{"id":77,"date":"2024-03-25T13:11:15","date_gmt":"2024-03-25T12:11:15","guid":{"rendered":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/?p=77"},"modified":"2024-04-10T13:28:56","modified_gmt":"2024-04-10T11:28:56","slug":"libro-93-il-sole-scisso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/","title":{"rendered":"LIBRO 93"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Il sole scisso <\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Nello specchio notturno, vidi le vere sembianze assenti, l\u2019immagine, l\u2019essere vero originario che non abitava il pianeta. Con le mani alzate il re spezz\u00f2 il sole per cercare, <em>e ne scatur\u00ec un\u2019ombra vasta, che scese fino al limite del nare: la sabbia emetteva il calore notturno alla battigia, il mare fermo, che di pi\u00f9 non poteva, il vento lo ondul\u00f2 per primo \u2013 al primo raggio, spar\u00ec lo specchio delle immagini miste,\u2013 La lunetta della luna divisa ripartiva il lato luminoso ed il suo specchio scuro, allineata: <\/em><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Il re, di pensieri divisi, lasci\u00f2 la terra per quell\u2019acqua e il vento ne giocava e s\u2019immerse nel mare terso e muto. \u00a0Il sole scisso scivol\u00f2 nell\u2019acqua di curve e di losanghe, si riflesse sul fondo, tutto si schiariva e cos\u00ec si mosse alle caverne che non hanno spiaggia, le caverne profonde, e a quelle spiagge dove saltano pesci a riva sulle piccole onde fra lucidi risvolti e dolci suoni<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Sono uscito dalla notte umida e oscura \u2013 mi diceva \u2013 <em>Pil\u00f9, Pil\u00f9<\/em>, intanto chiamava \u2013 Il re sapeva d\u2019essere e d\u2019essere quanto non sempre il sole, quanto non le vespe, che pur amano i detriti \u2013 <em>Pil\u00f9, Ren\u00e9<\/em>, <em>Moc\u00e0<\/em> \u2013 <em>Ren\u00e9, Pil\u00f9<\/em>, <em>Mak\u00f2<\/em> \u2013 Cammino lontano su queste sponde e rive al seminarsi di parole.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Sono la figura di uno che contava \u2013 Nel giudizio sulle cose il vento passa, le scolora; l\u2019interesse si accende a salti. Quel tempio era costruito nella nebbia, era trasparente dai tralicci \u2013 Trasparente quando riviene il sole \u2013 La donna non aveva che assenza nel suo petto \u2013 Il precipizio era l\u00e0 intorno, vuoto, e il mare si spegneva. Oh! Torno nell\u2019acqua che mi regge in un brivido. Oh! Ritorno nel suono che stagna avanzando sospeso senza avanzare, come il cavallo che galoppa sul punto, nello stesso punto del moto \u2013 Cavallo di <em>Lumi\u00e9re<\/em>, se chiudi gli occhi puoi sentire, quando avanzo e quando no \u2013 Come il pianeta, e non sai d\u2019essere quanto il cavallo \u00e8, che corre. E ti fermi nell\u2019essere, seduto, inanimato, forse senz\u2019anima; processo di seppellire immagini come nella sabbia, come nelle caverne i moti vennero alterni, aritmica l\u2019onda. Il pensiero nuotava nel castello, avanzava un po&#8217;, un po&#8217; stagnava. Non c\u2019era vento quando si sdraiava. E dissi, Ehi tu, che dalle civilt\u00e0 sepolte e morte, porti i numeri, i segni di colori misteriosi, e porti i segni sul corpo come percorsi fitti di formiche, che hai fatto guerre per donne di lignaggio, che moderano i gesti, si piegano solo al fuoco del braciere e al frutto per morderlo una volta \u2013 Dimmi qual \u00e8 il gusto che contiene il frutto. Persa la donna, solitario dipano i segni e cardo il cane mi si appiccica e si stende \u2013 <em>Il est pas le mien<\/em>. Chi ha visto mai di roteare il fuso? Che precede sull\u2019asse, come tutto il pianeta, come le affollate stelle ferme nel moto. Come pi\u00f9 alto vortice, possibile vita; vieni qui a staccare, prendere il frutto, a guarnirlo della veste, e i denti o il becco battere a richiamo, prendere i grani e il grappolo \u2013 Esplorare colle orecchie rivolte tutto il reale. E suoni e persone che corrono sul mare. E le lontane barche che non vedono i fiori. Minute cose prendo e prendo ancora \u2013 Quella gente densa, il contesto e il contenzioso \u2013 Nella densa legge, l\u00ec si sviluppa o negli alti archivi i silenzi reverenti dello studioso o nelle guerre, l\u00ec ha avuto forza il simbolo ed i segni e l\u2019identit\u00e0 l\u00ec presso al re, seduto presso al re dove non risuonano che musiche divine, parti di Dio stesso accettano gli onori e l\u00ec risiedono ospitati. Di questo dobbiamo riparlare a lungo per aumentare la concordanza, non diminuirla a soccombenza &#8211; L\u00e0 presso il re si svela come gestire la pace, come discernere parole divine, offrendogli la coppa. Lass\u00f9 o laggi\u00f9 dove solo \u00e8 rimasto il re a contrastare s\u00e9 stesso, salva la misura ma fai che collimi con le altre, fai che si stenda. La donna e Dio su un ampio coacervo di cuscini \u2013 Abbia piacere il dio venuto dalle stelle a sapere la storia nostra e dell\u2019uomo; quando ancora vogliamo, quando ci siamo accorti, non sapendo vediamo, non c\u2019\u00e8 altro da prendere con te \u2013 Il mio dolore vedo tutto intero, come di colui che \u00e8 privo e ne \u00e8 assente. E discendere per chiostri, per patii e per radure. Sardanapalo, il vecchio suo blasone! Orribili suoni, orribili dolori \u2013 Invita il dio che scende, timoroso e ignaro \u2013 Il dio asciutto e muto di tutte le sue cose \u2013 Invitalo per brindare a questa mensa, non per pregarlo di cambiare il nostro mondo \u2013 E quel dio sta a banchetto e carezze e sorrisi. Il dio non va venerato; ma ben rifocillato di bevande \u2013 Tiene gli occhi chiusi per pensare \u2013 \u00c8 inaudito, \u00e8 ferito, viene da lontano \u2013 L\u2019ho invitato a banchetto sulla spiaggia.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Per le parole dipanate e sciolte che si slacciano e allargano come fa corda nell\u2019acqua che fluttua e muove toccando quelle corde stendendosi al suono, come galassia che si apre o rana \/ o nuotatore muove gambe e braccia, a galleggiare, altrettanto fu sospeso che la luna, che gli astri \u2013 Amore \/ era per lei disceso nelle cose, in un intimo abbraccio, nel connubio, perso nel fulgore dell\u2019atto originario, vicino al fuoco, pi\u00f9 che all\u2019acqua. Il vento che da terra rovistando viene per la mattina, per\u00f2 il mare lieve e leggero s\u2019appoggia come una foglia a terra. Rimase nell\u2019attesa del frutto, fra carezze. Quando \u00e8 lieve il tepore, quando il proscenio tace, mostrando liquide le cose. Quando risale a chi non sa vedere questo o quello: tornare \u2013 Tornare, tornare, ancora ritornare. Da qui devi sparire: lasciare ad alghe vecchie, putredine, impronte di gabbiano, lasciare mute e insoddisfatte le cose \u2013 Lasciare nella loro attesa o togliere l\u2019attesa per ogni tempo immisurato. Cadenza senza grumi, cose senza spigoli e non rotonde. Perfetta rotondit\u00e0. Spetta agli dei, nelle gocce fusi che hanno fatto crosta, gialla lava che una stella contiene \u2013 Dissipa nell\u2019universo il suo calore e qui stiamo fecondi \u2013 Lasciamo qui le cose meno compatte \u2013 Lasciamo il paradiso coi suoi cespi \u2013 Parli, chiedi, accompagni \u2013 Ma io non sono qui: sono rapito \/ nel futuro remoto dove tintinnano canne giapponesi \u2013 Perch\u00e9 sei e non fai? Perch\u00e9 fai e non sai d\u2019essere? Guarire dal mondo non \u00e8 banale \u2013 Quando al proscenio vuoto si ammanta il sole bagna le alghe e dal fondo risale avvitandosi ai fili, al modo destrorso, come destrorso come da sua natura \u2013 Le piccole caverne decisero di parlare. Chi sei tu che provieni dal mare, estraneo ai nostri scopi? Decisero di dire \u2013 Chi sei tu? Allora decisero di cantare: il canto che il tranquillo mare insegna e toglie \/ cos\u00ec mirando, chi mirando sale. Assente allo scenario, come pu\u00f2 essere assente una cosa vista e guardata \u2013 Cantino quelle rocce il canto perso \u2013 Senza chi dice o spiega \u2013 L\u2019assenza \u00e8 un moto con due facce \u2013 Non pu\u00f2 essere uno soltanto assente \u2013 Ho sovrapposto le carezze alle carezze, come fanno i pittori. Per capire tutto di amore impermeabile scegli questo e quello \u2013 Non sono i loro scopi \u2013 Qui a scena aperta, nel solo silenzio, ti immergo sospeso nella tinta che non \u00e8 in nessun luogo, retto e sospeso c\u2019\u00e8 un vuoto, c\u2019\u00e8 un pieno? Due cose sono lontane e senza morte e la morte \u00e8 in entrambe. Saranno allora vuote le caverne, parleranno al vento \u2013 Se le cose continuano, sono pi\u00f9 potenti \u2013 Finch\u00e9 esistiamo non siamo due cose \u2013 Dentro gli esseri continuano a rovistare e stanare i loro canti brulicanti di scarabei, sotto il quadro dipinto \u2013 La notte \u00e8 stata terribile: sotto gli stracci del pensiero. (Sera) Dalla nostra casa il vento passante, aperta \u2013 Invita il dio al banchetto del connubio, quando con mosse armoniose la natura danza \u2013 Ho visto, ho vissuto! \u2013 Allora dei consigli il pi\u00f9 misero, il pi\u00f9 stolto. Allora prende al volo, per cominciare. Non possiamo certo aspettare il destino, col rischio che non passi: lascia a loro, vaglino indistinti, ben felici di scorrazzare invano.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">E pi\u00f9 di mirto gli odori, e pi\u00f9 sospira, sale anche la vinaccia dai rigogli \u2013 E quello che non guardi scompare, tutti i quadri, i disegni insegnano dove proseguire sui muri calibrati, il lungo corridoio da cui provengono i suoni; e ti chiamano le badanti e le nutrici \u2013 Anche solo dalla forma, dai disegni, impari e imiti le forme, fossero arcigne e strane \u2013 Basta un segno diverso, basta che qualcuno tenti di dire \u2013 E gi\u00f9 il vento porta l\u2019aria di cinghiale. E profumo di lavanda; prendo quello che porta l\u2019umidore e ciascuno di quei piccoli e sforati che spetalano nel dipinto \u2013 Proprio quella mattina si rivalse, spinto a volare sopra i segni comuni; altri fiori piegano i profumi verso il basso, dove sono forse. Nessuno \u00e8 puro e i loro nomi e i profumi si mischiano, all\u2019Olimpo oggi \u00e8 giorno fortunato di caccia, il sole non mi brucia \u2013 E la pioggia, ma ogni goccia con i vari nomi \u2013 Rude, meschina, torta, piccola, pungente, fuggente \u2013 L\u2019odore degli uomini si rialza agliaceo come la fatica, e lascia la scia \u2013 Una \u00e8 gi\u00e0 schiacciata, una \u00e8 morta \u2013 Una si chiama brilla, una foresta, l\u2019altra s\u2019accoppia \u2013 Fiuta dalle ringhiere spinate di qua il cane, di l\u00e0 l\u2019animale \u2013 Gli astri si mostrano infecondi e l\u2019uomo, che teme il tuono, non sale pi\u00f9 alto nell\u2019Olimpo \u2013 E qui solo salendo, foderato di pelli e di misure con pezzetti del cosmo fanno scale e trasferiscono dall\u2019una all\u2019altra l\u2019infinito fatto in granelli, in sabbia. Gli animali dipinti sulle nubi erano effigi dei terrestri \u2013 Non erano dei, pur sulle stelle giacendo, ma simulacri dell\u2019uomo. Ma non erano dei, erano innocui, come invapori, erano fluidi come il mare che, impalpabili, accarezzi \u2013 Tu hai due colpi, noi ne abbiamo mille \u2013 Ma urge morte dal primo che sar\u00e0 primo \u2013 Toccava le nubi, non le stelle, al freddo Olimpo. Non erano quelle, fisse stelle, a raccogliere il divino, spigolose, solo un dipinto sul cielo blu, quando il mare \u00e8 profondo lungo le rocce. Gli dei erano nascosti fra le onde che parlano nella notte e tu le senti anche respirare. Gli dei sono vicini, sussurrano nella mente.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Nel respiro della notte scese profondo e trov\u00f2 fate e streghe \u2013 Dove vai? Dimmi \u2013 Risorse e mille e mille, un coacervo di mille \u2013 A chi scende la notte quando scende? Spostati un poco: non puoi vedere di l\u00ec! \/ Muovi la testa a lato; stendi il corpo \u2013 La tua mente \u00e8 di l\u00e0. Chi ne \u00e8 la misura? (<em>mattina<\/em>) La notte decanta al suo fondo dall\u2019ibrido stato nelle nicchie e negli abissi, decanta ibrida la luce e chiama uomini lenti a piccoli rumori, a fruscii che non risveglino \u2013 Tutto si appoggia sul lieve e sul poco \u2013 Non canti preparano alla caccia, non canti, n\u00e9 alla pesca \u2013 Cos\u00ec volle che sapesse \u2013 Volle che misurando, un numero potesse definire \u2013 Potesse essere sceso, e sceso potesse estrarre dal mare il primo profumo di cigli immacolato, prima del mare, estrarre al mare liscio immacolato, estrarre al mare liscio immacolato primissimo fruscio; dei risvolti il risvolto, alla battigia torbida, scendendo al suo tepore \u2013 Alla battigia ibrida che misura il primo tempo, uomo che tutto misuri se non la notte, che si alza stellata e scoperta e porti lo scalpello, porti la lima ed il sasso acuto, come l\u2019acqua nell\u2019otre rotonda come un seno turgido a gravidare \u2013 Cos\u00ec part\u00ec scendendo \u2013 Portando carne secca, occhi di predatore, e un dono al primo sole; che possa sorgere e fecondare, che mi possa scaldare \u2013 Alla mia vita non ho dedicato che un tempo, ma era pi\u00f9 vasta: questo appare da molti fatti. Che di l\u00e0 sconfina, che nella notte non \u00e8 contenuta, appoggi l\u2019onda a terra, arrendi l\u2019arma, come donna si sdraia e s\u2019appoggia, come il sole depone la luce sulle rocce, come tutto ripete, ma nel coniugarsi si sfodera, ciascuno rattratto nella propria natura, pietra che emerge di forma che nessuno distorce \u2013 Tutti che il sole ammette, io solo sono \u2013 Il sole che collima questo particolare alla vastit\u00e0, natura strana che si denuda al cieco che la palpa. I frammenti non sono che vagiti, per ricomporsi in uno e la creta si aggiunge dove \u00e8 persa allo smusso rotondo, creta che si reimpasta. Tu che hai lasciato gli avi a consumare le loro ossa senza uno sguardo, qui riguardi nella mancanza \u2013 Scoperchiata all\u2019universo nella notte stava la terra \u2013 Sapeva e non sapeva e percorreva il cosmo. Ho visto sassi aperti inghiottire farfalle ed altri prodigi \u2013 Portando la vera religione all\u2019universo \u2013 Tu Pigafetta, che assisti, e Magellano abile a tracciarne la potenza ma attento al vecchio capo che all\u2019inganno non vuole appartenere, fu stritolato anch\u2019esso come Laocoonte da spire di serpente. Chi ti regala un\u2019idea spesso fa breccia, deglutisce il mostro il vecchio Laocoonte \u2013 Lo stupido Pigafetta, uomo superficiale, non vide la contaminazione, la proliferazione, non vide il dongo morto, la cattura del toro ascita, non capiva chi contaminava col suo sperma, e figli di figli avrebbero confuso le memorie, non sapendo se fare e se non fare; tu che guardavi, e l\u2019orgoglio portato alla collina; tu che, tremulo il vento, la conoscenza di altro mondo vedevi e portavi la conoscenza da alti velieri \/ come fiore alto o agavi fiorite \u2013 Quel grande fiore bianco scorreva nel pi\u00f9 grande stupore e meraviglia \u2013 Era un seme e un inganno \u2013 Erano doni e scambi. L\u2019identico conservato nei libri della mente, il modo cui fossimo piegati \u2013 Dentro la meraviglia c\u2019erano idee battagliere, c\u2019erano ricatti, l\u2019uno nell\u2019altro come bamboline \/ e scelte, ed ognuna aveva un duplice corno. Ma perch\u00e9 questo o quello, che porta a scacco \/ nella regola predisposta, nel timore, libera scelta \u2013 Molte idee conteneva quel toro frigido, in quell\u2019oro splendente, in dono quel metallo duro d\u2019acciaio, il grigio ferro \u2013 Ma oro, oro! Diedi \u2013 E le mie donne, per fare inseminare da una pallida gente che ignora dei e non li rispetta, che prega e prende cose \/ e le rigira, le svuota \u2013 Tenne stretto suo figlio, quel bastardo, origine di guai che fu re prepotente \u2013 Quando venendo per inganno molte idee, le armi aprono ad altre che corrodono e interrompono come cascate, che non interrompe il flusso \/ aggira il sasso. Pigafetta che fai, che cosa vedi \u2013 Solo riposti perfetti e esempi \u2013 Credi sia innocuo? Quando finalmente la puzza del mare migra a loro \/ il veliero sentisti di maiali pur dal grande fiore \u2013 Non un profumo \u2013 Laocoonte. Dillo! \u2013 Era un odore rancido, inquietante. Sai cosa nella pancia conteneva? \u2013 L\u2019algida donna, azzurra nel velo, conteneva tuo figlio. Fosti come l\u2019angelo, a ingravidare \/ indurendo il suo frutto per insidia ad Israele \/ Gorgogliano intubate in una bacca stretta le acque scorrevoli, e tu che sei il dio, fecondo, vieni alle isole, ad una ad una, e lascia il seme nella donna dal capezzolo eretto e dal frutto doppio che il desiderio maturo alla ragazza \/ lascia a cono il maialino nero per il quadro di due secoli poi \/ fra le galline \u2013 Perch\u00e9 guardi, che guardi, ipnotizzato al mare, fermo e perso sulla sponda \u2013 E la morte non ti ha raggiunto quando condividevi? Ora non ti raggiunge, mentre vivi in questo strano cosmo? In questa isola racchiuso, discendente, figlio audaci, efficaci esplorazioni, che hanno spaccato il tempo che fluiva? La conoscenza hai ripollato, che serve alle dame dei ducati per far ghirlande di orchidee \/ e ai duchi per la caccia di fagiani ed altri uccelli dalle piume d\u2019oro e creste di smeraldo \u2013 Molto \u00e8 catturato, altro estinto, molto inutile, molto troppo diverso per acclimatare. Perch\u00e9, Pigafetta, non conosci piuttosto dei vicini che si accucciano ordinati sotto i menhir? Il rospo lascia tracce, umili segni di zampette. Dopo la notte, con lievi conseguenze \u2013 L\u2019attesa non \u00e8 lunga a respirare; l\u2019altro respiro dopo il primo. Umile \u00e8 la traccia. Quante parti ha la notte sospirando? Segui e conta il suo lungo respiro \u2013 Non c\u2019\u00e8 nessuna parte di un\u2019attesa\u00a0 che contenga pi\u00f9 dell\u2019altra.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Indis-so-cia-bilit\u00e0 da s\u00e9 stesso, tutta intera, percep\u00ec il re, senza scampo. Ed il destino intero, se anche misto, serpeggiava solo come un\u2019onda \u2013 Da l\u00ec si espande, prende corpo e misura, ma non lascia. Assume forme, ma non lascia. Ondeggia il fiume, alza la cresta dove il sasso o il tronco l\u2019impedisce \u2013 Chi sei, quando sei? Che dovrei fare? Cavarmi la pelle \/ per uscire? Vorace vortice, che ci risucchi dentro, vortice che la nostra identit\u00e0 ci infligge \u2013 Immagine dell\u2019universo al posto all\u2019interno \u2013 Come un cieco, nell\u2019ombra il cane a siesta disturba e inciampa, riceve un morso per memoria, cos\u00ec nell\u2019universo ci muoviamo senza sapere \u2013 Sono salpato e non so pi\u00f9 dove sono e non so pi\u00f9 tornare. Cos\u00ec per scrivere la vita, tutta la erodo. E tutta la rimangio, come un flusso, come se non la spostassi e mi portasse a galleggiare \u2013<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">E pi\u00f9 ne mangio, inconsistente, meno ne erodo \u2013 Quello che faccio mi si avvinghia invece come la pece.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Torse la spalla e, con la spalla, il busto \u2013 Il profumo dei gigli della sabbia s\u2019inclinava e muggiva il toro al sole che trascina nel giorno tutte le cose e le rilancia \u2013 Fu il primo sulla spiaggia ed io anche cantavo, gridavo nell\u2019assenza l\u2019ululo \u2013 Ero, ripetevo, ero, io sono, presso il toro, visto il toro nero e il sole acquattato, che affermavano d\u2019essere. Io non per protervia, come loro, ma come io non chiamando altro, io sicuro che altri non ci fossero, alto strillai il grido. Io ero \u2013 Ero la terza cosa che appariva, salivo quelle fisse come il mare, quelli sottostanti e fisse, come la mosca che ti riconosce e si argina. Qui col morso di cane alla caviglia, qui come Achille, vulnerato spesso e denso l\u00ec come il mito, non il resto leggero, il resto essere, si sa, banale, ovvio, come gli altri, fatto di respiri e di attesa millenaria, solo la ferita divina era concreta; il cane disturbato sapeva del destino, lui era mosso da un dio, lui completava, faceva quel che non era ancora. Ma diede il marchio forte, marchio del morso. Il destino era questo, invece del salpare, era lo stato d\u2019essere, era quando la giornata calda iniziava ed il sole faceva breccia sugli umani \u2013 Marchi\u00f2 il destino, non la bugiarda Pizia \u2013 Era il marchio all\u2019uomo, che il divino richiamava alla fonte: qualcuna deve avere causa la morte, se \u00e8 sicura \u2013 E cercava a questa o a quella morte dare concreta vita, col marchio e la ferita, come il mare insistente \u2013 Dalla sabbia esce l\u2019acqua pi\u00f9 calda e filtra al mare \u2013 La morte avr\u00e0 un modo, e lo sapr\u00e0 creare, ma il modo della morte scuce e risana e per dea siedi, la cui ombra ricopre passando allungata \u2013 Come al fremito segue l\u2019azione dopo che l\u2019attenzione l\u2019ha guardato fisso \u2013 Dopo che dall\u2019isola se ne va l\u2019uomo, per la sua solitudine, scompaiono le sue invenzioni, e cos\u00ec le sue apparizioni. Ucciso dai suoi dei, se ne va l\u2019uomo, ma essi stessi, che non ne prendevano che parti, se lo si concretizzarono in questa o quella parte, ne volevano la sostanza e ne davano sostanza \u2013 Ma trovarono solo carne putrefatta. I pi\u00f9 antichi dei, i pi\u00f9 fondamentali, rimasero solenni, a non sapere. Un ringhio grosso, come di grosso cane, gli dei che i suoi doni apprezzavano ed erano implorati, ma ammiccavano, non promettevano mai \u2013 Restituivano loro stessi i doni, senza criterio. Quelli saltarono con lui, preso per la caviglia, scivolarono il suo corpo verso il mare e ne fu riassorbito \u2013 Se qualcuno vedesse era subito tutto liscio nuovamente e onde bianche non si alzavano al sole e altre onde favolose, non venivano \u2013 Steso l\u2019immenso spazio, teso fino alla tesa corda dell\u2019orizzonte \u2013 Un altro, per sbaglio, mi diede un unghiata \u2013 Dovetti curarmi nel mare \u2013 L\u2019inizio della morte, il suo bandolo acerbo, era per cane l\u2019inferta unghia, poteva penetrare con i suoi bacilli prima del morso \u2013 Gli dei con trucchi volevano che fosse lasciata l\u2019isola ai suoi buoi \u2013 Che non fosse guardata mentre consumava la sabbia, che non volesse, come donna che si spoglia, altro sguardo che amore e desiderio e non giudizio, altro profumo veniva ora dal mare \u2013 Quanto era bello essere quand\u2019ero \u2013 Quando il mare s\u2019arrendeva alla partita, quando il mare era stagno, vergine, occulto, quando visto di nascosto del suo essere vero, quando uno sguardo non era troppo e non sapeva. Cos\u00ec la terra continua disamata \u2013 Quando amore sosteneva tutte le cose, della felicit\u00e0 non parlano mai le storie. Quella che contiene ogni attento sguardo \u2013 Lasciare, adesso lasciare la terra sola, l\u2019isola morta non esserci e non guardare \u2013 Cos\u00ec comincia a fendere il sole ogni pi\u00f9 piccola cosa e a frantumare il vento in piccoli soffi, cosa propagando le piante si estendono e ricoprono, riempiono gli anfratti, sostenuti dall\u2019acqua che vi scorre \u2013 Non ho potuto essere altro che questo, quel che vedo, e questo lascio \u2013 Lascio forse ad altri quello che \u00e8 stato e quello che non \u00e8 stato \u2013 Toccato dalla morte, cos\u00ec grave, che mi priva. Chi sei tu che venendo, sapendo essere trascinato, insisti assieme a me; e non lasci. Questa vita rimasta sa vivere non vanitosa di non essere guardata, come dea non muore \u2013 Quello che era nel mondo ho riportato e sepolto \u2013 Se avr\u00e0 qualche scopritore, faccio grazia \u2013 Il ragno madre raccolse i piccoli in una palla prima della pioggia e li coperse, cos\u00ec lascio accucciata la grande bestia e scomparse in onde silenziose \u2013 Rimase solo l\u2019ignoranza dei primissimi dei e non c\u2019era pi\u00f9 attenzione che seguisse e ingarbugliasse. S\u2019immersero con lui gli dei leggeri, popolarono di meduse e di seppie fluttuanti. Che, pur se chiare, contengono del siero velenoso o fiele che dei mefitici dei nelle loro ultime morfogenesi \u2013 E compagni e meduse volarono con lui con pizzi e lunghi strascichi di veli, velenosi dei che devono stare a parte dall\u2019umano, fra il s\u00ec e il non, altri di umori mefitici, di fiele, pi\u00f9 discosti venendo e rarefatti: per la morfogenesi complessa partiva e lasciava solo cose riverse di nome smunto e corroso; etichette scollate e lavate. Questo, forse reperto a posteri, ma inosservato, la civilt\u00e0 si dipana al lento mare, come lanugine; qui non osserva, qui non sa osservare, il ramarro e la biscia, solo mosche \u2013 Qui si guardano gli esseri, sguarniti, persistendo d\u2019essere \u2013 Qui gli esseri discernono cautamente gli obblighi dal piacere \u2013 All\u2019amore non si richiede un ampio territorio \u2013 Ma quando cos\u00ec sguarnito al meriggio e gi\u00e0 soddisfatto, guarda, non dormendo, non aspettando sentimenti; ma anche cose neglette, che persistono alla ruga degli dei fondamentali, sono sparse ovunque. Sar\u00e0 lasciato cos\u00ec, tutto il rimanente \u2013 Spero che anche tu voglia e possa. Ci sono spighe che si piegano. L\u2019isola rimane indiscutibile e silenziosa &#8211; \/ Ma l\u2019essere rimane e rigenera di nuovo molte forme, senza dei per ora e senza peccato.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Sole sottratto, soppresso e sospeso \u2013 Tempo sottratto al tempo, venerabile misura. Mi rendo conto che non conosco tempi sorgivi, conosco il salto della terra erosa; la folata del vento, il sole che ricambia il colore dal nido che lascia, non conosco esseri sorgivi, ma un precipizio di misure, quando il mare quando vede tace, un attimo al segno \u2013 Prima luce che affolla e scoppia quando invade \u2013 Pi\u00f9 un cieco si sforza di vedere, pi\u00f9 luce porta dentro, e pi\u00f9 s\u2019abbaglia \u2013 Per cercare, la luna mi abbaglia, per cercare il suo rostro. A chi sussurri le tue parole delicate e vane? Le cose non si sospendono ma, a cascata, s\u2019innestano l\u2019un l\u2019altra, come parole, cos\u00ec forse dovremmo scendere nel nocciolo, nel liquido buio, sotto il metallo, non per sfuggire, sotto il limite inquieto. Vorrei tornare al vuoto originario, all\u2019assenza cruciale, al delirio del sole che decide di rimuovere e svestire l\u2019umidore. E cos\u00ec si sottrasse e and\u00f2 a morire tuffandosi nel cuore dove era niente colla galassia luminosa e vasta, verso la nebbia contenendo miriadi di pianeti, accartocciando in un pugno vaste cose \u2013 E di voci diverse al divenire \u2013 Vieni al placido mare che ha sciolto i contorni e vasto e stretto brucia nella medusa azzurra, il cui sangue scompare, velenoso filamento dell\u2019universo qui deposto volli di qui partire al colore di indaco e di pesca \u2013 Scendesti sulla spiaggia tutta correndo, a dirmi che era nuovo quel che ho fatto \u2013 Pregno di luci strane \u2013 Se non c\u2019\u00e8 ostacolo al precipizio, se la meta dell\u2019essere \u00e8 forata, l\u00ec nella nicchia buia dove rinasce e nell\u2019umidore scorre al punto geliforme medusa, che porta il suo bagaglio \u2013 Perla socchiusa, e dune e sabbia e quanto il mare pu\u00f2 portare e consumare.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Il caldo delle stelle era scottante, eppure il rarefatto, freddo peso, sostiene il tutto nel vuoto che separa \u2013 A noi non c\u2019\u00e8 vento favorevole \u2013 Combatte al limite del mare stendendo apparizioni bianche ritratte nello scuro, spingendo il suo odore contro il profumo dei gigli &#8211; \/ Al limite \/ rimango coi piedi in bilico restando \/ al limite delle deposte alghe rossastre, dammi la ferocia che rimbomba e accende al nuovo sole \u2013 In bilico sta l\u2019uomo, camminando, privo e spogliato dall\u2019ardore \/ quando fa rugga ed il timore incute: stai lontano, non osare \u2013 Sono al limite dell\u2019essere ma il tuo peso \u2013 Cammina! Non deve stare allo striscio \u2013 Riv\u00e8lati! Demone occulto \u2013 Che fermi ed agiti le cose \u2013 Schiudi dall\u2019uomo la faccia di ramarro \u2013 Dal guscio curvo e bianco, dal giallo dell\u2019onda colpita dal sole, dal muschio umido e dorato, o distendi l\u2019alba sui fiori \u2013 Capace d\u2019essere se nell\u2019isola solo restando con me \u2013 Se altri non vede \u2013 Mostrato a me prima della mia morte \u2013 Non in tempo per scrivere, cos\u00ec non mostrer\u00f2 a nessuno \u2013 Vedo gi\u00e0 squami di gusci rotti, il mare li mostra negli archi bianchi e mobili, dai margini inquieti \u2013 So che aggiri gi\u00e0 sull\u2019isola con passo pesante, leccando da questa miniera, alimento bestiale \u2013 Eppure fata, d\u2019altro lato, canto nascosto \u2013 Non dir\u00f2 nulla al cielo, non far\u00f2 religioni \u2013 Sar\u00f2 muto e fedele, dove stende il desco su alghe estirpate \u2013 Questo seppellir\u00f2 sotto le cose, questa traccia sotto morbidi strati, alle spalle il mare s\u2019offende e mi rapisce \u2013 Pi\u00f9 ampio di qui un prodigio \/ e pi\u00f9 acqua sbolli. Il limite non \u00e8 che un vento acceso trovando le mie tracce sulla riva \u2013 Di continuo stormisce da lontano, in esso non si appoggiano cose, perch\u00e9 sprofondano \u2013 Chiedo sia esso a divorarmi, mostro possente che tiene la memoria delle cose \u2013 Mangiami mostro, sono preda! \u2013 E a qualcuno dopo il luccichio diffuso, dopo il vuoto intermedio, a qualcuno la domanda potrei porre \u2013 A qualcuno fidato, come il cane che lecca o mordicchia, o vuole il biscotto dalla sacca \u2013 Io, inferiore, ma potr\u00f2 intuire \u2013 Spezzami il pensiero in quattro pezzi e la realt\u00e0 reale, vista da altri? \u2013 Togliti tutte le squame, orribili a vedersi: rimani nudo verme \u2013 Io, per mia parte, abbasser\u00f2 lo scritto, non cercher\u00f2 un prodigio esuberante, non ti chieder\u00f2 di solcare ed esser vivo, di venire portando una grand\u2019onda \u2013 Di scendere a patti e dimostrare \u2013 Voci mi paiono emergere appena dalla mareggiata \u2013 Spiriti immensi, non so immaginare cosa sia davvero vastit\u00e0 ed ampiezza e come questa stia in una mente, se collegassimo le menti a far braccetto trovando questo o quello in comunanza e lo stesso amore, sentiva spesso solo dolore. In questo modo unendo delle molte cose che raccogliamo, tutte si rimarchiano e collegano, tutte facciano buccia unica \u2013 Ed io colle mie cose sar\u00f2 sepolto, perch\u00e9 nulla pu\u00f2 reggersi disparit\u00e0, allora quanto fare, che fare, perch\u00e9 il pensiero scisso sia finito e non porti nessuno a conclusione. Congiungere il pensiero non \u00e8 cosa esterna, non fa vittoria alla scaramuccia \u2013 Congiungere il pensiero non \u00e8 poca cosa \u2013 E non \u00e8 scontare e sfrondare quel che prevale; questa \u00e8 la base per cui l\u2019uomo debba amare l\u2019uomo. Anche nel riposo dell\u2019aria fresca e tiepida che scorre, viene la morte, assembrando i suoi segni, anche se protetti dal loro lieve stare, anche se il mare marcia pi\u00f9 grande, disponendo i suoi frutti a schiere alterne e guarda, opposto e continuo, e non offende chi sulla spiaggia guarda, anche se il letto \u00e8 teso ed il lenzuolo appoggiato spontaneamente con ombre, anche se sguscia l\u2019essere da ogni piega, anche se il tempo non cerca nella tana e l\u2019umido fetore non abbraccia, sprovvisto di ogni termine o valle anche se \u00e8 cos\u00ec consistente la natura delle cose e compatta da urtarci come un muro senza brecce, anche se l\u2019essenza, e la continuit\u00e0 \u00e8 ben chiara, e che tutto non cessi mai, per nulla, viene, viene in questa estate turgida la morte, e non sa di sapori \/ \u00e8 estranea all\u2019essere che tocca. Insegnami a marciare sulle cose tu intera, tu feconda di stelle, tu illuminato latte che risorge, tu che non sei infranta,, di cristallo intero. Come \u00e8 possibile che sia dibattendo il divino, che si \u00e8 rotto qua, davanti. Come un grumo di bucce, come un uovo. Eppure partire \/ i segni strani di ogni giorno, di ogni pi\u00f9 piccolo stato, di ogni minuzia d\u2019essere, indifesa \u2013 Mio monarca, inventato e infamato, pi\u00f9 provvisorio di una somiglianza, mai trovato, mai scisso, inc\u00f2lume, malgrado, bestia che ti azzardi? Che fai? Mio monarca, mio pallido monarca, calunniato \/ nell\u2019attesa pi\u00f9 volte calunniato \/ monarca dell\u2019isola fantasma, luogo d\u2019assenza \u2013 Ma io, presente qui, sono l\u2019autore e mi dilanio d\u2019essere e rigurgito sangue e si affastella e sbuccia di ogni pelle per numerose mute, ma non trova se stato permanente con quella interruzione che ci aspetta, un reciproco bacio, una carezza d\u2019addio \u2013 Fummo coscienti, l\u2019esistenza per gli esseri inesistenti, \u00e8 leggera, scivola via sui drammi. Qui la guerra, qui la pace pu\u00f2 stendersi di nuovo, ma noi siamo memoria di ogni cosa, segno e graffio pressante. Qui non c\u2019\u00e8 vittoria, esacerbata calunnia, non c\u2019\u00e8 vinto, siamo qui contenuti e vogliamo essere. La morte s\u2019incammina sulle dune, con aleggiante vento dai canneti, appartiene alla compattezza del quadro, \u00e8 naturale quel che ciascuno segue, \u00e8 un po&#8217; diverso e l\u2019essersi accorto non \u00e8 marginale.<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sole scisso \u00a0 Nello specchio notturno, vidi le vere sembianze assenti, l\u2019immagine, l\u2019essere vero originario che non abitava il pianeta. Con le mani alzate il re spezz\u00f2 il sole per cercare, e ne scatur\u00ec un\u2019ombra vasta, che scese fino al limite del nare: la sabbia emetteva il calore notturno alla battigia, il mare fermo, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-77","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libri"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.3 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>LIBRO 93 - Poetry Puzzle - Poema on line<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Racconto poetico che sfida la percezione convenzionale del tempo e della sequenza, il lettore partecipa alla ricostruzione degli scenari.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"LIBRO 93 - Poetry Puzzle - Poema on line\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Racconto poetico che sfida la percezione convenzionale del tempo e della sequenza, il lettore partecipa alla ricostruzione degli scenari.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Poetry Puzzle - Poema on line\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2024-03-25T12:11:15+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2024-04-10T11:28:56+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/poetrypuzzle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Libro-93-1.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1080\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1080\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Peo\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Written by\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Peo\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Est. reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"27 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/\",\"url\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/\",\"name\":\"LIBRO 93 - Poetry Puzzle - Poema on line\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Libro-93-1.png\",\"datePublished\":\"2024-03-25T12:11:15+00:00\",\"dateModified\":\"2024-04-10T11:28:56+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/#\/schema\/person\/41ca6e93e6cce46b77dae5a5ea219b3c\"},\"description\":\"Racconto poetico che sfida la percezione convenzionale del tempo e della sequenza, il lettore partecipa alla ricostruzione degli scenari.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Libro-93-1.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Libro-93-1.png\",\"width\":1080,\"height\":1080},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"LIBRO 93\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/\",\"name\":\"Poetry Puzzle - Poema on line\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"en-US\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/#\/schema\/person\/41ca6e93e6cce46b77dae5a5ea219b3c\",\"name\":\"Peo\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"@id\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/84951b59ff2b345be2a89c6bc9dd9bb59ddd42909d9af587c628d5ca35e1e2ab?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/84951b59ff2b345be2a89c6bc9dd9bb59ddd42909d9af587c628d5ca35e1e2ab?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Peo\"},\"url\":\"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/author\/peo\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"LIBRO 93 - Poetry Puzzle - Poema on line","description":"Racconto poetico che sfida la percezione convenzionale del tempo e della sequenza, il lettore partecipa alla ricostruzione degli scenari.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/","og_locale":"en_US","og_type":"article","og_title":"LIBRO 93 - Poetry Puzzle - Poema on line","og_description":"Racconto poetico che sfida la percezione convenzionale del tempo e della sequenza, il lettore partecipa alla ricostruzione degli scenari.","og_url":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/","og_site_name":"Poetry Puzzle - Poema on line","article_published_time":"2024-03-25T12:11:15+00:00","article_modified_time":"2024-04-10T11:28:56+00:00","og_image":[{"width":1080,"height":1080,"url":"http:\/\/poetrypuzzle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Libro-93-1.png","type":"image\/png"}],"author":"Peo","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Written by":"Peo","Est. reading time":"27 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/","url":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/","name":"LIBRO 93 - Poetry Puzzle - Poema on line","isPartOf":{"@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Libro-93-1.png","datePublished":"2024-03-25T12:11:15+00:00","dateModified":"2024-04-10T11:28:56+00:00","author":{"@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/#\/schema\/person\/41ca6e93e6cce46b77dae5a5ea219b3c"},"description":"Racconto poetico che sfida la percezione convenzionale del tempo e della sequenza, il lettore partecipa alla ricostruzione degli scenari.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-US","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-US","@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/#primaryimage","url":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Libro-93-1.png","contentUrl":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Libro-93-1.png","width":1080,"height":1080},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/2024\/03\/25\/libro-93-il-sole-scisso\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"LIBRO 93"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/#website","url":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/","name":"Poetry Puzzle - Poema on line","description":"","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"en-US"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/#\/schema\/person\/41ca6e93e6cce46b77dae5a5ea219b3c","name":"Peo","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-US","@id":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/84951b59ff2b345be2a89c6bc9dd9bb59ddd42909d9af587c628d5ca35e1e2ab?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/84951b59ff2b345be2a89c6bc9dd9bb59ddd42909d9af587c628d5ca35e1e2ab?s=96&d=mm&r=g","caption":"Peo"},"url":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/author\/peo\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=77"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":192,"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77\/revisions\/192"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/169"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=77"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=77"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/poetrypuzzle.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=77"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}