il regno, affoga, si divide in gocce sospese, individuali. E non ha traccia, cos\u00ec non c\u2019\u00e8 nessuno per chiusura e asseconda esperimenti e invisibili cavie. Il sole si intesse in rami trasversali, come bugie. Scorre in flussi meschini, scivolando nelle foreste come un topo, e ritorna senza riflesso, infrange gusci sotterranei ma superficiali, svapora la terra, la fermenta, la spugna, come corolle nere; questo \u00e8 lo spettacolo dei vermi, disorientati senza prospetto, un percorso supino. Non c\u2019\u00e8 verit\u00e0 nei vaghi intrichi, assenza di vento, follia, intenzione e ritorno, assenza privilegiata, rotonda. I raggi trovano spiragli fra le case, disegnano losanghe, tracciano contesti in cui gli uomini abitano perduti; cos\u00ec, perso, il destino rivagava \u2013 Cos\u00ec, chiuso in questo sgabuzzino, sollevo il primitivo, lo fratturo come il guscio vuoto di nocciola o noce, senza mallo: frantumo e cerco, mi faccio spia (cercare nel primitivo, dietro, che connette e ricollega i raccordi negati e spezzati, le interferenze ricucire). Gli oggetti stazionano dove li metti, possono morire, ma non si danno destino; come spesso noi stazioniamo nel buio.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Il mare aspetta, aspetta vorticoso, senza conoscenza e ignaro si impenna ed abbatte, su una terra fluida, fusa, infuocata, respinge cos\u00ec la terra i flutti, rigurgita e solidifica. Cos\u00ec si tracciano i confini, passeggeri, imprecisi, impervi e combattuti: non possono approdare le tartarughe. La guerra non ha avuto un inizio e non rallenta, non produce erosione e non lisce caverne, non descrive, non scava, traccia leggi, linee, figure. Il magma non finisce e non conosce. Cos\u00ec la terra rigurgita nei pianeti, nella preliminare desolazione, muta senza un\u2019attesa, senza un ricordo, nel fluido denso e smemorato che rimuove relazioni, con la stessa sola regola. Aspetto il mare che riterga la lava, che la lisci e si ritenta, scende come il vento, si ritorce, illumina, riflette e poi decide, contiene lampi e strisce di pura luce, riflette luce. Forse raggiunge da una altezza, forse traduce, sposta, convoglia, chiude persone, forse trascina il destino, stride e frena e raggiunge, attorce, chiama, aggiunge la mia pallida attesa, si rivolge, scorre, non conosce, affida, culla e scuote. L\u2019abbandono riscuote il destino, aggiorna i sensi, conosce i delicati fluidi, nel moto li raccoglie, agita inverni comuni, li raccorcia, li muove, li arriccia, che i pensieri divisi e pacifici raccolgono il ritmo e la dinamica, il flusso del volo, e poi distesa su congelati pendii per venti e colli. Sempre pi\u00f9 vuoto e rarefatto, sempre pi\u00f9 disperso, come se la linea si rompesse e animali guardassero dubbiosi, e mi chiama nella nebbia solitaria, mi chiama nella nebbia senza ghiaccio \u2013 Questo bambino lo lasciava a lei, che \u00e8 la maggiore.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">I disegni delle ombre sono labili e corrono sugli oggetti carezzandoli. Il tempo \u00e8 composto di cicli e non ha limite finch\u00e9 rimangono isolati: quando si toccano si infrangono e quella precedente misura del tempo sbiadisce ed \u00e8 erronea \u2013 Se la radice a forma di cane affonda nel muretto, il ciclo si spegne, la propaggine affonda, il ciclo si infratta, si nasconde, l\u00e0 la terra si apre e ricontiene tutta l\u2019emergenza. La paura si spegne e riflette come era sorta. E si sgusciano i cicli e si aprono e si ricompongono, si intrecciano, si affollano, si incerano ed il tempo si slabbra e scuce uno per uno, maturano e mostrano il loro frutto, si aprono come gusci, come percorsi storti e quieti, della confluenza meschina si riadorna. Riccioli di tempo, sordina vuota al centro: occhio del vortice. Capelli leggeri come un velo, antidoto contro la morte, come lo spruzzo di viva fontana, come un delicato spruzzo; un piccolo incendio fatto di vento, una farfalla con bava di seta, una traccia di gelo. Un accenno di brezza, un vento occulto, un delicato schiaffo, un delicato tratto che tu, amore, che raccoglievi i principi leggeri e svaporavi i tratti, i segni, i sentieri di ogni concretezza. Avulso dai pallidi percorsi, quasi inesistente, eppur maggiore; cieco alla vita. Vi ho amato delicatamente, piccoli tesori, umili tradimenti.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Dove lucido e statico si riflette per le vie sommesse ed infinite, concentro il mio piacere nel sole, qui nell\u2019esistenza del serpente gode del sole come uno stecco o una foglia o un colore, gode dell\u2019esistente come un bambino ignaro e vuoto, come un fermo sospetto, dove l\u2019immagine \u00e8 un rettangolo muto, dove la vita disegna un segno ai suoi occhi prosciugati, alla severa regola dell\u2019uomo che crede futile il permanente, la povera cosa \u00e8 fuori dall\u2019immagine a riquadro dove reciti il vento e lo stagli, dove il destino ti cerca, il destino ti cerca e tu ti acquatti di misura solare e tracciato come una serpe, pelle di serpe decorata e viva.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Sorvolo il centro sopra le ingiurie e v\u00ecolo il vento come un gabbiano. Conosco il vento, steso come un lenzuolo, ed adorno pupille. Sorvolo il centro delle cose, che sia basso il terreno, basso ed ottuso, sorvolo il mio centro di lenta grazia, che uccide pecore ed agnelli in sacrificio: l\u2019antico centro muscoloso e vile. Sorvolo la notte, con i suoi scuri accenti, i detriti e la ripiego raccogliendoli, ed uno ad uno i mucchi raccolgo. La mia notte scura che agile si infiltra e incontra pietra a pietra. Debole e astuto, dove il destino si specchia e si ritira, sorvolo il destino che sta l\u00e0 morbido e senza oggetto, privo di me in volo senza attore sta l\u00e0 vuoto e feroce, morbido, e assale e prende in prestito persone. Scende, scivola e si aggira e se non trova attende e smuove. L\u00ec sta il destino, decentrato, assente, e lo rifuggo sperando si esaurisca la feroce bestia. E mi mortifica. Destino d\u2019uomo o di serpente dalle zanne bianche e tese. Quel destino lo affronto e lo uccido. Lo affronto e sgozzo come un capretto, la quiete stagna. Non spegnere il tuo destino, fuoco, non spegnerlo mai, mi raccomandava la femmina dalla bianca pelle, piuttosto amami, guardami, carezzami, vinto, assumi un altro fuoco, rubalo ai vinti. Agguantalo furtivo, scippalo mentre dorme: io sono dea come il desiderio si affolla nella mente e assembra nell\u2019amore, se non concedo di violarmi, se ti sorrido magica e feconda, se quello che contengo vuoi. Ora tu libero ti senti, sei solo morto, muto, ammalorato, spento come il capretto che hai ammazzato: tu sei il sacrificio di te stesso alla regina morte, che anticipa il percorso e stringe il giro: vieni da me prima di guardare se si spegne, io lo conosco, quel maiale; mi scopa quando vuole, mi raggiunge. Io l posso condurre qua, condurre qua quando non vuole, quando tace lontano, quando languisce: divora quella mela, abbi fiducia: prendi il nero sotto i denti, senti come \u00e8 croccante e amaro. Ti offro la delizia del mio frutto e prestami il seme che tu comunque dissidi. Io ne far\u00f2 un soldato guerriero, forse pi\u00f9 d\u2019uno. Era vergine il viso, era delicato ogni segno d\u2019amore, dubbio il sorriso. Tutto mi disse, tutto mi attraeva e malleava il cuore, e lo stato vergine volevo prolungare, lo stato delicato, senza fermenti, prima che il nuovo destino mi pigliasse e prolungasse assai ed incendiasse prima che il mondo cominciasse. Prima di ricominciare. Prima che propaghi il fuoco, il nero e rosa lume della stella che riluce prima dell\u2019alba, prima di sapere quello che vali, prima di tacere, prima del vento, chi sei stato?<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Bugiarde lingue non mi hai dato il destino ma un secco connubio, seme secco furtivo, notturno, sorvolo sopra il morto centro, sopra la roccia acuta, il rosso vento. Mi hai ingannato, stanca natura, il destino non c\u2019era sotto la molle buccia \/ volevo solo vivere: la buccia non conteneva il destino, ma potrebbe macerare solo la virulenza litigiosa, l\u2019espansione della nostra stirpe, solo la volont\u00e0 di vivere quel destino sfocato offerto in grazia \/ misera me che rifuggo ogni sospetto. L\u2019uomo cerca destino nell\u2019amore, ma il destino dell\u2019uomo non esiste. Non muove scopo maggiore della vita e ha pagato cos\u00ec come tu fai, dondolando su un filo, ancora cercando e bevendo il bianco seno, cercando il maggiore offuscato nel minimo per esistere senza lei, fuori dal cerchio di vicende. Sempre le stesse, gi\u00e0 recitate: questo il peccato, essere di pi\u00f9, essere altro e cos\u00ec nell\u2019inganno turbinare fra le due donne, quella dell\u2019oblio e quella della conquista. Figlio di due donne, figlio del frutto e figlio del rifiuto, la sentenza rifugge, sorvolando accarezza i pensieri e vuole ritornare al perno ottuso, che macchia la scelta, l\u00e0 dove era nato sulla foglia leggera, dalla goccia vorace. Scorri su seni incisi delle vergini, raccogli nel seno della rigida trama della foglia, l\u00ec scorri e raduna, goccia, dove \u00e8 nato il mondo e l\u2019universo. Sulla pendice infranta, l\u2019ultima bugia ed i cavalli neri della morte stringere alla briglia e vedere il punto dove la scritta \u00e8 stata come un opaco senso, il punto dove il pianeta rigurgita la terra come un fumo (il punto della scena scorrevole, la goccia originale degli antenati), la costola della foglia che dirige la goccia. La goccia divora gocce sulla costola rigida della foglia.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">La luce ricuce lo strappo e intreccia le cose mentre sbiadisce linea a linea dietro cui il mare ruggisce. Colossale sono all\u2019Oriente del tutto le vivaci stelle travalicano il monte. L\u2019alba ritesse le cose fra i canti, la luce trascende stretta e vorticosa tempestando il pianeta mentre i galli possiedono la foresta all\u2019origine dei venti come il vento si offusca e cos\u00ec \u00e8 all\u2019origine, a ridosso. Una balla di vento si profila nascosta la stregata luna e il lento sole assopito di nubi. Sappiamo delle cose, i 20 strati della luna e il nostro ottuso. Cos\u00ec l\u2019alba si trattiene, forse non si assorbe, ma la luna viene, forse si pente, divora i venti, si incammina altrove come un sospetto. La stella resta fra le nubi che respinge cos\u00ec si ripiega al mare, la circonda e la annulla mentre la luce si soffonde da ogni direzione e poi ricopre il vento. La luce trionfa larga e poi lo sveglia deposta, e poi l\u2019alba trasluce di un diffuso colore per ogni dove progressiva. Il dolce azzurro non ha luogo. Da che lato si scuote il morto sole? Pi\u00f9 luce si inoltra ad Occidente, al nord dove non credo la terra giri e a capogiro la dea inginocchiata giocando porta la felicit\u00e0, porta la vita. Non ha inganno se non di femmina infantile; in ginocchio ridendo si innamora. Mentre contengo traccia la vita, il mare, umida porta l\u2019aria, ora a tratti sveglia le raganelle, le nubi sbocciano rosa e tutte insieme, i galli, l\u2019usignolo, tutti insieme, quando colora di giallo la foresta. Foglie spinose, scimmie si muovono al contorno, archi di palme disorientate, messaggi d\u2019uccelli e il primo volo. Finalmente l\u2019odore sale dalla terra, il suono gorgogliando intermittente impallidisce la marmaglia di nubi, alza il suo suono come un leone il mare: ogni cosa devi cogliere colla parola, principe, perch\u00e9 la marmaglia la rispetti, ogni cosa tocchi e ritocchi e insegna a cogliere ogni segno dalle cose e dille ad una ad una per trattenere, prima della regola e della legge. Allora i concetti sono cose e le cose concetti. Questo diventa la pi\u00f9 alta morale. Bruna montagna a coste.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">La tamerice cariata rilascia frutti di Archimede.<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La materia rosa La luce sorgiva Dove vai principe? La fecondit\u00e0 con una r\u00f2sea dea \u00a0 la guerra La luce diffonde, lattea e rosa, sopra il cielo, anticipando la vita. L\u2019eco del sole sorgivo e sulle nuvole alte. Il mio cuore lo cerca, pi\u00f9 alto della terra nera. 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